Padre Gino: chiamati a stare in mezzo ai poveri da Trinitari

VITA TRINITARIA
IL CAPITOLO PROVINCIALE

Dall’anno della vita consa­crata all’anno della miseri­cordia. Identità e missione. Siamo chiamati a vivere l’anno della Misericordia, ma come religiosi. Siamo chiamati a stare vi­cino ai poveri, come religiosi. Cri­sto al centro della nostra vita: è la richiesta che parte da San Giovanni De Matha fino a Papa Francesco.

Ci siamo seduti nei banchi della chiesa, nella cappella della Domus, illuminati dalla luce dei mosaici che la rivestono in modo mirabile.

La liturgia eucaristica è appe­na terminata e Padre Gino, a poco più di 12 ore dalla sua rielezione a Ministro provinciale, serenamente, tranquillamente, ha accettato di ri­spondere alle domande che gli ho posto, qui di seguito integralmente e testualmente trascritte.

Padre Gino, il secondo mandato. Da quali sfide si parte?

Tre anni fa partimmo con una grande sfida: la sfida dell’unificazione della Pro­vincia. Si realizzava a livello giuridico, ma attendeva di realizzarsi pienamente in ogni suo aspetto. Posso dire che in questi tre anni abbiamo lavorato intensamente perché questo processo di unificazione po­tesse portare i frutti sperati. Il frutto più grande di questo processo è la fedeltà al carisma e la possibilità di rendere presente nelle nostre comunità, attraverso gli impe­gni e le opere di carità che abbiamo, quella ispirazione originaria di San Giovanni De Matha che ci porta a stare vicino a chi soffre, con una speciale attenzione a coloro che sono privati del più grande dono che il Signore ci ha fatto: la libertà. Esistono tante forme di schiavitù e di oppressione.

In una parola: la più grande criticità affrontata e la più grande gioia che ha provato nel triennio trascorso.

La più grande gioia è stato il sostegno e l’incoraggiamento dei frati, l’essere con­sapevole che la Provincia è veramente una grande famiglia nella quale, tutto somma­to, ci vogliamo bene. La cosa che sempre mi ha consolato è stato vedere in tutti i re­ligiosi, giovani e anziani, un grande amo­re per l’Ordine, per la famiglia religiosa, per il carisma. Questo è veramente una garanzia e un fatto non scontato oggi.

La più grande criticità è la tendenza da parte di alcuni religiosi di voler cam­minare da soli, di sentirsi un po’ distac­cati da quello che è il progetto comune che dobbiamo sempre valorizzare. Prima vie­ne questo progetto comune, poi vengono i progetti personali. Invece, in molti casi si è avuto un rovesciamento di questa priori­tà. Alcuni confratelli hanno dato priorità alle ambizioni personali, che nella vita di un consacrato non hanno alcuna ragione di essere. La Bolla del papa Innocenzo III diceva anche i motivi per cui veniva ap­provata la Regola trinitaria: la capacità del nostro Fondatore di mettere prima Cristo al centro della nostra vita. Fra l’al­tro è quanto ci chiede sempre proprio papa Francesco che in tutti gli incontri che fa con i religiosi ci dice sempre la stessa cosa: “Decentratevi! Toglietevi voi dal centro della vostra vita perché il centro è Cri­sto!”.

Come vivono i padri della Provincia questo appuntamento: amministratore o padre?

I religiosi della Provincia hanno biso­gno di una presenza paterna. Hanno bi­sogno di un punto di riferimento. Hanno bisogno di un riferimento per la vita di co­munione di tutta la Provincia. Siamo una Provincia molto varia. Siamo presenti in sette paesi. Parliamo sei lingue. Questa unità si rende visibile nella persona del Ministro provinciale. È un cammino diffi­cile da compiere, non scontato. Penso che il più grande servizio che il Ministro pro­vinciale oggi possa compiere è quello di far crescere questo senso di unità nella diver­sità delle culture, delle sensibilità e anche delle generazioni. Come possiamo notare, una delle cose più belle di questo Capito­lo è la presenza di numerosi giovani, la presenza importante anche di persone che vengono dalle nostre Case, fuori dall’Ita­lia. L’assemblea provinciale descrive mol­to bene quello che è la vita della Provincia oggi, con le sue grandi potenzialità, con le sue difficoltà. Ma, siamo animati da un grande senso di speranza ed entusiasmo e questo è una grande forza. Allo stesso tempo il Ministro Provinciale è anche il garante della fedeltà di ogni religioso e dell’intera Provincia alla propria consa­crazione e missione. Vigilare, accompa­gnare, sostenere, unire. Ecco in sintesi la grande missione che mi attende.

