Inammorati di Cristo per liberare ogni uomo

Vita Consacrata
VANGELO PROFEZIA SPERANZA

Cari Fratelli e Sorelle, il nuovo anno liturgico ci ha intro­dotti nell’anno dedicato alla Vita Consacrata. Mi rallegro con voi per quest’anno di grazia. Questo anno terminerà il 2 febbraio 2016, Giornata mondiale della vita consacrata. Il Car­dinal Joao Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Aposto­lica, ha indicato gli obiettivi principali per quest’anno così speciale: fare grata memoria del recente passato, vivere il presente con passione e abbracciare il futuro con speranza. La stessa Congre­gazione ha divulgato la prima Lette­ra Circolare “Rallegratevi…”, al fine di aiutarci a riflettere personalmente e come comunità, sul senso e la ric­chezza della nostra vocazione. Questa lettera è frutto degli insegnamenti di Papa Francesco e per noi è importan­te leggerla, rifletterla e tradurla nella vita.

VITA SANTA: DI LIBERTÀ E DI GIOIA

Ogni inizio è un momento di ri­nascita e rinnovamento; questa chiamata esige da noi un nuovo risveglio, una nuova energia ed entusiasmo profondo, per lasciare le forze della morte e favorire quelle del­la vita. Riassumendo, siamo disposti a spogliarci dell’uomo vecchio e rivestir­ci del nuovo?

“Perciò, dopo aver preparato la vostra mente all’azione, siate vigilanti, fissate ogni speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si rivelerà. Come figli obbedienti, non conformatevi ai desideri d’un tempo, quando eravate nell’ignoranza, ma ad immagine del Santo che vi ha chiama­ti, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta; poiché sta scritto: Voi sarete santi, perché io sono santo”. (1 Pt 1, 13-16).

Una vita autenticamente santa è fonte di vera libertà e gioia perenne. Questa ha inizio con un incontro ge­nuino con Gesù Cristo e ci conduce alla condivisione fraterna e alla soli­darietà con i nostri fratelli e sorelle, con gli schiavi e i poveri. Così, un continuo contatto e relazione con Dio, una vera e fraterna apertura e comunione con i fratelli e sorelle, una vera solidarietà con i poveri e svantaggia­ti, sono elementi essenziali e frutti di una vita santa. Se mettiamo tutta la nostra aspirazione ed impegno per vi­vere queste vitali dimensioni della vita religiosa trinitaria, mi permetto di dirvi che è veramente possibile vivere e gio­ire di queste dimensioni della nostra vita. Crediamo e impieghiamo i nostri sforzi e tempo in questo impegno che non ci defrauderà, visto che sono i valori evangelici abbracciati appassio­natamente dai nostri santi. Tradurre nella vita questi imperativi evangelici, infonderà freschezza ed entusiasmo nelle nostre vite e, conseguentemente, ci aiuterà a risvegliare il mondo.

Come membri di una Famiglia re­ligiosa, siamo chiamati e consacrati per essere inviati in missione. Parteci­pi della missione comune della Chiesa per proclamare il Vangelo, annuncia­mo e siamo testimoni di Cristo e del suo messaggio di speranza e amore, tenendo conto della dimensione spe­cifica della persona e del messaggio. Per conseguire questa missione con efficacia e gioia, abbiamo bisogno di vivere in modo genuino, le esigenze della nostra congregazione, sia come religiosi che come laici. Inoltre, il no­stro carisma trinitario deve essere in­carnato nei luoghi e nelle culture nelle quali viviamo.

FRATELLI E SORELLE IN CRISTO

Per essere fedeli alla nostra con­sacrazione, professiamo i voti di castità, povertà e obbidienza in ac­cordo al nostro stato di vita. Que­sta consacrazione non solo conferma la nostra appartenenza alla Santis­sima Trinità, ma anche ci prepara a svolgere la nostra missione in modo profetico e gratuito.

La nostra consacrazione a Dio con la professione di questi voti, ci aiuta a liberarci dalla tirannia dell’egoismo e della superbia, per donarci a Dio Tri­nità e ai nostri fratelli e sorelle, incon­dizionatamente. I consigli evangelici abbracciati con tutto il cuore e vissuti pienamente, faranno di ciascuno di noi degne dimore della Santissima Trinità ed effettivi collaboratori di Cristo Redentore. Visto il diffuso abu­so di potere, sesso e denaro in molte delle nostre società con le loro conse­guenti tragedie che portano costante­mente all’oppressione e alla dimenti­canza dei poveri, deboli e innocenti, i consacrati e le consacrate di oggi, col loro trasparente e disinterassato sti­le di vita, proclamano al mondo che si può essere felici vivendo una vita semplice, povera, umile e casta.

