SAN SIMONE DI ROJAS - Santo trinitario e mariano Araldo della dignità umana

VITE TRINITARIE
SANTI NOSTRI

 

PER MARIA AI POVERI

Il 28 ottobre 1552 nacque a Valladolid Simone de Rojas, terzo dei cinque fi­gli di Gregorio e Costanza, una fami­glia della media borghesia. A 14 anni chiese di entrare nei Trinitari della sua città.

Dopo il tempo di noviziato, pro­prio lo stesso giorno che compiva i 20 anni, il 28 ottobre 1572, emise a Valla­dolid la sua professione religiosa e fu destinato alla prestigiosa città di Sala­manca, per compiere gli studi univer­sitari di filosofia e teologia.

I biografi raccontano di lui che, nonostante le sue molteplici qualità, era balbuziente. Ma durante il viaggio verso Salamanca si fermò per alcuni giorni nel Santuario della Madonna delle virtù. Da quel momento la bal­buzie scomparve.

Nel 1577 fu ordinato sacerdote e come ringraziamento celebrò la sua prima messa proprio sull’altare della Madonna delle virtù.

RIFORMATORE E GUIDA

Dal 1580 al 1587 è stato professo­re prima di filosofia e poi di teologia nel Collegio Trinitario di Toledo. Qui conobbe San Giovanni Battista della Concezione quando era ancora novi­zio nel 1580.

A 35 anni divenne ministro nelle comunità. Fu animatore e guida sicura per i fratelli: un vero riformatore della vita religiosa. Negli ultimi vent’anni della sua vita visse a Madrid dove fu ministro della Casa, Provinciale e an­che visitatore.

Qui giunse nel 1601 e fu presentato al re Filippo III il quale lo scelse come consigliere personale e tutore dei suoi figli. Quando salì al trono Filippo IV, Padre Rojas venne nominato, il 18 di­cembre 1621, confessore della regina Isabella di Borbone.

CONFESSORE REALE

Anche se lui era a contatto con per­sone di ogni ceto sociale, non ha mai nascosto la sua preferenza per i poveri e gli emarginati. Infatti, dalla casa reale non volle ricevere alcun salario né al­cun trattamento speciale.

Inoltre chiese e ottenne di prose­guire nell’esercizio delle sue attività che sempre aveva svolto: predicare e confessare, promuovere la redenzione degli schiavi cristiani come prevede­va l’Ordine, visitare gli infermi negli ospedali, visitare i carcerati e occupar­si dei più poveri della società.

AVE MARIA E CARITÀ

Una delle iniziative più cono­sciute da San Simone di Rojas sarà la fondazione della Congregazione de­gli Schiavi del Dolce Nome di Maria con l’approvazione dello stesso Re di Spagna. “Approfittando” della sua po­sizione nella Corte Spagnola, ottenne dal Papa Gregorio XV anche il ricono­scimento della festa liturgica del Dolce Nome di Maria sia per la diocesi che per i Trinitari. A partire dal 21 di novembre 1611 con l’aiuto della Congregazione degli Schiavi del Dolce Nome di Ma­ria intraprese un’attività caritativa che è ancora viva oggi e che continua a dar da mangiare, vestire ed ascoltare centinaia di poveri e senza tetto di Ma­drid. L’iniziativa San Simone la volle intitolare “Ave Maria”. Lui infatti, era popolarmente chiamato e riconosciuto come “Padre Ave Maria”. Attualmente, tutta la Famiglia Trinitaria di Madrid è coinvolta in questa attività caritativa fondata da San Simone di Rojas. Ed è interessante come si sia diffuso lo spi­rito della “schiavitù mariana” arrivan­do, soprattutto attraverso la nobiltà del tempo, ad altre Nazioni, come i Pa­esi Bassi, e arrivando perfino in Polo­nia. Una testimonianza è stat il motto “Totus Tuus” di San Giovanni Paolo II.

Per i suoi biografi, la vita di San Simone di Rojas resta incastonata tra due “Ave Maria”. Quella di inizio quando ha bisbigliato le sue prime parole nelle braccia della madre Co­stanza, grande devota della Madon­na, e quella del suo ultimo sospiro. L’invocazione “Ave Maria,” era per lui il saluto e il congedo negli incontri quo­tidiani con le persone e sempre la scri­veva prima della sua firma. San Simone di Rojas inoltre ha divulgato un Rosa­rio speciale in onore dell’Immacolata Concezione: si tratta di una corona di 72 granelli bianchi (in onore degli anni della Madonna) uniti da un cor­done azzurro sormontati da una pic­cola croce. Ancora oggi è diffusa per i poveri, l’Ave Maria di Madrid.

