La famiglia cristiana icona della Trinità

VITA TRINITARIA
LAICATO TRINITARIO ITALIANO A CONGRESSO

 La famiglia, icona della Trinità. Su questo tema hanno riflettuto, a Roma, nei giorni fra il 20 e il 23 novembre 2015, i Laici Trini­tari della Provincia italiana, nel loro annua­le Congresso.

Le quattro giornate di lavoro intenso e pro­ficuo vengono qui ricordate attraverso brevi annotazioni ed alcune immagini che testimo­niano l’ampia partecipazione.

Nella giornata conclusiva si è avuta l’am­bita partecipazione del Ministro Generale, p. José Narlaly, che ha fra l’altro raccolto la richiesta di ingresso nell’ordine trinitario e la domanda di consacrazione dopo l’anno di noviziato, rispettivamente da parte di Silvia Narcisa e di Carmen Troja della fraternità di Genova.

UN RIFLESSO DELL’AMORE DIVINO

Se si parla di icona (e non di immagine) signifi­ca che la famiglia nasconde e rivela la presenza stessa della Trinità di­vina. Lo ha detto nelle due sue rela­zioni introduttive il presidente, prof. Nicola Calbi, ricor­dando che l’icona è epifania di santità, presenza storica di una realtà tra­scendente, ed è, al tempo stesso, visione ed ascolto.

Dire che la famiglia è icona della Trinità significa riconoscere, nel mistero della co­munione divina, la sorgente, la meta e il mo­dello di ogni famiglia.

La stessa indissolubilità del vincolo co­niugale rivela il grande mistero dell’amore di Cristo per la Chiesa. Conseguentemente l’amore degli sposi non è altro che un rifles­so dell’amore divino.

Per questo, ha ricordato Padre Gino Buccarello, Ministro Provinciale, alla fami­glia viene affidata la missione di presentare al mondo il volto misericordioso di Dio.

VERO TESORO DELLA CHIESA E DELLA SOCIETÀ

La famiglia è il vero tesoro della Chiesa e della società.

È scuola di vita e di amore. Le sue ca­ratteristiche essenziali - come l’indissolubili­tà e l’unicità del lega­me coniugale - sono orientate al bene di ogni suo componente. Tutto ciò che si muove nella direzione con­traria procura soltan­to tristezza e sofferen­za.

L’amore degli sposi, frutto di una loro libe­ra scelta, è dono di Dio. In questo si realizza la dimensione sacramentale dell’essere famiglia.

Anche quando le vicende della quotidia­nità o i disagi dell’incomprensione possono procurare ferite e lacerazioni, anche allora la famiglia ha in sé la forza e le risorse che posso­no aiutarla a riprendere il cammino.

La cura per le tante ferite delle famiglie si chiama misericordia e si traduce nella tenerez­za contro l’egoismo e l’indifferenza, si esprime nella fedeltà a Dio, a se stessi e agli altri, nella gratuità che libera le relazioni umane dal cal­colo degli interessi o delle convenienze perso­nali.

CRESCERE INSIEME

La famiglia si misura con la storia e con il contesto socio-culturale.

Quando la famiglia si chiude al suo in­terno, quando si sente minacciata da tutto ciò che accade attorno a sé, finisce con il vi­vere una comunione limitata, forse anche profonda, ma chiusa, perché ogni incontro può significare conta­minazione e idolatria.

L’dea di famiglia come icona trinitaria supera il modello inti­mistico e chiuso.

Oltre ad un’etica della coppia e della famiglia, richiede un’e­tica del lavoro come collaborazione all’o­pera del creatore, un’etica della convivenza intesa come apertura alla fratellanza estesa.

Crescere nella famiglia vuol dire, allora, crescere insieme responsabilmente: nel rap­porto di coppia, nel rapporto genitoriale, nel rapporto sociale, nel mondo multiculturale.

Non ci sono allora, frontiere e barriere politiche o sociali che ci permettano di iso­larci, e non c’è spazio per la globalizzazio­ne dell’indifferenza (Laudato, sii) che nasce quando rifiutiamo il dialogo con il mondo.

CRITICITÀ NEL PATTO NUZIALE

La famiglia soffre oggi per una serie di “sottrazioni” ad ope­ra del costume e del­la cultura: possiamo pensare al furto della fecondità, della spe­ranza, della gioia… Senza dire dell’impat­to disturbante con la menzogna.

Parallelamente si vanno diffondendo atteggiamenti di chiu­sura nei confronti del­la condivisione (delle cose, dei tempi, dei progetti, delle fatiche), una sempre più evi­dente perdita della confidenza e la sostanziale esclusione dell’alterità. Da tutto questo deriva l’esaurirsi del patto nuziale e il progressivo rattrappirsi dell’amore con il conseguente in­cremento della precarietà della vita coniugale.

UN IO GIGANTESCOED UN FRAGILE NOI

Un individualismo esasperato e la dif­fusa cultura della precarietà interferiscono con la “salute” spirituale della famiglia che spesso si confronta con una sorta di gigan­tismo dell’Io che finisce con lo stritolare e con disperdere ogni dimensione del Noi.

Il perdono e la misericordia sono op­portunità che si presentano alla famiglia perché essa possa recuperare la solidità e la forza necessarie per affrontare con efficacia le sfide del momento attuale

Il perdono non è un atto di debolezza, ma un guadagno (per sé e per gli altri) di pace e di serenità interiore. È una forza che ripor­ta a vita nuova, infonde coraggio e spinge a guardare innanzi, a cercare il futuro con speranza.

IL SISTEMA FISCALE GUARDA SOLTANTO ALL’INDIVIDUO

Non ostante il gran discutere, le politiche familiari, in Italia, non hanno mai puntato ve­ramente ad una congrua differenziazione del carico fiscale in relazione ai soggetti a carico, né si riesce a trovare una formula che consenta di enucleare la famiglia come un tutt’uno dal punto di vista impositivo.

La stessa tariffazione dei servizi essenzia­li (es. acqua, elettricità, gas…) non viene mai pensata a misura di famiglia. Eppure è proprio la famiglia il più grande ammortiz­zatore sociale, soprat­tutto in tempo di crisi.

Anche sul versante della fiscalità, occorre far crescere una cul­tura favorevole alla famiglia.

La Redazione

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