La Trinità dell’Urbe. Porte aperte ai pellegrini

VITE TRINITARIE
CONFRATERNITE

 

La realtà confraternale forse più rilevante all’interno della Fa­miglia Trinitaria è rappresenta­ta dall’Arciconfraternita della Trinità dei Pellegrini e Convalescenti, fondata in Roma da San Filippo Neri nel 1548, per assistere queste categorie sociali.

Un gruppo di laici iniziò a riunirsi nella chiesa romana di San Girolamo della Carità per realizzare iniziative caritatevoli. La forte crescita del nu­mero degli associati spinse il santo fondatore (da poco divenuto sacer­dote) a dare uno status canonico alla sua associazione. Per il giubileo del 1550, la confraternita si assunse l’one­re di ospitare presso una propria casa i pellegrini, con particolare riguardo per coloro che giungevano da più lontano.

Terminato l’Anno Santo, il soda­lizio rivolse le proprie cure ai malati poveri che, dimessi dagli ospedali cittadini, non avevano dove passare la convalescenza. Nel 1558 Papa Pao­lo IV le assegnò l’uso perpetuo della chiesa di San Benedetto in Arenula. Nel 1559 la confraternita acquistò nei dintorni della chiesa una casa da adi­bire ad ospedale-ospizio. Il giubileo del 1575 vide ospitati nelle strutture della Confraternita più di 180.000 per­sone.

Versando la chiesa in pessime con­dizioni, la confraternita decise di de­molirla e di ricostruirla ex novo: la pri­ma pietra fu posta il 26 febbraio 1587, la solenne consacrazione avvenne il 12 giugno 1616, dopo alterne fasi di fer­venti lavori e di stasi, con il nome di Santissima Trinità e San Benedetto.

Questa chiesa, attuale sede della nostra associazione, ha festeggiato quest’anno il 4° centenario della pro­pria dedicazione con un solenne Pon­tificale proprio nello stesso giorno in cui 400 anni fa venne destinata al cul­to. Si tratta della chiesa della Trinità all’imbocco di via Giulia, nei pressi del Lungotevere. Per chi li sa cogliere, lungo queste vie del centro storico di Roma, sono percepibili i passi di tanti nostri confratelli che lungo la storia ivi transitarono per recarsi a pregare sul­la tomba di San Pietro e per ottenere il dono dell’Indulgenza plenaria.

Dopo il ricordato Giubileo del 1575 in cui la confraternita iniziò solenne­mente la propria opera di dedizione ai pellegrini, in tutti gli anni santi suc­cessivi la chiesa della Trinità e il suo ospizio continuarono ad essere il ful­cro dell’accoglienza religiosa a Roma, ospitando fino a 400.000 persone, fino

al Giubileo del 1825, dopo di che le mutate situazioni politiche obbliga­rono a fare forti ridimensionamenti sociali sia in città che altrove, e di ri­flesso anche sull’ “indotto”, compreso quello religioso.

Ad ogni modo, memore del suo pas­sato e della sua missione istituzionale, durante tutto l’assedio romano del 1849 l’Ospedale dei Pellegrini assistette più di 1500 feriti, tra i quali il patriota geno­vese Goffredo Mameli.

Chiesa della Trinità a parte, la co­stituzione della Confraternita omoni­ma rappresentò “devozione nella for­ma, cultura e civiltà nella concretezza della vita, capacità di coordinare rap­porti attraverso la virtù dell’ospitali­tà”, condivisa da numerose associa­zioni diffuse lungo le principali rotte di pellegrinaggio e non solo, che ad essa si legheranno. Nel 1562 Pio IV le assegnò il titolo di Arciconfraternita ossia di “casa-madre” con facoltà di aggregare altri sodalizi simili diffusi nel mondo. Il Giubileo del 1575 fu il banco di prova per l’arcisodalizio ro­mano nell’accoglienza dei pellegrini: gli esiti furono molto positivi e così nel 1576 Gregorio XIII ampliò le facoltà già concesse anteriormente.

