La vita religiosa memoria grata di un dono ricevuto

Vita Consacrata
VANGELO PROFEZIA SPERANZA

Le riflessioni del Ministro Provinciale sulla lettera apostolica di Papa Francesco per l’anno della vita consacrata

Il primo obiettivo che il Santo Padre Francesco fissa per l’anno della vita consacrata è guardare al passato con gratitudine. Nella Lettera Apostolica il Papa specifica che non si tratta di una operazione archeologica, oppure di una ingenua nostalgia del passato, ma si tratta di compiere un esercizio di fedeltà al carisma e in ultima analisi al Vangelo. Nella riflessione su questo aspetto essenziale della nostra consa­crazione ci saranno di aiuto alcuni ver­bi: ritrovare, leggere, rinsaldare, impa­rare, ringraziare.

La storia di un ordine religioso ci insegna almeno cinque verità.

È quanto auspicava il Concilio Va­ticano II, quando affermava, nel De­creto sul rinnovamento della vita re­ligiosa Perfectae Caritatis, che un vero rinnovamento si può attuare solo at­traverso un ritorno alle origini e all’i­spirazione che ha mosso i fondatori nell’avviare una nuova esperienza di consacrazione religiosa. Quel ritorno alle origini implica ovviamente an­che un ritorno al Vangelo e a Cristo. Non possiamo dimenticare che la vita religiosa si propone come sequela Christi, riproducendo il modo concreto che Gesù scelse di vivere come “vero uomo” nella povertà, nella castità e nell’obbedienza. La centralità di Cristo ci viene ricordata anche dal mosaico

di San Tommaso in Formis come fondamento della nostra spiritualità. Anche le origini eucaristiche dell’ispi­razione di San Giovanni de Matha sono per tutti i suoi discepoli un costante monito a mantenere sempre vivo que­sto legame.

La memoria delle origini ci spinge ad un maggiore impegno di fedeltà alle radici bibliche, teologiche e stori­che del carisma.

La storia è una palestra nella qua­le i religiosi trinitari insieme ai laici hanno potuto elaborare sempre nuo­ve forme di attuazione del carisma. La storia attesta che la fedeltà al carisma è vera quando è creativa. Papa Fran­cesco ci ha ricordato più volte che il carisma non è una bottiglia di acqua distillata. È nato come la risposta del­lo Spirito Santo alle sfide della storia e deve sempre conservare questa ca­ratteristica preziosissima. In questo senso un carisma non invecchia mai perché è sempre pronto a confrontar­si con la storia nell’attenta lettura dei segni dei tempi e dei luoghi. Anche la varietà delle modalità di attuazione della carità redentiva è una grande ricchezza che si rivela nella storia del­la nostra famiglia religiosa. Quella mi­rabile riflessione di Paolo VI per i Tri­nitari che resistono alle tempeste della storia e che si sforzano in ogni tempo ed in ogni luogo di interpretare l’anelico

di libertà degli uomini e dei popo­li impegnandosi a spezzare le catene dell’oppressione, è un invito costante a rispondere con i fatti alla famosa do­manda che lo stesso papa ci poneva: “Voi Trinitari perché siete nati?”

Questo è un pericolo sempre in agguato. Il servizio dell’autorità è soprattutto servizio alla comunione dell’Ordine. Questo fa bene a tutti. Ogni religioso trinitario deve sentire questa forza della comunione frater­na. Quanta tristezza mi causano le parole di un religioso che mi confida di sentirsi solo, anche in una comuni­tà numerosa. Quanta solitudine e tri­stezza leggo anche in tante iniziative pure pregevoli quando non portano l’impronta della comunità. Il Trinitario non è mai una persona che cammina da sola e per conto proprio. Nessuna chiusura e nessun particolare interes­se ha diritto di asilo nel cuore di un religioso.

Dalla lettura attenta della storia afferma Papa Francesco “si potranno scoprire incoerenze, frutto delle de­bolezze umane, a volte forse anche l’oblio di alcuni aspetti essenziali del carisma. Tutto è istruttivo e insieme di­venta appello alla conversione”. Uno sguardo sereno e obiettivo del passa­to ci aiuta a scoprire le nostre fragilità umane e i nostri errori. Come mi ripe­teva spesso un frate cappuccino, noi religiosi non siamo angeli caduti dal cielo. Saper riconoscere le proprie in­fedeltà e provare tristezza per i propri errori è grazia di Dio ed è appello alla conversione e alla santità

La memoria del passato ci fa com­prendere come un carisma sia un dono perenne dello Spirito Santo. È lui l’anima ed il cuore di ogni famiglia religiosa. Come ispirò il nostro Fon­datore nel dare vita ad una singolare forma di consacrazione, continua ad accompagnarci in questa avventura e soprattutto ci invita a guardare al futuro con speranza perché noi “non abbiamo soltanto una gloriosa storia da raccontare ma anche un futuro da costruire”.

di Fr. Gino Buccarello
Ministro Provinciale Osst

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