L’abito delle confraternite trinitarie. Segno esteriore della bellezza interiore

VITE TRINITARIE
CONFRATERNITE

Presentando in questi mesi le nostre confraternite sparse per l’Italia, abbiamo rilevato che non tutte hanno lo stesso abito. Può forse essere utile una bre­ve spiegazione di alcune singolarità/ particolarità dell’abito indossato dai componenti dei nostri sodalizi, visto che quello delle Confraternite trinitarie presenta (almeno in via di principio) alcune peculiarità. A seconda dei casi può essere completamente rosso op­pure bianco “cum cruce”.

L’abito bianco é quello delle origini di tutte le Confraternite (non impor­ta di che titolo), richiama il colore dei primi abiti in stoffa povera, indossa­ti dai Flagellanti e dai Disciplinanti medievali (coerentemente con lo spi­rito di mortificazione e di riparazione che fu posto ad origine e che animò le prime forme di associazionismo con­fraternale, i primi Confratelli e Conso­relle, per manifestare pubblicamente il loro impegno di espiazione per i peccati del mondo e di pacificazione sociale adottarono come abiti delle rozze tuniche, richiamo alle vesti di penitenza di biblica memoria).

Così furono e sono confeziona­ti gli abiti della maggior parte delle Confraternite. Su questo abito sono quindi stati inseriti o aggiunti diversi altri elementi, ivi compresa, in alcuni casi specifici come quelli delle Con­fraternite legate ad Ordini religiosi, l’adozione di elementi delle tonache dei frati: in primis, ad esempio, lo sca­polare, o la mantellina (riduzione del mantello), o la corona (del Rosario o di altra devozione).

Il rosso é il colore caratteristico dell’abito dell’Arciconfraternita della Trinità ed ovviamente delle sue aggre­gate. Indica l’effusione dello Spirito Santo ed il fuoco della carità che deve infiammare il cuore di chi é iscritto a questa associazione nell’esercitarne lo scopo: la glorificazione della Tri­nità attraverso l’azione di liberazione del prossimo dall’abbandono e dal­le emarginazioni. Non poteva essere scelto colore migliore per il Mistero principale della Fede, visto che, sim­bolicamente, il rosso indica la regalità (regalità di Cristo, Signore dell’univer­so, della storia e dell’umanità redenta): nell’antichità il rosso ottenuto con la porpora era il colore degli abiti di un sovrano.

Così, dato quanto appena precisa­to, le Confraternite della Trinità non hanno sempre abito rosso ma posso­no pure averlo bianco (a richiamo di quello dei frati) sul quale campeggia la cosiddetta “croce trinitaria” (stem­ma dell’omonimo nostro Ordine re­ligioso) che richiama le tre Persone del Mistero principale della Fede in base ai tre colori - bianco, azzurro e rosso - con cui è realizzata. Ovviamen­te (considerando i singoli casi, la cui evoluzione storica è sempre qualcosa di esclusivo ed originale) si possono dare combinazioni di emblemi e/o di elementi tra i diversi abiti. Dato che il titolo della Trinità e l’abito confrater­nale relativo prevalgono sulla situa­zione originaria della Confraternita che chiede di entrare a far parte di una determinata organizzazione di vertice, in alcuni casi, si può addirittu­ra arrivare ad un abito avente tunica bianca e mantellina rossa sulla quale sono apposti stemmi trinitari: questo per non rinunciare all’origine dell’as­sociazione però integrando il suo abi­to con aggiunte successive, testimoni del percorso storico compiuto.

In origine le croce che costituisce il nostro stemma comune, era foggiata su tipo e forma di quelle degli ordini cavallereschi: (in araldica questa croce è detta “patente”). In seguito, dopo la riforma dell’Ordine Trinitario, avve­nuta a partire dal 1599, si adottō una foggia semplificata, tuttora in uso (in araldica questa croce é detta, invece, “greca”).

La croce “patente” identificō i reli­giosi Trinitari cosiddetti “calzati” (Or­dine originario, i cui frati portavano scarpe come calzatura), quella “greca” i religiosi Trinitari “scalzi” (Ordine ri­formato, che prevedeva che i frati por­tassero sandali come calzatura, ecco il perché di questi aggettivi). Comun­que, indipendentemente dalla forma usata per raffigurarla, questa croce divenne ed é tuttora simbolo ufficiale, “signum”, sigillo dei Trinitari e delle loro varie emanazioni.