Il nostro Fondatore e Patriarca, San Giovanni de Matha, ci presenta la vita fraterna come un dono meraviglioso e, allo stesso tempo, come una sfida permanente per le nostre comunità e fraternità. La parola fratello, è quella che più spesso si ripete nella Regola di San Giovanni de Matha e ci permette di conoscere il pensiero del nostro Padre Fondatore, che ci propone l’amore fra­terno come più forte e vincolante che le affinità naturali e le attrazioni umane. Il fratello e la sorella che sono a me vici­ni, sono i primi bisognosi e poveri che richiedono la mia attenzione, comu­nicazione e comunione. Anche se cia­scuno è dotato di molte qualità, allo stesso tempo, siamo esseri umani de­boli, fragili e vulnerabili che abbiamo bisogno di comprensione, protezione e aiuto. Un cuore comunicativo e com­prensivo è il miglior rimedio e la miglio­re medicina per sanare le innumerevoli ferite e traumi che giaciono all’interno di ciascuno di noi. Non possiamo de­fraudare tale dono di vita fraterna. Siamo chiamati a portare il frutto, in­condizionatamente, in favore dei no­stri fratelli e sorelle. Certamente, que­sto impegno incrementerà la nostra gioia come consacrati e consacrate.

TRINITARI  E TRINITARIE FELICI

Gesù è stato inviato dal Padre per offrire la sua vita in riscatto di molti. Tutto ciò che ha detto e fat­to, porta guarigione e liberazione. on ho bisogno di dirvi quanto il mon­do di oggi abbia bisogno di guarigio­ne e liberazione, ma quanto il mondo di oggi ha bisogno di condivisione e solidarietà. Le vittime della persecu­zione religiosa e gli esclusi, i poveri e gli emarginati, i rifugiati e gli esiliati, i senza tetto e i prigionieri, i traviati lontani da Dio e dalla Chiesa, ecc; tutti loro aspettano il nostro impegno e so­lidarietà per liberarli dagli artigli del­la miseria e dell’oppressione. Di fronte alla gravità della sofferenza e angoscia umana, possiamo sentirci frustrati e inadeguati, possiamo abituarci alla si­tuazione e, forse, restare indifferenti. Qualunque sia il nostro limite e tenta­zione, ciascuno di noi può rispondere secondo le sue possibilità, spiritual­mente, psicologicamente o material­mente, per dare una mano, animare, ascoltare, comprendere, condividere, consolare, confortare, offrire speran­za, raccomandare la persona all’aiuto divino, ecc. L’importante è uscire da noi stessi in aiuto dell’altro con cuore compassionevole e solidale. Tutti noi non possiamo aiutare tutti in ogni mo­mento, ma possiamo aiutare qualcuno in qualche modo e in qualche momen­to. Il Trinitario che è in contatto con il povero e il bisognoso e cerca di aiutar­li, è un Trinitario, una Trinitaria felice.

FEDELTÀ A CRISTO E ALLA CHIESA

Il 2015, non è solo l’anno della vita consacrata, ma è anche il 30º anni­versario dell’entrata in vigore delle attuali Costituzioni dell’Ordine. Le nuove Costituzioni sono state redatte dal Capitolo Generale del 1983 e pre­sentate per l’approvazione alla Santa Sede, avvenuta nel 1984.

Le Costituzioni delle nostre Mo­nache e delle Trinitarie di Valence, Roma, Majorca, Madrid e Valenza, sono state anche rinnovate e appro­vate dalla Santa Sede negli stessi anni. Così il Progetto di Vita del Laicato Tri­nitario, è stato approvato dalla Santa Sede da quindici anni. Tutto ciò ci in­dica l’importanza della nostra appar­tenenza alla Famiglia Trinitaria.

[…] Il fatto che la Chiesa le abbia ufficialmente approvate ci fornisce la garanzia di fedeltà a Cristo e alla no­stra vocazione come trinitari e trinitarie quando viviamo secondo lo spirito del­la nostra legislazione. Le Costituzioni ci offrono un cammino di fedeltà e santità per vivere la nostra vocazione come ci siamo impegnati, “a seguire fedelmente la forma di vita propria dell’Ordine, secondo lo spirito del Fondatore e le sane tradizioni dell’I­stituto” (Costituzioni dell’Ordine, 13).

È opportuno ricordare che, al mo­mento della professione religiosa, abbiamo ricevuto il libro della nostra Regola e Costituzioni e promesso di vivere secondo i suoi insegnamenti. Così i laici hanno ricevuto la loro le­gislazione al momento dell’impegno, con lo stesso fine.

Con il trascorrere del tempo, non è strano incontrare questo libro sacro impolverato e su uno scaffale, anche del tutto abbandonato al momento di un cambiamento di casa. Ricordiamo sempre quanto promesso durante la professione, cioè “Chiamato dal Padre nel suo disegno d’amore, e mosso dal­lo Spirito Santo a seguire più da vicino Cristo Redentore… mi dono con tutto il cuore a questa famiglia religiosa… per vivere nella perfetta carità al servizio di Dio e della Chiesa”

INCARNATI COME LUI PER L’UOMO

Papa Francesco spesso raccoman­da di portare con noi sempre i Vangeli, come libro tascabile, per leggere e meditare la Parola di Dio e, in questo modo, vivere in pe­renne contatto con Cristo. Mi sembra che una lettura frequente della Rego­la e delle Costituzioni, ci aiuterebbe molto a vivere in contatto con i nostri Fondatori e nel loro spirito. Che la Parola di Dio e il carisma dei nostri Fondatori, ci aiutino ad essere fedeli alla nostra consacrazione e a vivere una vita gioiosa ed entusiasta che fa­vorisca a risvegliare il mondo. Dopo aver celebrato la festa di San Giovanni de Matha e mentre ci avviciniamo alla celebrazione del­la Natività, vi auguro di provare la passione del nostro Fondatore per il nostro Dio Trinità e per gli schiavi e i poveri. Che il mistero dell’Incarna­zione ci aiuti a scoprire il cammino dell’umiltà che ci toglie dalle nostre sicurezze personali per essere più vicini ai nostri fratelli perseguitati e sfavoriti. Vi auguro un Natale colmo di gioia. 

