Nella croce pettorale le reliquie del vescovo Di Donna

VITA TRINITARIA
SUI PASSI DI MONS. DI DONNA

Per la sua Ordinazione Episcopa­le, Mons. Luigi Renna non aveva scelto, in un primo momento, la data del 2 gennaio bensì la dome­nica della Sacra Famiglia. Qualcuno gli fece però notare che in quella gior­nata avrebbe messo in difficoltà qual­che vescovo perchè erano previste un pò ovunque “Feste della famiglia”. Da qui la scelta del 2 gennaio, anniversa­rio della morte del vescovo Mons. Di Donna, come prima data utile. E sem­bra che ad attendere il novello Vescovo ci fosse proprio lui, Mons. Di Donna, desideroso di suggerirgli qualcosa di importante prima di insediarsi nella diocesi di Cerignola - Ascoli Satriano.

Ed è proprio don Luigi ad imma­ginare e descrivere, in un articolo pubblicato sul bollettino di gennaio della vicepostulazione del Venerabi­le, che cosa Mons. Di Donna gli possa sussurrare. “Provo a porre l’orecchio sulla sua tomba, davanti alla qua­le mi fermo a pregare ogni volta che vado nella cara Cattedrale di Andria, e a riascoltarlo... Mi dice: ‘ricordati del primo gesto che feci quando radunai i preti in episcopio, quando consacrai la casa del vescovo al Sacro Cuore di Gesù. Era un gesto che voleva dire da dove iniziare: da Cristo, dal rendere il luogo dove avrei vissuto la mia vita privata, l’ascolto della gente, le deci­sioni più importanti, un luogo dove il Signore avesse il posto d’onore’”.

Mons. Di Donna aveva per tutti una risposta di amore, di disponibilità, di comprensione da offrire in semplicità ed umiltà. Costruiva la propria rispo­sta nella preghiera, davanti al Taber­nacolo e la offriva per i mille problemi che lui era chiamato a sciogliere nel silenzio in compagnia di Gesù.

Ma il Santo Vescovo a don Luigi, che ha scelto come motto episcopale l’invito paolino ad “Edificare nella carità”, suggerisce inoltre che per un vescovo la carità non è mai uno slogan o un gesto estetico da ostentare ma è uno stile di vita. Mons. Di Donna mi dice, scrive inoltre Mons. Renna, “che i poveri vanno accolti sul serio e che tutto il vero che una Chiesa riesce ad insegnare deve avere la ‘firma’ della ca­rità, a costo di rimetterci del proprio”.

Mons. Di Donna soffrì della po­vertà materiale e concreta che lo cir­condava, anche se gioì della propria indigenza che lo rendeva simile al Maestro. Mantenne viva in sé la po­vertà che gli imponeva la regola an­che quando fu vescovo e il decoro e la dignità dell’Ufficio avrebbero potuto esimerlo dalla rigidità imposta ad ogni altro fratello nell’Ordine trinitario.

Ma c’é ancora una cosa che Mons. Di Donna dice all’orecchio di don Lu­igi e si tratta del ricordo dei legami creati con i preti, con i laici, con la città anche nelle ore più buie. Così prose­gue don Luigi nell’articolo: “Mons. Di Donna mi dice che il Vescovo è chia­mato ad essere sempre uomo di co­munione, crea legami, riannoda fili di relazioni strappate (il ritorno di Mons. Rella in Seminario!), scende in piazza quando tutti sono fuggiti (le sorelle Porro!), parla con tutti (il dialogo epi­stolare con Tommaso Fiore e quello diretto con Giuseppe Di Vittorio!)”.

Don Luigi, grato per l’esempio offerto da Mons. Di Donna, ha volu­to che alcune sue reliquie venissero incastonate nella croce pettorale che il Vescovo di Andria, Mons. Raffa­ele Calabro, gli ha regalato a nome dell’intera comunità diocesana. E tra i vari consigli che Mons. Di Donna ri­volge a don Luigi c’è senz’altro anche quello di amare la croce. Mons. Di Donna il 26 marzo 1926 ha celebrato il suo sposalizio con la croce, e dopo questa esperienza, che lo avvia all’u­nione d’amore con Cristo crocifisso, egli si costruisce una croce di legno irta di chiodi che spesso sarà bagna­ta dalle sue lacrime e dal suo sangue. Insieme alla croce del missionario e, più tardi, alla croce del Vescovo, egli porterà sempre la sua croce di legno chiodata, pegno di amore a Cristo e di donazione ai fratelli. Nei suoi appunti si interroga spesso sull’amore per la croce: “la devo amare di più. È con la croce che Gesù ha salvato il mondo. È con la croce che anch’io potrò concor­rere a salvarlo”. Solo la croce secondo il Venerabile Mons. Di Donna rende fecondo il ministero episcopale.

Quella croce, con le reliquie di Mons. Di Donna, che don Luigi por­terà al collo sarà certamente occasio­ne propizia per ringraziare il Signore per il suo infinito amore, ricordare co­stantemente il programma di servizio episcopale “edificare nella carità”, ma sarà anche occasione propizia per im­pegnarsi a vivere il ministero facendo tesoro dei preziosi insegnamenti of­ferti da Mons. Di Donna, certo della sua paterna e benevola protezione.

di Gianni Massaro*
*Vicario generale della diocesi di Andria

Le foto delle due pagine sono
di Michele Malcangio

L'ULTIMO NUMERO

RUBRICHE
SERVIZI

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, a scopi pubblicitari e per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso Accetto