Ha già detto da dove viene. Il cammi­no che ha fatto. Sarebbe interessante cominciare a capire adesso, con l’e­sperienza fatta, dove vuole condurre la Provincia in questo triennio che nasce proprio alla vigilia dell’Anno Santo del­la Misericordia.

Innanzitutto questo Capitolo si situa alla fine dell’anno della Vita consacrata. Non vorrei dimenticare questo grande evento che, forse, nei mezzi di comuni­cazione è passato più in secondo ordine rispetto al Giubileo. Per noi sono due mo­menti molto importanti: l’Anno della vita consacrata e l’Anno della misericordia. Identità e missione. Noi siamo chiamati a vivere l’anno della Misericordia, ma come religiosi. Siamo chiamati a stare vicino ai poveri, come religiosi. E la prima cari­tà che noi possiamo offrire verso i poveri o verso le persone che ci stanno vicino è essere fedeli alla nostra consacrazione. In­ganniamo noi stessi e gli altri quando pen­siamo che l’infedeltà ai nostri impegni di consacrati non c’entri nulla con la carità che possiamo fare verso i poveri. La prima carità è la testimonianza della nostra vita. Come dicono i documenti della Chiesa, il primo apostolato è la nostra vita fraterna. Il giubileo della misericordia, certamente, ci spinge in una direzione che per la veri­tà avevamo intrapreso già da tempo, come trinitari. Questo lo posso rivendicare con orgoglio: l’accoglienza degli immigrati, tante opere di misericordia che sono nate intorno alle nostre Case, l’accoglienza dei ragazzi disabili. Veramente siamo in per­fetta sintonia con papa Francesco. Questo certamente ci dà un ulteriore impulso e stimolo a fare meglio ciò che già facciamo bene, posso dire. Anche in questo senso, in questo Capitolo è emersa questa volon­tà di intensificare, di ingrandire quelle opere di misericordia che sono nate come piccola realtà, come piccola esperienza, ma che stanno assumendo proporzione di grandi opere di carità perché, purtroppo, nel mondo, nelle città in cui siamo inseriti aumentano i poveri, le persone che bus­sano alla porta del nostro convento. Fino ad oggi siamo riusciti ad accogliere queste persone dando loro non soltanto un aiuto materiale, ma anche il conforto morale e spirituale che non è meno importante.

Un’ultima domanda, padre Gino. Il so­gno che lei, come Ministro provinciale, in questo momento sta accarezzando.

Il sogno… beh! il sogno di Isaia. Il so­gno di vedere realizzato questo progetto di comunione tra di noi e di vedere definiti­vamente superate quelle ombre che delle volte mettono un po’ in discussione questo dono e impegno allo stesso tempo. Spero che possiamo realizzarlo insieme questo sogno. Che diventi un progetto la comu­nione fraterna. Io penso sempre più che, sia come religiosi che come trinitari abbia­mo questo compito: dove siamo dobbiamo essere strumenti di comunione e di condi­visione per superare le logiche di un mon­do che ci vuole divisi, contrapposti, nemi­ci. Specialmente in questi ultimi tempi dove il terrorismo lancia non soltanto le bombe fisiche, le bombe che distruggono la vita delle persone, ma ci sta togliendo la serenità dello stare insieme, la libertà di non aver paura quando si esce, quando si sta in una piazza o si va in una Chiesa.

In questo momento, penso veramente che dobbiamo puntare su questo progetto che è sempre in divenire. La vita fraterna è un cantiere sempre aperto. C’è sempre qualche pezzo da aggiungere. C’è sempre qualche pezzo che si stacca qualche volta. Però, non dobbiamo mai disperare. Quella è la nostra forza.

Non siamo forti quando siamo da soli. La nostra forza è la comunità che ci sostie­ne. Come la mia forza, ieri è la prima cosa che ho detto: “non lasciatemi solo”. La mia forza non sta nelle mie capacità. Non ritengo di essere un superuomo, di avere grandi capacità. La mia forza è soltanto una, è il sostegno della Provincia, è il so­stegno di una comunità che si sente unita intorno alla figura di riferimento, alla sua guida, al Ministro provinciale.

Finita l’intervista, subito fra i con­fratelli che, fuori della chiesa, lo aspet­tavano. Pronto, Padre Gino, a discute­re, dialogare, sorridere, condividere con loro.

di Franco Deramo

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