Dal 30 novembre scorso e fino al 2 feb­braio 2016, per volontà di Papa Fran­cesco, la Chiesa celebra l’Anno della Vita Consacrata, con lo slogan: Vita Consecrata in Ecclesia hodie. Evangelium, Prophetia, Spes (La Vita Consacrata oggi nella Chiesa. Vangelo, Profezia, Speranza). Tra gli scopi di questa celebrazione, c’è quello di “vivere il presente con passio­ne”, sperando che questo sia un momento per “evangelizzare la propria vocazione”. In questo senso, il Papa invita a compie­re un pellegrinaggio interiore, attorno alla propria vocazione. I Trinitari hanno, nel proprio Fondatore, un battistrada di questo cammino, che indica chiaramente cosa significa “evangelizzare la propria vocazione”. Il punto di partenza di questo pelle­grinaggio è da individuare nel momento in cui il consacrato ha ricevuto la grazia fondamentale dell’incontro con Cristo e ha esperimentato su di sé lo sguardo del Signore Gesù. Per il nostro Fondatore, l’in­contro è stato a Parigi, durante la celebrazio­ne della sua prima messa, quando Cristo ha voluto incontrarlo ed egli lo ha visto, in com­pagnia dei due schiavi.

Egli, professore di teologia nella Scuo­la della Cattedrale, decide di abbandona­re la cattedra e la città per andare a vivere tra gli eremiti che vivevano nelle foreste di Cerfroid. Questa è la “prima ora” della vocazione, di cui parla Papa Francesco ai consacrati, fatta di spazi intensi di rappor­to e di dialogo con il Signore e di una intel­ligenza che porta ad aprirsi al Mistero. Chi ha trovato il Signore sente il desiderio di re­stare con Lui, di dedicargli la propria vita, di approfondire la dolcezza di un rapporto che diventa più forte con la preghiera costante.

Giovanni de Matha per le vie di Roma per farsi approvare il progetto missionario, il suo Ordine, la Regola di vita dei Trinita­ri. E poi, per le vie dell’Europa meridiona­le per aprire Case della Santa Trinità, per ricevere e formare le vocazioni, per liberare gli schiavi e curare i poveri: ci mostra palesemente in che cosa consiste “l’esodo continuo” da noi stessi che richiede l’evan­gelizzazione della nostra vocazione, per centrare la nostra esistenza su Cristo e sul suo Vangelo. Il Vangelo annunciato ai poveri, ai prigionieri, ai ciechi e agli oppressi, secon­do il discorso di Gesù nel cap. 4 del Vangelo di Luca, quella pagina che ci aiuta a riascol­tare l’originaria chiamata del Signore: “tu sei importante per me”.

L’incontro con il Signore, infatti, ci mette in movimento, “ci spinge ad usci­re dall’autoreferenzialità”. E la relazione con il Signore non è statica, né intimisti­ca: “chi - scrive Papa Francesco - mette al centro della propria vita Cristo, si decen­tra! Più ti unisci a Gesù e più Lui diventa il centro della tua vita, più Lui ti fa uscire da te stesso, ti decentra e ti apre agli altri”; “Non siamo al centro, siamo, per così dire, ‘spostati’, siamo al servizio di Cristo e del­la Chiesa”. Stando a questi insegnamenti del Pontefice, Giovanni de Matha è il “mi­nistro”, posto al “servizio di Cristo e della Chiesa”, un servizio che è il segno distinti­vo della nostra Famiglia trinitaria.

La Chiesa, insomma, vuole che i consa­crati si rendano conto che per evangelizza­re la propria vocazione e quella degli altri occorre prima di tutto essere convinti del­la importanza basilare della conoscenza e dell’esperienza di Gesù, del camminare con Lui, dell’ascoltare ogni giorno la sua Parola. Che siano esperti nel contemplarlo, nell’adorarlo, nel riposare in Lui, nel costruire il mondo sul suo Vangelo e non sulle proprie ragioni e le proprie povere forze.

Giovanni de Matha, nostro Padre e Fon­datore, è un ottimo esempio. Rifletteremo sul suo percorso spirituale, in questo tem­po di grazia che la Chiesa ci offre, perché ci convertiamo al Vangelo di Cristo e con esso possiamo essere strumenti efficaci per la salvezza del mondo, secondo la volontà del Padre nostro che è nei cieli.

di Fr. Pedro Aliaga Asenzio
Vicario Generale Osst

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