Uomini gioiosi, coraggiosi, in comunione

VITA TRINITARIA
IL CAPITOLO PROVINCIALE

Ho avuto il privilegio di poter se­guire, dall’esterno, i vari momenti comunitari vissuti dal Capito­lo Provinciale, convocato anche questa volta a Bernalda (Mt) nella Domus per rinnovare, fra le tante al­tre questioni dibattute, le cariche: dal Ministro Provinciale, ai componenti il Consiglio, il Segretario.

Un appuntamento triennale. E tre anni, sappiamo bene, passano subito. Un soffio.

Vissuto dai Padri capitolari con una serenità francescana, tutta mona­cale.

Nulla ho colto di contrarietà, di con­trasto, di lotta, di arrivismo fra i frati.

A ben rifletterci, non senza stupo­re. Ovviamente, parlo del mio.

Noi laici, invece, siamo abituati a ben altre dimensioni associative, a ben altri tipi di assemblee, specie a quelle politiche o sindacali. Conosciamo ben altro clima, anche per le riunioni che sembrano o dovrebbero essere routi­narie. Nemmeno nelle micro riunioni condominiali siamo capaci di dialogo, di condivisione, di serenità lineare, di confronto tranquillo, di mancanza di pre-giudizio. I toni, le pretese, i giudi­zi sono ordinariamente quasi sempre molto alti, aspri, prevenuti.

Potete intuire il mio stupore.

Del Capitolo mi sono chiesto: ostenta finzione o si vuole estendere le misure di chi vede serenità e tran­quillità, non senza sorpresa, a chi vive la dimensione comunitaria, di grup­po, di fraternità in altra dimensione?

Scorre tutto così rapido, così ca­denzato, così tranquillo che non riesci a capire se quello che accade è pre-de­finito o celebrato, vissuto nel momen­to stesso in cui accade. Eppure, c’è qualcosa nel rito, di semplice, austero, essenziale che di colpo diventa solenne, vivo. Qualcosa che è capace di esprimere tutta la for­za intrinseca che possiede.

Come non ricordare le parole con cui ha inizio l’Esortazione apostolica di papa Francesco Evangelii gaudium? “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incon­trano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal pecca­to, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sem­pre nasce e rinasce la gioia.” (E.G. 1, 1)

Dopo uno, due giorni di presen­tazione dello stato della Provincia, di discussione, il Capitolo è chiamato al passaggio del momento elettorale. Questo sì, preceduto da una lunga pausa di riflessione e di preghiera si­lenziosa, ma comunitaria. Ognuno, in silenzio, in meditazione, in raccogli­mento, a pregare per essere illumina­to nella scelta che sta per fare, da fare o da ratificare.

Niente capannelli, conciliaboli, pre-intese. Forse questi momenti sono stati vissuti nelle comunità di prove­nienza?

Non saprei e non so. Osservo. Ascolto. Sento solo disquisire del più del meno, ma non del merito delle di­scussioni capitolari.

Noi laici, forse, siamo un po’ come abituati alla diretta tv di tutti i dibatti­ti importanti.

E’ qui, in questo momento, forse, che nasce o si conferma la decisione, la scelta. Nel silenzio, nel raccogli­mento, nella preghiera che il Mini­stro Generale che presiede i lavori del Capitolo Provinciale ha invitato tutti a fare in cappella, prima di procede­re al voto per l’elezione del Ministro Provinciale.

Rigorosa la scelta: tutti con l’abito nei momenti comunitari. Una dimen­sione comunitaria visibile, ben visibi­le. Il bianco dell’abito insegna la natura divina del Verbo che viene per servire l’uomo, livella, uniforma tutti, dal primo all’ultimo, rende visibile l’essere comu­nità. Senza distinzione di età, di pro­venienza, di ruoli. Senza che nessuno però perda la sua individualità.

Per i Padri, una omogeneità cora­le. Difficile da riscontrare in altri mo­menti. Un colpo d’occhio inusuale.

Provenienti da tanti Paesi diversi nei quali sono sparpagliati. Portatori di altre culture, di altre lingue. Un mix di razze palpabile. Miracolosamente unificati dalla lingua italiana, grazie forse, agli studi e alle esperienze pa­storali fatti da tutti in Italia.

Questo evento accade proprio nell’Anno della Vita Consacrata che volge al termine. Anno che, come dice Papa Francesco, “non riguarda soltan­to le persone consacrate, ma la Chiesa intera. Mi rivolgo così a tutto il popo­lo cristiano perché prenda sempre più consapevolezza del dono che è la pre­senza di tante consacrate e consacrati, eredi di grandi santi che hanno fatto la storia del cristianesimo.”

Una presenza-dono che spesso noi laici diamo come per scontata ed una eredità di santi che hanno fatto la storia della Chiesa, tanto da relegarla anche in preziose immaginette.

Vivere quattro giorni con la comu­nità dei padri, condividere con loro molti momenti comunitari anche si­gnificativi, ti obbligano a riflettere su quell’invito pressante che papa Fran­cesco fa all’intero popolo cristiano perché gioisca e riscopra il dono che con gioia i consacrati fanno della loro vita al popolo cristiano, ad ognuno di noi.

Eletto il nuovo Ministro Provinciale, in processione, cantando il Te Deum, tutti in cappella a ringraziare la SS. Tri­nità della scelta fatta, a rinnovare l’im­pegno della fedeltà alla missione rice­vuta nelle mani del Ministro Generale.

Allo stesso modo, i singoli padri, inginocchiati davanti al Ministro Pro­vinciale, baciando lo scapolare del suo abito, a porre nelle mani del neo eletto l’obbedienza del servizio.

Uomini gioiosi

“Il suo Vangelo riempie il vostro cuore di felicità. Contagiate di questa gioia chi vi avvicina”.

Uomini coraggiosi

“Chi si sente amato dal Signore sa di riporre in Lui piena fiducia. Così hanno fatto i vostri Fondatori e Fon­datrici, aprendo vie nuove di servizio al Regno di Dio”.

Uomini di comunione

“Ben radicati nella comunione personale con Dio…, siate instanca­bili costruttori di fraternità, anzitutto praticando fra voi la legge evangeli­ca dell’amore scambievole, e poi con tutti, specialmente i più poveri.” (Dal messaggio del Santo Padre Francesco per l’apertura dell’Anno della Vita Consacrata - domenica, 30 novembre 2014).

Chi sono, allora, i Padri Trinitari? Uomini gioiosi, coraggiosi, in comu­nione. In cammino verso l’Anno della Misericordia.

Un’esperienza singolare, indimen­ticabile. (f.d.)

di Franco Deramo

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