Sul Colonnato la statua del Fondatore

VITA TRINITARIA
SANTI NOSTRI - DICEMBRE

Il 18 aprile 2015, Papa Francesco, nel suo messaggio sulle schiavitù mo­derne all’Assemblea Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, ha avuto un ricordo speciale per San Giovanni de Matha: “Tra i santi e le sante - ha detto - segnaliamo l’esempio di San Giovanni de Matha, il quale ha lottato contro la schiavitù, seguendo il mandato di San Paolo, non già come schiavo o schiava, ma come fratello e sorella in Cristo (Lette­ra a Filemone 1,16)”.

Misericordia significa “sentire con” l’altro, con le sue miserie e con le sue difficoltà, e - come conseguen­za del “sentire con” - venirgli incon­tro, aiutarlo, sostenerlo. Fin dalle sue origini il carisma trinitario ha fissato la sua attenzione sullo schiavo. Diceva San Tommaso D’Aquino: “chi dedica la sua vita a redimere gli schiavi, compie tutte le opere di misericordia insieme, perché lo schiavo prigioniero ha biso­gno di tutto”.

Nell’Anno della Misericordia ci avviciniamo a San Giovanni de Ma­tha, al suo cuore che dà una risposta autentica alla chiamata del Vangelo: “Ho avuto fame...; ho avuto sete...; ero pellegrino...; nudo...; ammalato...; in carcere...” (Mt. 25, 35-36).

L’opera di misericordia evangelica che appare all’ultimo posto - secondo molti esegeti - è per l’evangelista quel­la che contiene e comprende tutte le altre.

IL REDENTORE

I segni dei tempi che San Giovanni de Matha percepisce nell’ispirazione della sua Prima Messa gli svelano la presenza del Redentore tra gli schiavi, identificandosi con loro: “Tutto quan­to avete fatto al più piccolo dei miei fratelli lo avete fatto a me” (Mt.25, 40). Questa è per lui una esperienza che gli ha rubato il cuore e dal momento di questo incontro niente per lui ha significato, se non solo l’incontro con Cristo nel fratello schiavo, ammalato e povero...

GLI SCHIAVI

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segna all’opera della redenzione e a mettere in pratica le più diverse opere di misericordia cercando le persone bisognose, perché la carità non ha li­miti, il suo è un amore senza misura, un amore autentico: “Dio è Amore” - dice San Giovanni (1Gv 4, 8). La San­ta Trinità è Amore. Tutta la vita di San Giovanni de Matha si trasformerà in un inno di gloria alla Santissima Trinità in mezzo agli schiavi e ai poveri.

SENZA RISPARMIO

Papa Francesco, nella sua bella let­tera del 17 dicembre 2013, ai Trinita­ri, nell’occasione dell’VIII Centenario del Fondatore e del IV Centenario del Riformatore, scrisse: “San Giovanni de Matha e San Giovanni Battista del­la Concezione hanno ricevuto da Dio una chiamata speciale che ha capovol­to i loro piani e li ha spinti a spendersi senza risparmio in favore dei più biso­gnosi, di quelli che soffrivano a causa della loro fede per proclamare la fede nel Vangelo, a causa di quelli ai quali si voleva rubare la fonte della gioia”. Per Papa Francesco la fonte della gioia è la fede.

LIBERAZIONI

San Giovanni de Matha con la sua testimonianza invita anche noi a libe

rarci da ogni catena che ci leghi, da ogni ostacolo e freno che possa impe­dire lo zampillare in noi delle acque della misericordia, quelle acque che ci impulsano a donarci senza misura ai destinatari de nostro carisma.

La Regola Trinitaria del 1198, agli al­bori dell’Ordine Trinitario, a tutti i fratel­li chiedeva di accostarsi assiduamente al sacramento della Riconciliazione e si preoccupava di risolvere le difficoltà che potevano intralciare questa prati­ca.

È segno del valore che la Regola attribuiva al sacramento della Pe­nitenza, sacramento che facilitava la personale liberarazione da ogni schiavitù per così più facilmente aiu­tare i fratelli a vivere nella libertà dei figli di Dio.

LA MISERICORDIA

Il Nostro Santo Fondatore Giovan­ni de Matha che ha vissuto gli ultimi anni della sua vita terrena a Roma, a San Tommaso in Formis (1209-1213), nonostante le sue diverse responsa­bilità, anche nella “città eterna” ha donato la sua attenzione ai bisogni materiali e spirituali dei pellegrini, poveri, ammalati, schiavi redenti che arrivavano all’ospedale della Domus Sanctae Trinitatis et Captivorum del Monte Celio: “Lo stesso giorno che ar­riva l’ammalato, confessi i suoi peccati e si comunichi” (Regola, 36).

Di queste pratiche cristiane e re­ligiose, il nostro Santo Fondatore, è sempre per noi un riferimento e un mo­dello storico sempre attuale.

A ragione Papa Francesco afferma nella bolla d’indizione dell’Anno del­la Misericordia (Misericordia Vultus, n. 17): “Mettiamo convinti al centro di quest’Anno il sacramento della Ricon­ciliazione, perché ci permette di spe­rimentare nella nostra carne la gran­dezza della misericordia”.

LA CURIOSITÀ

Per i pellegrini che vengono a Roma in quest’Anno della Misericor­dia una curiosità: sul Colonnato del Bernini in Piazza San Pietro è possi­bile contemplare una bella immagine marmorea di San Giovanni de Matha che porta nelle mani le catene.

Entrando nella Piazza si trova in uno dei primi posti a sinistra. Negli Archivi Vaticani si trova la motivazio­ne del perché la preziosa statua di San Giovanni de Matha sia stata posta lì, in quella spettacolare gloria dei Santi: il Fondatore dell’Ordine della Santa Trinità e degli schiavi, testimone e araldo della fede vissuta attraverso le opere di Misericordia e Redenzione.

IL DONO DELLO SPIRITO

Sulle orme di San Giovanni de Matha, sono passati più di otto seco­li di storia trinitaria per le vie della misericordia e della redenzione te­stimoniando l’uguale dignità di ogni persona umana davanti a Dio, sui sen­tieri del Vangelo all’incontro di Cristo presente nei poveri e negli schiavi. Il nostro futuro più autentico come Trinitari continua sempre ancorato al dono dello Spirito che la Santissima Trinità ha concesso al nostro Santo e Fondatore, Giovanni de Matha. (I.M.)

di Padre Isidoro Murciego

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