“La vita religiosa fa bene alla Chiesa”

Vita Consacrata
VANGELO PROFEZIA SPERANZA

L’Anno della vita consacrata appe­na iniziato non è un anno dei consa­crati o per i consacrati. È un anno per­ché la Chiesa tutta riscopra il grande dono della vita consacrata. Cosa sa­rebbe una Chiesa senza i consacrati? A questa domanda è lo stesso Papa Francesco a rispondere. Nell’Ange­lus del 2 febbraio scorso ha detto: “La Chiesa e il mondo hanno bisogno di questa testimonianza dell’amore e della misericordia di Dio. I consacrati, i religiosi, le religiose sono la testimo­nianza che Dio è buono e misericor­dioso”. [...]

1 Guardare al passato con gratitudine

La storia ci ricorda che una fami­glia religiosa è opera del Padre, fan­tasia dello Spirito Santo, memoria del Vangelo di Cristo. Mi sono rimaste scolpite nella mente e nel cuore le pa­role di un mio professore di teologia morale, Mons. Raffaele Russo, che mi disse facendomi gli auguri per la mia professione solenne: “Ricordati che ciò che farai, consacrandoti al Signo­re per tutta la vita, non è opera tua!”. Questa verità mi ha sostenuto nei mo­menti della prova, incoraggiandomi a superare ogni difficoltà affidandomi al Signore che mi ha chiamato.

2 Vivere il presente con passione

La vita religiosa è stata sempre se­gnata da una attenta lettura dei segni dei tempi. Sempre pronta a risponde­re alle sfide del tempo per incarnare in ogni momento della storia la pas­sione per il Regno di Dio. “Il carisma - ci ha detto Papa Francesco - non va conservato come una bottiglia di ac­qua distillata, va fatto fruttificare con coraggio, mettendolo a confronto con la realtà presente, con le culture, con la storia, come ci insegnano i grandi missionari dei nostri istituti”. Abbia­mo bisogno come il pane di recupera­re la “passione” e l’amore per i poveri e per gli ultimi. Un nostro confratello che attendeva ai bisogni di alcuni po­veri, mentre lo aspettavo, quasi giusti­ficandosi e scusandosi per avermi fatto aspettare, mi diceva: “sono il mio amo­re!”. Una grande lezione che ci viene dai religiosi anziani è proprio l’amore appassionato per il carisma trinitario.

3 Abbracciare il futuro con speranza

Don Tonino Bello, con atteggia­mento profetico, ci avvertiva già di­versi anni fa che l’odierna crisi della società non è crisi di fede ma crisi di speranza. I nostri santi ci hanno dimo­strato che ogni crisi ci dona possibi­lità nuove, che ogni difficoltà suscita sempre una riserva di speranza ed il coraggio di mettersi in gioco. Ai nostri diaconi il Vescovo ausiliare di Roma Mons. Matteo Maria Zuppi ricordava che per chi confida nel Signore ogni difficoltà si trasforma in opportuni­tà, mentre per chi confida solo in se stesso ogni opportunità si trasforma in difficoltà. La vita della Chiesa ci ricorda che proprio nei momenti più bui della sua storia abbiamo avuto stupende e numerose testimonianze di santità. Guai a noi se interpretiamo la crisi in atto della vita religiosa come una prolungata agonia senza scampo!

4 Tornare al Vangelo come regola fondamentale di vita

Il Vangelo vissuto nella sua sem­plicità e radicalità è il Dna di ogni for­ma di consacrazione religiosa. Dall’e­sperienza di S. Antonio Abate a quella dei nostri fondatori, c’è sempre una Parola che ci interpella e ci chiama. La Parola di Dio oggi come ieri suscita conversione, santità, gioia nel cuore di chi la accoglie senza paure e senza riserve, senza sconti e senza compro­messi. Abbiamo il compito di far risuo­nare nella storia la forza liberante e tra­sformante del Vangelo di Cristo.

5 Essere profezia del Regno e riserva di futuro

La profezia implica coraggio e cre­atività, capacità di osare l’invisibile. Osiamo immaginare ciò che non esiste ancora per orientare i nostri progetti e le nostre azioni verso il futuro di Dio. La profezia è la luce che il Regno di Dio getta sulla storia degli uomini. Essere profeti significa saper guardare oltre le difficoltà presenti per anticipare nella storia la gioia dell’incontro defi­nitivo con Dio.

Mentre vi invito a farvi promoto­ri nelle Chiese locali di iniziative che meglio possono manifestare la gran­dezza del “dono” della vita consacra­ta, mi auguro che questo anno sia per ognuno di noi motivo per ringraziare il Signore per averci chiamati ad esse­re collaboratori della gioia (cfr 2Cor 1,24) di tanti nostri fratelli feriti nella dignità personale e privi di speranza; sia anche motivo per chiedergli per­dono per le nostre infedeltà, le nostre chiusure e paure. Il Signore ci doni la gioia di seguirlo nella via che lui stes­so ci ha indicato.

 

La Redazione

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