A differenza delle Confraternite della Trinità dipendenti direttamente dall’Ordine (nelle quali i membri in­dossano cappe di colore bianco, che richiamano le tonache dei frati), le Confraternite della Trinitā dipenden­ti dall’Arciconfraternita casa-madre della Trinità di Roma (vedi Trinità e Liberazione di Novembre 2016) adot­tano per i propri membri cappe di co­lore rosso, richiamo all’effusione dello Spirito ricevuta da San Filippo Neri ed al fuoco della caritā che deve motivare i Confratelli nelle loro opere di glorifica­zione del Mistero principale della Fede (non a caso fu scelto il colore che sim­bolicamente indica la regalitā, come si è detto sopra), e di misericordia verso i pellegrini, i malati, gli schiavi a causa della fede, gli emarginati. Non a caso può esistere una doppia aggregazione valida non solo spiritualmente ma pure operativamente, tuttora in vigore, sia all’Arciconfraternita che all’Ordine della Trinità, tenuto conto che nelle operazio­ni di rimpatrio era ovviamente da preve­dere anche l’assistenza (alloggio, ecc.) ai rimpatriati.

Poiché le Confraternite seguirono le vicende dell’Ordine religioso di appar­tenenza anche quanto ad apposizio­ne del relativo “marchio di fabbrica” su arredi, affreschi, apparati liturgici, ecc., questo adeguamento valse anche per quanto riguarda un capo dell’abito confraternale, e cioé per la mantellina (per chi la adotta) portata sopra l’abito confraternale vero e proprio costituito dalla sopra-veste a forma di camice (la quale è in genere conosciuta col nome di “cappa” o sacco).

La mantellina (in alcuni luoghi detta “tabarrino”) riprende il mantello dei religiosi, che l’avevano bianco in origine, nero dopo la loro riforma. Secondo la Regola dei Trinitari il co­lore nero é estraneo sia all’abito dei religiosi che alla simbologia dell’Or­dine e fu adottato solo ad indicare la sua riforma. Di conseguenza anche le Confraternite nate od aggregate dopo tale anno dovrebbero avere mantel­lina nera, mentre quelle preesistenti dovrebbero averla bianca. In effetti, invece, qualche eccezione ci fu e tut­tora rimane.

In alcuni casi particolari, la man­tellina è verde (colore del pellegri­naggio terreno, richiamo ai pellegrini da assistere e pure indiretto richiamo alla Chiesa Orientale, dove il verde è il colore liturgico della solennità della Trinità), in altri essa è azzurra (colore del cielo e quindi dell’eterni­tà del Mistero principale della Fede): combinando quest’ultima con il ros­so dell’abito ed il bianco del cordone, ecco che il tricolore trinitario viene così manifestato.

Tutte le “cappe” delle aggrega­te all’Arciconfraternita Madre della Trinità dei Pellegrini (indipenden­temente dalla diretta o mediata af­filiazione all’Ordine dei Trinitari e/o dai legami spirituali che comunque ci sono con i religiosi) dovrebbero inoltre portare sul lato del cuore una piccola crocetta che non è detto che sia sempre quella trinitaria.

L’Arciconfraternita, la casa-madre della Trinità dei Pellegrini di Roma, ad esempio, prevede che sul proprio “sacco” sia presente una croce bianca all’altezza del cuore, ma questo più che altro a rimembranza dell’origine di tut­te le confraternite quali associazioni di penitenti cui la Madonna stessa indicò di indossare un abito sul quale fosse apposta una croce rossa, simbolo pa­squale (= sangue dell’Agnello redento­re), cosicchè, non potendo sovrapporre rosso su rosso, si utilizzò il bianco su rosso. In seguito questa croce venne in alcune realtà sostituita od integrata da quella trinitaria, tricolore.

I valori spirituali contenuti nel simbolo rappresentato dall’abito con­fraternale sono così profondi da meri­tare tuttora molta considerazione, non certo da lasciare da parte in nome di ragioni diverse. L’abito esteriore è in­somma, e deve essere, segno e richia­mo dell’abito interiore, morale, dei Confratelli.

di Gian Paolo Vigo

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