[Andria] 65° anniversario. RICORDANDO IL VENERABILE DI DONNA

Nella continuità di una tradizione mai interrotta nella Diocesi di Andria, anche quest’anno al secondo giorno del 2017, la chiesa Cattedrale è stata gremita di fedeli di Andria e di Ruti­gliano, che hanno partecipato alla so­lenne Celebrazione Eucaristica presie­duta per la prima volta dall’inizio del suo episcopato da Mons. Luigi Mansi.

Insieme al Vescovo di Andria si è unito alla concelebrazione, Mons. Giuseppe Favale, Vescovo di Conver­sano-Monopoli, diocesi a cui appar­tiene il paese di Rutigliano, città nata­le del Venerabile.

Erano presenti Padre Luigi Bucca­rello, provinciale Osst Provincia di S. Giovanni de Matha, con i suoi confra­telli della comunità di Andria, i nu­merosissimi sacerdoti della diocesi di Andria e quelli di Rutigliano.

Nella sua omelia, Mons. Mansi ha sottolineato che il servizio pasto­rale del nostro Vescovo santo, svolto in tempi di forte contrapposizione ideologica, consistette nel mettere al centro della preghiera e della mis­sione unicamente l’uomo, “la salva­guardia della sua dignità molte volte calpestata dalle varie ideologie e che il vero progresso dell’umanità non è solo quello materiale ma innanzitutto spirituale”. In questi termini, il Vesco­vo Luigi ha visto in questa azione pa­storale un’anticipazione “dei temi che videro la luce poco più di un decennio dopo la sua morte con il Concilio Va­ticano II”.

Al termine della S. Messa, mons. Mansi ha invitato tutti alla preghiera e a chiedere l’intercessione del Venera­bile Servo di Dio per tutte le necessità e situazione di particolare sofferenza.

In questo senso, tutti i fedeli che si recano alla tomba possono scrivere sul registro le loro intenzioni di preghiera o testimonianze di grazie particolari ricevute dall’intercessione di Mons. Di Donna. Ogni 2 del mese, dopo la celebrazione Eucaristica presso la tomba del Venerabile pregheremo per le intenzioni suggeriteci da voi.

La Vicepostulazione ringrazia par­ticolarmente l’Arma dei Carabinieri per la presenza, anche in “Grande uni­forme”, in ricordo del funerale svoltosi il 5 gennaio 1952 in cui parteciparono con un battaglione a cavallo, in segno di gratitudine per il bene ricevuto da Mons. Di Donna nei mesi in cui alcuni di loro furono imprigionati nelle an­guste “Carceri del popolo”, portando conforto materiale e spirituale.

Oltre a questa data importante, è doveroso ricordare il 5 gennaio 1952, giorno delle solenni esequie. Appe­na la notizia della morte del Vescovo si diffuse nella città e nelle altre città della diocesi, tutti accorsero pres­so l’episcopio. Il giorno seguente nel cappellone di S. Riccardo della chiesa Cattedrale di Andria si allestì la came­ra ardente. Per tre giorni ci fu un af­flusso di persone provenienti dai pa­esi limitrofi. Tutti ebbero la possibilità di vedere per l’ultima volta il volto del Vescovo e di far passare i loro rosari sul corpo santo del suo santo pastore.

Quel 5 gennaio la città di Andria visse uno dei momenti più significa­tivi della sua storia: il Vescovo povero che amava i poveri muore. E sono gli stessi poveri che danno a lui l’estremo saluto.

Gli uomini, indossato il cappot­to della festa non vollero mancare a quello che sì, era l’avvenimento che avrebbero raccontato a noi, ma so­prattutto in quella maniera semplice davano degnamente il loro saluto ad uomo, che difese la dignità dell’uomo, soprattutto quello povero e senza so­stentamento.

Tutti avevano compreso di essere stati guidati da un uomo Santo, che metteva in pratica il Vangelo nel na­scondimento e nel quotidiano.

I Vescovi, gli alti prelati, i padri del suo Ordine e i sui sacerdoti e semi­naristi testimoniavano la bellezza del donarsi a Dio senza limiti e nella sof­ferenza. La gente acclamava “è morto un Santo!”.

Questa breve memoria del suo fu­nerale non è una semplice operazione di ricordi dei bei tempi, ma è soprat­tutto tener viva la certezza che se il nostro Venerabile è stato santo nella vita terrena, ora che è in cielo ancor di più, continua il suo servizio di mis­sionario vescovo ascoltando le nostre preghiere. Quella vicinanza che aveva con il suo popolo, adesso diventa an­cor più profonda, perché è vicinanza di spirito con il suo popolo.

Allora ricorriamo sempre di più alla sua intercessione. Portiamo a Lui i nostri bisogni, desideri, come una vol­ta, il suo gregge bussava alla sua por­ta e certamente non era rifiutata, ma veniva accolta, ascoltata e ritornava a casa ricevendo una carezza.

 

La Redazione

 

L'ULTIMO NUMERO

RUBRICHE
SERVIZI

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, a scopi pubblicitari e per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso Accetto