Quando ho parlato di te Il miracolo dell’arte

Chi gira per l’Istituto di Venosa e per la Domus di Bernalda dei Padri Trinitari, in ogni angolo, in ogni stanza, nei corridori, si imbatte in quadri, tavoli, ceramiche, mattonelle, mosaici di tutte le dimen­sioni, fatti con tessere di ogni tipo, ve­trinette ripiene di oggetti-campione, lavori in ferro battuto, in rame, busti di personaggi considerati e divenuti santi. Lavori in cuoio, in cartapesta. Ma, restiamo a Venosa. Bernalda me­rita un altro discorso, tutto a se.

Il clima della festa, l’attesa del Na­tale, i colori, le luci, i cento presepi fatti in ogni dove, dappertutto, qui la vedi, la senti. Sei dentro la Sua venu­ta. Natale: Dio con noi. Nemmeno il buio della sera, qui, fa morire l’arte, il Suo messaggio. Un maxi proiettore luminoso, nel piazzale, fra un’imma­gine artistica e una frase, una citazio­ne famosa, ora i versi di una poesia sul Natale di Padre Angelo, ti accom­pagnano a letto, dopo aver attraver­sato il cortile che da poco accoglie nuovi grandi pannelli in ceramica che raffigurano gli apostoli. Qui, dove sta­bilmente oltre 150 “ragazzi”, gli ospiti della Casa, vivono super impegnati, con gli amici giornalieri e gli operatori; dove quello che nonostante le loro pur limitate forze, le loro energie effettive, quello che “creano”, tutto viene valo­rizzato, conservato, esposto pubblica­mente, stampato, fatto vedere, godere a tutti.

Tutti devono sapere, condividere, gustare, partecipare, sfidarsi, prova­re, sentire, dimostrare che è possibile, nelle piccole e nelle grandi cose. È la capacità fattibile, il miracolo dell’arte. Qui sei dentro ogni evento, dentro quello che sta per accadere. In modo artistico, ma fatto con le mani di tutti: ragazzi, educatori, operatori.

L’ultimo “nato” lo racconta e ne è la sintesi: una raccolta di poesie di Padre Angelo Cipollone, il direttore dell’Istituto di Venosa. Uno scrigno. Il modo più efficace per comunicare, per riflettere, meditare. Poesie nate dal cuore, dalla meditazione, dalla riflessione, dalla preghiera, dalla vo­glia e dalla capacità di saper guardare dentro l’animo dei ragazzi, nei loro occhi “semplici”, alla loro condizio­ne, alla loro sofferenza.

Un posto che poteva diventare, come dice papa Francesco, il “depo­sito degli scarti” della nostra società contemporanea, invece li accoglie, li cura, li ama al punto da diventare per alcuni, come per Padre Angelo, ra­gione di vita, risposta alla chiamata, proposta di meditazione per tutti noi, poesia. Posto in cui sei chiamato - contraddizione delle contraddizioni - alla gioia, “alla gioia piena”, invita­to alla condivisione. Un osservatorio privilegiato e un ponte al tempo stes­so, da costruire ogni giorno: fra noi e loro, insieme e andare “verso nuovi orizzonti”.

È il miracolo che sa compiere l’ar­te. Questa deliziosa raccolta di poe­sie che, già nel titolo, racconta a tutti “quando ho parlato di te”. Poesia che restituisce la parola, conforto, al dolo­re, alla sofferenza, all’emarginazione. Versi che diventano anche voce di chi non ha voce. Lo stupore di chi si ac­corge del possibile, delle sfide vinte e di quelle da vincere. Invito alla ricer­ca, all’attesa, all’accoglienza, a risco­prire la bellezza di ciò che ci circonda: il fascino della natura, dell’aiuto che la fede, la preghiera, la Parola di Dio, la vocazione trinitaria, sono capaci di fare, di donare. Non un sussulto, ma un supplemento di tenerezza perma­nente. Di Chi, “innamorato / delle sue creature / volle abitare fra noi”. Se la poesia è arte, essa è fascinazione, ti seduce, ti prende.

Per Padre Angelo, questa forma di espressione poetica mai conosciu­ta prima e quindi mai curata, nata all’improvviso e come dolcemente assecondata, è stata simile a un vero, forte richiamo, un pressante invito a guardare, ad osservare, fino a pene­trare nel profondo dell’animo delle persone care che con lui ogni giorno vivono gioie e dolori, aspettative, an­sie. Ma è anche lo sguardo di chi sa penetrare nell’intimo di quello che ti circonda e finalmente osservi perché senti che ti fa palpitare, fino a farti vive­re l’improvvisa vertigine che provi con l’animo, con il cuore.

Che fare di questo piccolo libro? Prendilo. Tienilo. Leggilo, gustalo lentamente. Parla proprio a te. So­prattutto, parla di te. Scoprilo. Entra in sintonia con l’autore. Ora, possia­mo dirlo. Finalmente, quella parola, è stata detta, ci è stata data. Una parte di Padre Angelo, finora muta, è dive­nuta parola. Muto lui, eravamo muti anche noi. Parla lui, ora parliamo an­che noi. Una nuova, grande finestra ora si è aperta dell’identità, dei senti­menti, della fede di Padre Angelo.

Poesie della maturità, non della fanciullezza. Meditazioni, sollecita­zione, invito ad una innovata identi­ficazione. “Noi qui pronti a ricomin­ciare”. Ora sappiamo davvero chi è padre Angelo, anche per ognuno di noi.

di Franco Deramo
papà di Salvatore

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