LE REDENZIONI

Un’altra caratteristica del nostro santo è stata la sua sollecitudine per la redenzione degli schiavi. Per sua iniziativa furono organizzate alcune redenzioni. Una di queste vide pro­tagonisti i Padri redentori Bernardo de Monroy, Juan del Águila e Juan de Palacios, i tre martiri di Algeri. Quel martirio lo colpì molto. Esistono, in­fatti alcune lettere inviate a Padre Monroy durante la sua lunga prigio­nia in Algeri (1612-1622). Egli stesso promosse il processo per la canoniz­zazione di questi fratelli martiri.

San Simone si dedicava ogni mar­tedì alla visita dei carcerati cercando di lenire le loro sofferenze con ogni mezzo. Visitava assiduamente gli ospedali, ha fondato una casa per i bambini orfani: in lui la fantasia della carità veramente non trovava frontiere tanto erano diverse le sue attività in fa­vore dei poveri a Madrid e dintorni dove spesso lo chiamavano a predicare.

 

FONTE DELLA PREGHIERA

Tra i suoi scritti troviamo pure un grosso trattato su “La preghiera e le sue grandezze” dove mostra il suo autentico cuore trinitario e mariano. Uomo di assidua preghiera, egli stesso confessava con umiltà che “tutto quan­to predicava, tutto lo trovava nella pre­ghiera”. Eccone un piccolo saggio in forma di preghiera: “Servitevi, Signo­re, del mio cuore e della mia volontà; legatela a Voi, Signore, perché non vi lasci mai, perché in nessun punto sap­pia separarsi dal vostro divino amore e volontà… A Voi, Signore, prendo per Padre, al quale voglio amare; a Voi prendo per tesoro, dove sempre ci sia il mio cuore; a Voi prendo per spo­so dell’anima mia. In me si accenda il fuoco dello Spirito Santo” (p. 266).

Nel 1624, aveva 72 anni, si verifi­cò una profanazione in una chiesa del centro di Madrid. Il fatto gli causò un immenso dolore, tanto che da quel giorno Padre Simone non sembrò più lo stesso. Gli stessi biografi ipotizza­no che l’evento avrebbe addirittura anticipato l’ora della sua morte: una persona (sicuramente disturbata) era entrata in chiesa durante la messa, aveva preso l’Eucarestia e l’aveva cal­pestata per terra.

IL RITORNO AL PADRE

Poco tempo dopo, il 29 settembre 1624, di domenica, alle tre del pome­riggio morì.

Alla notizia ci fu un clamore popo­lare dai più poveri ai più nobili della società. Si avvicinarono alla chiesa dei Trinitari con la richiesta di vedere il santo. Per riportare l’ordine il Re in­viò duecento guardie e i frati dovette­ro spalancare le porte per accogliere la moltitudine in chiesa.

La Regina, Isabella di Borbone, pianse alla notizia e inviò i tre migliori pittori di camera, tra questi il famoso Diego Velazquez, per realizzare i ri­tratti del suo confessore.

Furono celebrati nove diversi fu­nerali solenni, a parte le esequie. I commediografi guidati da Lope de Vega, grande amico del santo, crea­rono rappresentazioni della vita del amico perduto.

Anche nelle principali città del­la Spagna si celebrarono funerali, in modo speciale a Valladolid sua città natale. Qui partecipò anche San Mi­chele dei Santi. Il suo corpo fu espo­sto per dodici giorni alla venerazione dei fedeli. Non ci fu un povero o un bisognoso della città che non si siano congedati da lui che era considerato “padre dei poveri”.

• IL NUNZIO: SANTO SUBITO

Il Nunzio di Sua Santità, Mons. Giulio Sacchetti, scrisse: “Se il Papa avesse visto quello che io ho visto canonizzerebbe al momento Padre Rojas”. Solo sei giorni dopo la sua morte si aprirono le consultazioni per il processo di beatificazione informativo sotto l’autorità del Nunzio.

I decreti del Papa Urbano VIII (1626) freneranno i processi, perché - si legge nei decreti del Papa - si può aprire un processo di beatificazione dopo cinquant’anni dalla morte dei Servi di Dio.

Riconosciuta l’eroicità delle sue virtù dal Papa Clemente XII, il 25 mar­zo 1735, è stato beatificato da Clemen­te XIII, il 19 maggio 1766.

Il 3 luglio 1988 Papa San Giovanni Paolo II ha canonizzato San Simone di Rojas presentandolo all’intera Famiglia Trinitaria come espressione esemplare oggi del carisma trinitario-redentore.

A proposito della sua canonizza­zione scriveva il Ministro Generale dell’Ordine: “Cronologicamente par­lando, San Simone di Rojas appartie­ne al passato, ma in realtà lui resta per noi un autentico profeta per il nostro tempo”.

 

di Padre Isidoro Murciego

L'ULTIMO NUMERO

RUBRICHE
SERVIZI

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, a scopi pubblicitari e per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso Accetto