Gianmarco, il fuoriclasse Tra dolore e voglia di vivere

VANGELI SCOMODI
SANTITÀ NASCOSTE

La storia di Gianmarco Sori, giovane liceale di Copertino (LE), venuto a mancare il 18 luglio 2015 a causa di un glioblastoma, è stata raccontata nel libro Il fuoriclasse. Gianmarco Sori, un angelo tra terra e cielo (Ed Insieme, 2016) di don Salvatore Cipressa, do­cente di religione cattolica nei licei statali, di teologia morale presso l’I­stituto Superiore di Scienze Religiose di Lecce e di bioetica presso l’Istituto Teologico Calabro, che è stato suo do­cente presso il Liceo Scientifico “Don Tonino Bello” di Copertino.

Una storia non comune, che mani­festa la grande sensibilità e la incredi­bile forza d’animo che hanno contrad­distinto Gianmarco nel corso della sua penosa e dolorosa malattia, che ha ine­vitabilmente coinvolto la sua famiglia e i suoi amici. Tutto ciò emerge nel libro anche attraverso il diario della madre Sabina, in cui si avvicendano momen­ti di fede e di disperazione, di dolore e di speranza, che danno voce alla ma­lattia del figlio Gianmarco in tutta la sua drammaticità.

Cuore di una madre tutto proteso d’amore per le sorti del figlio, attra­verso un incessante interpellare Dio, la propria storia, se stessi: cuore che si fa cammino estremo nell’incom­prensibilità di un mistero, quello della sofferenza, del dolore, nella domanda ineludibile: perché?

Eppure è il figlio Gianmarco a ri­spondere alla madre. Mamma Sabina il 23 febbraio 2015 scrive: “Quando Gianmarco parla a me sembra che non sia lui a parlare ma un angelo che è venuto dal cielo per far luce sugli av­venimenti della vita… per dare chia­rezza ai misteri del dolore…” (p. 23).

La vita di Gianmarco apre, in chi sta attorno a lui, un dialogo continuo con Dio, che non è solo quello della sofferenza, ma soprattutto dell’amore che soltanto può offrire una ragione, un senso e che sa fare della propria croce una missione per gli altri. Nella sua Lettera a Gesù Bambino Gianmar­co scrive: “Mi piacerebbe che tutti i bambini del mondo potessero vivere con gioia e senza sofferenza. Ma so­prattutto fa’, o Signore, che la guerra non ci sia più perché è davvero dolo­roso vedere soffrire i bambini che vi­vono nelle zone dove ci sono guerre in continuazione. Tutti gli uomini del mondo dovrebbero vivere in pace e in armonia, quindi ti prego di esaudire questi desideri” (p. 53).

Gianmarco si racconta. Parla della sua personalità, dei suoi progetti, del­le sue speranze: si definisce socievole, pieno di fede e di amore per la vita, sensibile alle sofferenze dei bambini e di tutte le persone che aveva incon­trato nei suoi viaggi per curarsi e di cui spesso di preoccupava, pregando spesso per loro. Nell’intervista rea­lizzata a Milano il 7 febbraio 2015, Gianmarco confida: “Ogni volta che entro [in un ospedale], vedo i bambi­ni che piangono e questo è orribile, i bambini non devono soffrire, dovreb­bero

giocare all’aria aperta come tutti gli altri. Non meritano di soffrire… ci sono casi di bambini che stanno male. Per questo ogni giorno prego e dico: ‘Signore fa che i due amici piccolini, che ho conosciuto a Milano, stiano presto bene’. Anzi Lo imploro e Gli dico: ‘Fai stare male me, ma fai che loro stiano presto bene’” (p. 39).

Non è mai ripiegato su stesso: ha colto, quale spirito alto, il valore che ac­quista la sofferenza quando è unita alla preghiera e al dono di sé, come scrive in una poesia: “La vita scorre in un ba­leno/ogni piccolo momento va vissuto in pieno./Chi non soffre non lo sa, ma la felicità è tutta qua” (p. 64).

Gianmarco semina, attraverso i suoi scritti e le testimonianze di chi gli sta attorno, gesti di altruismo, di co­raggio, di speranza, che ne fanno una persona singolare, capace di stupirsi delle piccole cose e di farsi carico delle sofferenze degli altri, riuscendo a do­nare sempre qualcosa di sé, ribadendo con forza la necessità della preghiera e la supremazia dell’amore di Dio, come disse ad un suo amico che gli aveva confidato le sue difficoltà: «Alex, non essere triste se adesso va male: Dio sta pensando qualcosa di speciale per te; tutto ciò che meriti arriverà» (p. 107).

L’esistenza di Gianmarco si tra­sforma, per noi, in un inno all’amore in Dio e nel prossimo, testimoniato dalla possibilità di donarsi in ogni cir­costanza, di andare oltre se stessi ver­so una nuova prospettiva di senso e di costruzione di una civiltà di pace.

di Luca Cucurachi

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