Sempre più accoglienti.Sempre più solidali

VITA TRINITARIA
IL CAPITOLO PROVINCIALE

“Ma che ci fanno tutti questi preti qua?”, con insistenza e a voce alta si interrogava, a ripetizio­ne, nella cappella della Domus di Bernalda, durante la messa festiva, la nonnina Romelia Giffone, ospite del Centro per anziani di questa Casa dei Padri Trinitari di Bernalda, accompa­gnata dal suo fido assistente.

Non c’è stato verso di spiegarle che i 24 padri trinitari erano lì, riuniti in preghiera, per celebrare la santa mes­sa, per il loro Capitolo Provinciale.

Anche spillo e maia, i due cani pronti a scodinzolare per tutta la Do­mus, per scrutare e capire, si sono dati una calmata: si sono come acquattati sotto il porticato, ammutoliti, incurio­siti da tutto questo movimento di tu­niche bianche che a gruppetti, o singo­le, con passo sostenuto, dalla cappella andavano verso l’auditorium per le riunioni del Capitolo.

Quattro giornate intense di preghie­ra comunitaria, di celebrazione euca­ristica concelebrata, di relazioni, di di­battiti, di discussione. Tutto alternato da momenti di convivialità e di pas­seggiate per i verdi viali di Bernalda, in questi giorni senza il vento freddo del Pollino, baciati da un sole nitido che ha riscaldato e fatto buona com­pagnia.

Clima perfetto, quello esterno, qui a pochi chilometri in linea d’aria dal mare Jonio di Metaponto.

Accogliente come sempre la Do­mus, affidata alla responsabilità di Padre Angelo Cipollone e del suo gio­vane collaboratore, padre Francesco Prontera.

La Domus, avvolta dal suo meravi­glioso verde, questi giorni, apparente­mente, ha vissuto una vita ordinaria, fatta di attività lavorative, ricreati­ve, comunitarie, tipiche, quella degli ospiti.

L’evento Capitolo, la massima as­sise del governo dell’intera Provincia Italiana, messa sotto la protezione del Fondatore dell’Ordine, San Giovanni De Matha, ha, invece, messo a verifi­ca tutta l’attività pastorale, sociale, di servizio realizzata dalle diverse Case, in tutta la Provincia, cioè, in quell’im­menso territorio che parte dalla Polo­nia, passa per l’Italia, il Congo, il Mes­sico e il Brasile.

I lavori si sono svolti sotto la guida del Ministro Generale, Padre Joseph Narlaly e Padre Gino Buccarello, Mi­nistro Provinciale uscente.

Un bel tuffo, tutti insieme, i padri, nella sempre desiderata vita comunita­ria. Quella Comunità che ti prende, ti sostiene e ti aiuta a camminare.

Il respiro più intimo, più profon­do, ricco di vitalità e di condivisione, in Cappella, ai piedi dell’altare, della Trinità radiosa dell’abside, “fra questi stupendi mosaici che ci immergono nei misteri della nostra fede”, ha det­to nella prima celebrazione liturgica il Ministro Generale.

Richiamandosi all’inaugurazione del monumento (vedi articolo a par­te), ha detto che “quel bel gesto, che ri­chiama alla solidarietà e all’accoglien­za, non deve essere simbolo per un giorno, ma deve diventare program­ma della nostra vita: sempre acco­glienti, sempre solidali. Con slancio. Un movimento costante, ogni giorno della nostra vita. Avendo voglia di ri­cominciare e di rilanciare la nostra vo­cazione. Svegliatevi, ci dice la liturgia dell’Avvento: il Signore che viene ci parla ogni giorno. E’ Gesù che ci acco­glie nell’altro. Rilanciamoci di nuovo, ricominciamo con entusiasmo. Ognu­no ha bisogno di sentire che è accolto, ognuno ha bisogno di sentire la soli­darietà dell’altro. E’ Cristo lo slancio per la vita di ogni giorno”.

Dopo due giorni intensi di dibattito e di riflessioni, a sera, l’annuncio: an­diamo tutti in chiesa a pregare, fra mez­zora si vota: eleggiamo il nuovo Mini­stro Provinciale.

La fumata è stata subito bianca: chiara e forte.

Padre Luigi Buccarello, rieletto Mi­nistro Provinciale.

In processione, cantando il Te Deum, tutti in cappella, per ringrazia­re e lodare la SS. Trinità per il dono del nuovo Ministro.

“Dobbiamo sentirci tutti correspon­sabili”, ha esordito Padre Buccarello, giurando sul Vangelo e ringraziando per la fiducia ricevuta. “La preghiera che vi faccio è di non lasciarmi solo. Le difficoltà sono tante. Il momento storico che stiamo vivendo è partico­larmente delicato. Certe sfide si supe­rano soltanto nella comunione. Porto al Signore e a voi la disponibilità di quello che posso fare, o meglio, di quello che il Signore vorrà fare attra­verso di me, attraverso le mie possi­bilità e i miei limiti. Chiedo a tutti voi il senso di comunione e di sostegno. Il futuro prossimo che ci attende è parti­colarmente decisivo ed impegnativo, anche entusiasmante. Questo Capitolo registra un volto veramente bello della nostra Provincia: più giovane e più va­rio. Questo è un tesoro da custodire e da far crescere, soprattutto per guarda­re al futuro con questi sentimenti. E poi l’altro termine: conversione. Se questo impegno non parte dal cuore di cia­scuno di noi, se non ci sentiamo coin­volti, fino nel profondo di noi stessi, se rimaniamo nelle nostre posizioni o nei nostri pregiudizi, non possiamo andare avanti. Sapete che il termine conversione richiama il concetto di cammino. Il Signore ci chiama a cam­minare, ci chiama ad abbandonare le nostre sicurezze, per affidarci a lui, al suo amore misericordioso”.

Dopo la firma del verbale dell’e­lezione posto sull’altare della cappel­la dei silos della Domus, tutti i Padri sinodali hanno presentato la loro ob­bedienza nelle mani del neo Ministro, inginocchiandosi davanti a lui, ba­ciando il suo scapolare e abbraccian­dolo fraternamente.

Da domani, tutti al lavoro, a di­scutere delle scelte da compiere, per il cammino da riprendere tutti insieme.

di Franco Deramo

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