Nel 1593 Clemente VIII sospese le nuove aggregazioni alle Arciconfra­ternite. Dopo che lo stesso Pontefice, nel 1604, diede le prime norme gene­rali circa la disciplina delle aggrega­zioni, queste ripresero velocemente e copiosamente. I sodalizi che chie­dono l’aggregazione possono essere raggruppati in base alla loro attinenza con la spiritualità od i carismi della casa-madre e quindi si rilevano, natu­ralmente, quelle dedicate alla Trinità fin dalla loro fondazione (che non cam­biano od integrano il loro titolo all’atto dell’affiliazione). E poi quelle dedicate a Misteri di Fede (Croce, Sacramento, Salvatore, Spirito Santo, ecc.), maria­ne (Madonna del Soccorso, del Buon Rimedio, addirittura della Mercede ossia dell’altro grande Ordine religio­so antischiavista), attinenti santi pelle­grini (San Giacomo e San Rocco, loro patroni per eccellenza) od a San Fran­cesco da Paola (che ebbe una visione della Trinità cosicché furono le nostre Confraternite che diffusero il culto d questo santo, fondatore di un Ordine religioso non collegato ai Trinitari), aventi origini da Confraternite di pe­nitenza relative ad attività assisten­ziali (carità, misericordia, hospitium, ecc.). Ovvio che in questi ultimi casi il titolo della Trinità viene anteposto al titolo originario del sodalizio, che non va comunque perduto. Data la revisione delle aggrega­zioni voluta da Clemente VIII, e data la facoltà del Superiore di un Ordine religioso di costituire confraternite legate al proprio istituto, diverse con­fraternite trinitarie sparse per il mon­do cattolico chiesero od ottennero il rinnovo della propria aggregazione sia alla Trinità dei Pellegrini che di­rettamente al nostro Ordine religio­so. Infatti lungo la storia sono diversi i casi di associazioni costituite autono­mamente e poi legatesi in seguito alla Famiglia Trinitaria oppure di associa­zioni costituite direttamente dal nostro Padre Ministro Generale (o suoi Pro­curatori), o ancora di sodalizi costituiti dall’autorità ecclesiastica competente (es. classico il Vescovo diocesano) e quindi aggregati. Accadeva così che un sodalizio avesse 2 o 3 aggregazioni e relativi rinnovi di legami e di benefici spirituali che a qualcuno a volte fa­cevano sorridere e altre volte davano invece preoccupazioni per gestire tut­ti questi legami e relative implicazioni legali. Non si deve pensare ad una “pia caccia” all’Indulgenza o a chissà quale tipo di privilegio anche sociale, ma alla considerazione che i nostri predeces­sori avevano della compartecipazione alle preghiere e buone opere.

Nel giugno 1821 avviene l’ultima grande revisione dello statuto dell’Ar­ciconfraternita. Si stabilisce definiti­vamente la partecipazione ai benefici spirituali comunicati dall’Osst e que­sto aiuta a definire anche i rapporti coi religiosi.

Vengono quindi verificate le ag­gregazioni esistenti, situazione che in sostanza è proseguita fino agli anni ‘60 del ‘900 con la stesura a cura di p. Luigi Cianfriglia, dell’elenco del­le confraternite erette od aggregate dall’OSST.

In pratica occorre tener presente anche l’aspetto operativo che vedeva in prima linea la Trinità dei pellegrini e quella del Riscatto, ossia: funzionale al riscatto vi era il rimpatrio e quindi l’as­sistenza a chi tornava a casa. Ecco per­ché i due titoli non sono mai stati con­correnziali ma sussidiari l’uno all’altro.

Questa condizione giuridica è tutt’ora presente e valida nella legi­slazione dell’Osst dove si afferma il preciso legame non solo spirituale ed affettivo ma anche giuridico, esistente tra il nostro istituto religioso e le con­fraternite ad esso collegate, ma prima di toccare questi testi fondamentali basta richiamare quanto dispone la Regola di Vita del Laicato Trinitario, dove non sono certo dimenticate le confraternite che costituiscono la forma più antica, sperimentata, diffusa e tutt’ora valida e proponibile di laicato, al pari di altre esperienze.

A parte il diritto canonico, è bel­lo rilevare che la parte iniziale dello statuto della Trinità dei Pellegrini del 1821 contiene una prima “regola” per i confratelli (più che per il gruppo), ossia che esistevano già strumenti di formazione per i singoli iscritti oltre che per l’organizzazione cui facevano e fanno riferimento.

Tornando un attimo alle peculiarità della chiesa della Trinità dell’Urbe, al suo interno sono conservate le reliquie (è proprio il caso di dirlo) di alcuni pro­tagonisti de suoi inizi. Dietro l’altare maggiore è sepolto Padre Persiano Rosa che fu confessore, consigliere, sostenitore di San Filippo Neri al suo affacciarsi a realtà e problemi di Roma del suo tempo. Nella seconda cappella sulla destra di chi entra, fino al 1965 fa era sepolto San Giovanni Battista Derossi, illustre confratello di questo sodalizio.

A questa Arciconfraternita furono iscritti anche altri santi, cominciando da San Giuseppe Benedetto Labre e da San Vincenzo Pallotti ricordato pure dal Calendario Liturgico Proprio dell’OSST.

Se anche la Confraternita perse la sua specificità a causa dei mutamen­ti politico-sociali sopra accennati, la chiesa della Trinità rimase luogo di culto e dal 2008 è divenuta parrocchia personale affidata alla Fraternità Sa­cerdotale San Pietro per assicurare un’adeguata assistenza religiosa all’in­tera comunità dei fedeli residenti nella Diocesi di Roma che seguono la Santa Messa e tutti i Sacramenti secondo la forma extraordinaria del Rito Romano. Fermo restando che l’antica e venera­bile Arciconfraternita della Santissima Trinità dei Pellegrini e Convalescenti ha ancora sede in questa chiesa e nei locali annessi e da qui può proseguire a fare del bene assieme alle sue aggre­gate ed all’intera famiglia spirituale omonima di cui fa parte. Le associa­zioni aggregate sono quindi invitate a tener presente la loro casa-madre ed a vistarla, quando si recano in pelle­grinaggio a Roma. La procedura delle aggregazioni non è abolita e nemme­no quella per ottenere il rinnovo delle Indulgenze.

 

di Gian Paolo Vigo

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