Come Mons. Di Donna La carità che spinge verso la santità

VITA TRINITARIA
SUI PASSI DI MONS. DI DONNA

Due gennaio. Una data come tante altre, ma che ha rinnovato un ri­cordo e si è rivestita di significato per la Diocesi di Andria.

Infatti, nel 1952, moriva il venera­bile mons. Giuseppe Di Donna, mis­sionario trinitario e vescovo di An­dria, e 64 anni dopo un figlio di questa Chiesa è stato consacrato vescovo!

Apparentemente non c’è nessun collegamento, e la data potrebbe esse­re casuale. In realtà, volendo leggervi la mano di Dio che conduce la storia, pos­siamo trovarvi un filo rosso e, perché no, anche una continuità tra i pastori che assume il valore di un modello ispi­ratore e da imitare.

Il neo-vescovo di Cerignola - Asco­li Satriano, eletto da Papa Francesco il 1° ottobre 2015, ha ricoperto dal 2002 al 2009 l’incarico di vice-postulatore della causa di beatificazione del Ve­nerabile mons. Giuseppe di Donna, vescovo di Andria dal 1940 al 1952, e in quegli anni ha approfondito la conoscenza di questa figura alta del servizio pastorale e della spiritualità, servizio che ha continuato a rendere anche in seguito da rettore del Ponti­ficio Seminario regionale “Pio XI” di Molfetta”.

Quale vice-postulatore, don Luigi ha saputo dare negli anni impulso e vigore alla conoscenza della persona, del ministero, della spiritualità del san­to vescovo attraverso pubblicazioni e conferenze, ma soprattutto intreccian­do alcune tappe della vita diocesana alla figura del pastore.

Come non ricordare la celebrazio­ne della santa Messa in cattedrale ogni 2 di mese e solennizzando il pio tran­sito il 2 gennaio?

Il trasferimento e la collocazione della tomba dal presbiterio in una cappella laterale della cattedrale per favorirne la preghiera e il culto.

Come non ricordare la Sacra Spina, e il rinnovo del prodigio avvenuto nel 2005, di cui attendiamo ancora il 25 marzo 2016 la conferma della preziosa reliquia alla vita di colui che ha voluto in tutto farsi simile al Cristo e soffrire per Lui e con Lui?

Don Luigi durante il saluto e i rin­graziamenti al termine della liturgia di consacrazione ha voluto egli stes­so specificare il significato e la scelta della data: “guardo ai tanti esempi di santità episcopale che il Signore ha donato a questo nostro difficile ma meraviglioso tempo! Vengo ordinato vescovo nel giorno del pio transito di quel Vescovo che ha segnato con la sua carità la vita della cara diocesi di Andria, il venerabile mons. Giuseppe di Donna. Cari condiocesani di Andria, Canosa, Minervino, senza di lui, la nostra storia di fede, carità e speran­za sarebbe stata diversa da quella che è!”.

Parole intense, parole che esprimo­no un riconoscimento, parole che trac­ciano un programma pastorale per il vescovo Luigi, ma che ricordano alla Chiesa di Andria quali devono esse­re i punti di riferimento costanti per il ministero pastorale: la santità e la carità, ovvero la carità che spinge alla santità.

Don Luigi nei giorni seguenti la sua nomina ha voluto celebrare la santa Messa nella basilica di san Cri­sogono a Roma, dove fu consacrato vescovo mons. Di Donna nel 1940, e nelle ultime pagine del libretto di or­dinazione insieme al venerabile don Antonio Palladino e al servo di Dio mons. Tonino Bello, ha voluto ripor­tare la cara immagine del venerabile mons. Di Donna, quasi un viatico per il cammino intrapreso che dalla dio­cesi di Andria porterà nella diocesi di Cerignola - Ascoli Satriano il profumo di una santità immediata, legata all’a­more per la famiglia, per il lavoro, per i poveri soprattutto.

Come atto di gratitudine la postu­lazione della causa di beatificazione di mons. Di Donna ha voluto omaggiare il vescovo Luigi con lo spettacolo te­atrale dell’attore Michele Sinisi “Un monsignore in motocicletta”.

di Domenico Francavilla*
*Sacerdote della diocesi di Andria

Le foto delle due pagine sono
di Michele Malcangio

L'ULTIMO NUMERO

RUBRICHE
SERVIZI

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, a scopi pubblicitari e per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso Accetto