La croce rossa e blu inno di fede e di lodealla Redenzione e alla Trinità

VITA TRINITARIA

 

Il segno distintivo esterno dei Trini­tari, dal quale vengono riconosciuti, è la croce, rossa e blu. Una doman­da che viene posta spesso riguarda il significato dei colori: bisogna con­fessare che non si contano le risposte diverse, numerose lungo la storia, numerose anche nel nostro tempo. Le interpretazioni, infatti, abbondano nella tradizione trinitaria. Certamen­te, questa particolare croce risale a San Giovanni de Matha, il quale però non ha spiegato il significato. Per sco­prirne la ricchezza teologica, cerche­remo di fare un sunto sulle origini e il contesto nel quale è sorto il “segno”.

 

Nel capitolo 8 della Regola dei Trinitari, approvata nel 1198, si leg­ge: “Sui mantelli dei frati siano posti i segni sacri”. Nella edizione della Re­gola approvata nel 1267 si aggiunge: “cioè, una croce sul petto, con il brac­cio verticale di stoffa rossa e il trasver­sale di stoffa blu”. I colori della croce appaiono sul mosaico di San Tomma­so in Formis, realizzato nel 1209.

 

Il rosso e il blu sono i colori del Cristo, come confermato dalla tradi­zione iconografica cristiana. Il rosso indica la divinità e il blu, l’umanità di Gesù Cristo. L’uso di questi colo­ri conferma la confessione della fede cristologica, così come è stata definita dai Concilii ecumenici di Nicea (325), Efeso (431) e Calcedonia (451).

 

T. Spidlík (1919-2010), tra i più au­torevoli studiosi di spiritualità e arte cristiana, ha fatto una sintesi sull’uso di questi colori, quando afferma che i Padri di Calcedonia hanno tratto una conseguenza importante per la vita della Chiesa: Dio si è fatto uomo per divinizzare l’uomo. I pittori delle icone sapevano esprimerlo simboli­camente con i colori. “Se il rosso si­gnifica la divinità e il blu l’umanità, Gesù è dipinto con la veste rossa e con il mantello blu: Iddio ha preso l’umanità, mentre la Madonna, di origine umana, ha la veste blu ed è coperta dal mantello rosso, come pie­na di grazia, divinizzata” (T. Spidlík, Conosci il Padre, Cristo e lo Spirito?, Roma 2005, p. 113).

 

Quindi, l’interpretazione teologica più verosimile della croce dell’Ordine Trinitario è che si tratta di un simbolo cristologico, con il quale si confessa la fede nel Cristo, vero Dio (rosso) e vero uomo (blu), secondo la più pura tradizione teologica della iconografia cristologica bizantina, che affonda le radici nell’antico vicino Oriente e che

 

il cristianesimo ha ricevuto diretta­mente dalla cultura greco-romana e dall’Antico Testamento. Basta ricor­dare alcuni brani dei profeti, e special­mente del profeta Ezechiele (1, 26-27 e 10, 1-2): la visione della gloria di Dio ha i colori blu dello zaffiro e rosso del fuoco e del cherubino.

 

Il prototipo dell’immagine del Pantocratore nell’antichità è stata la famosa immagine posta sulle Chal­ke, le porte di bronzo del Palazzo Imperiale di Costantinopoli. La lotta iconoclasta è cominciata proprio con la distruzione di questa celebre icona di Cristo, considerata quale simbolo e stendardo dell’Imperatore bizanti­no. Ma sappiamo com’era grazie alle riproduzioni fatte per diverse chiese della cristianità, specialmente in am­bito russo e greco.

 

Una di esse si trova presso il Mu­seo Russo di San Pietroburgo: il nim­bo in forma di croce posto sul capo di Cristo ha i colori rosso e blu. Perciò si capisce perché la croce posta sulla sommità della corona imperiale di Bisanzio avesse proprio i colori ros­so (verticale) e blu (orizzontale). Una croce simile a quella dei Trinitari!

 

Così si può vedere nel mosaico della Basilica di Santa Sofia, a Istan­bul, che rappresenta l’imperatore Giovanni II Comneno (secolo XII). Sono soltanto gli esempi più importanti

 

tanti, tra gli altri possibili, che ci fanno capire la croce dei Trinitari come un simbolo nel quale si trovano l’Orien­te e l’Occidente, in un momento nel quale ancora è valido il comune rife­rimento alla fede della Cristianità in­divisa del primo millennio, momento nel quale si scrivono nuovi capitoli di contatti, prestiti e vicinanze nella teo­logia e nella sensibilità artistica.

 

Vorrei ricordare che nelle Gesta di Papa Innocenzo III (che approvò l’Or­dine Trinitario) si legge che egli donò alla chiesa di Santo Spirito in Sassia una cassa di argento con una croce, nella quale c’era il Cristo che riscatta­va le anime dall’inferno: questa cro­ce aveva due zaffiri (blu) orizzontali e due pietre di granato (rosso) come tratto verticale. Cioè, una croce simile a quella trinitaria.

 

In conclusione: la croce rossa e blu è una confessione di fede nei miste­ri della Redenzione e della Trinità, davanti ai fedeli cristiani e davanti a coloro che non credevano in que­sti misteri e con i quali i Trinitari si trovavano in contatto diretto, e cioè i musulmani e i catari.

 

di Fr. Pedro Aliaga Asensio
* Vicario generale Ossto

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