“Le vocazioni aumentano se cresce la nostra fedeltà alla bellezza della nostra chiamata e della nostra missione”

VERSO L’ASSEMBLEA INTERTRINITARIA
SOLENNITÀ DELLA SS.MA TRINITÀ 2017. IL MESSAGGIO DEL MINISTRO GENERALE

C
ari fratelli e sorelle, preparando­ci alla solennità della Santissima Trinità, nostra festa titolare, vol­tiamoci verso nostro Dio Uno e Trino, con cuore pieno di riconoscen­za e di gioia.

Rinnoviamo la nostra consacrazio­ne speciale alla Santa Trinità e vivia­mo questo tempo di grazia come re­sponsabili amministratori del nostro prezioso patrimonio. Voglio salutare fraternamente e sinceramente ciascu­no di voi, così come ogni comunità o fraternità, augurandovi di vivere una autentica esperienza della gioia e del­la pace del nostro Dio. Vorrei riflettere con voi sulla santità della nostra chia­mata e sull’urgenza di un lavoro serio e continuo in favore delle vocazioni, re­ligiose e laiche, nella nostra Famiglia.

Pur contento del numero crescente dei giovani che entrano nella nostra famiglia in alcuni Paesi, la penuria di vocazioni continua a colpire altre zone geografiche e diventa una preoc­cupazione seria in diversi settori della nostra vita e attività. Numerosi fratelli e sorelle lavorano con energia per of­frire la libertà e la dignità a coloro che ne sono privati, in modo particolare a coloro che non possono vivere libe­ramente la loro fede, soccorrendo chi soffre o è emarginato e sostenendo la fede dei credenti. Anche se il numero di coloro che serviamo aumenta pa­lesemente, il numero di coloro che li servono diminuisce a ritmi allarman­ti. Giustamente, siamo tutti preoccu­pati per la continuità della nostra pre­senza e della nostra opera in un mondo che anela Dio e che cerca con ansia il senso dell’esistenza umana e della sua speranza. Da qui l’importanza di vi­vere in modo più pertinente, più pro­fondo, più fedele la nostra vocazione trinitaria. Ciò renderà da una parte la nostra vita e il nostro ministero, più efficace, e dall’altra la ricerca di voca­zioni più fruttuosa.

Riflettendo su questo argomento, mi sono soffermato sulla Parola di Dio, in particolare sulla pericope che racconta la chiamata dei primi disce­poli nel primo capitolo del Vangelo di Giovanni:

“Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi disce­poli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: ‘Ecco l’agnello di Padre Jose Narlaly*

di Dio!’. E i due discepoli, senten­dolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: ‘Che cercate?’. Gli risposero: ‘Rabbì (che signi­fica maestro), dove abiti?’. Disse loro: ‘Venite e vedrete’. Andaro­no dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che ave­vano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli in­contrò per primo suo fratello Si­mone, e gli disse: ‘Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)’ e lo condusse da Gesù. Gesù, fissan­do lo sguardo su di lui, disse: ‘Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pie­tro)’. Il giorno dopo Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: ‘Se­guimi’. Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filip­po incontrò Natanaèle e gli disse: ‘Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret». Natanaèle esclamò: ‘Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?’. Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Nata­naèle che gli veniva incontro, disse di lui: ‘Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: ‘Come mi conosci?’. Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico’. Gli replicò Natanaèle: ‘Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!’. Gli rispose Gesù: ‘Perché ti ho detto che ti avevo vi­sto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!’. Poi gli disse: ‘In verità, in verità vi dico: vedre­te il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uo­mo’” (1 Gv 35-51).

In questi tre racconti della chiama­ta dei discepoli e della loro decisione di seguire Gesù, il verbo “vedere” e i suoi sinonimi, “porre il suo sguardo” e “guardare”, sono utilizzati più di dieci volte. Gesù vede i discepoli e pone su di loro uno sguardo d’amore; allo stes­so modo i discepoli vogliono vederlo e vedere dove vive. Il verbo “vedere” e i suoi numerosi derivati o connota­zioni sono ricchi di senso: osservare, comprendere, conoscere, cogliere, ac­cettare, percepire, guardare, ecc. Gesù, nostro Maestro e Salvatore, ci consi­dera suoi discepoli, con amore siamo sempre sotto il suo sguardo vigilante. Allo stesso modo, i veri discepoli non smettono di guardare il Salvatore, sempre attenti alla sua presenza. Que­sta attenzione amorosa è permanente nel rapporto reciproco tra il Maestro e il discepolo. Le tre persone della San­ta Trinità, si guardano con amore e in questo amore si riflettono fedelmente.

Quando guardiamo altre realtà perdendo la coscienza della presen­za di Dio nella nostra vita, rischiamo di perdere di vista che cosa abbiamo scelto e, attratti da diverse tentazioni, possiamo essere infedeli. Come Trini­tari, ci è impossibile dimenticare che la nostra chiamata e la nostra consa­crazione speciale non possono essere vissute e nutrite se non dimorando in Dio e Dio in noi. Continuiamo a cerca­re e a vedere il suo volto in ogni perso­na e in ogni realtà creata affinchè la no­stra vocazione sia testimonianza vera in un mondo lacerato e possa essere un modo per attrarre vocazioni alla no­stra famiglia.

Un altro aspetto della nostra voca­zione è quello della santità della vita. La Parola di Dio ci ricorda spesso che siamo chiamati a essere santi come il nostro Padre celeste:

“Perciò, dopo aver preparato la vostra mente all’azione, siate vi­gilanti, fissate ogni speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si rivelerà. Come figli obbedienti, non con­formatevi ai desideri d’un tempo, quando eravate nell’ignoranza, ma ad immagine del Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta; poiché sta scritto: Voi sarete santi, perché io sono santo” (1Pt 1, 13-16).

La nostra consacrazione speciale ci permette di appartenere interamente alla Santissima Trinità e, con la nostra generosità, rendere presente e riflette­re la santità e la misericordia del nostro Dio, santificando così le varie situazio­ni in cui ci troviamo.

Sfortunatamente, oggi gli scandali non sono rari nella Chiesa e nella vita consacrata. Quale rimedio migliore potrebbe esistere davanti a questa si­tuazione se non uno stile di vita au­tenticamente santo e di donazione? La fedeltà ai voti, una vera solidarietà con i nostri fratelli poveri, perseguitati e sof­ferenti, un’autentica vita fraterna nelle comunità e fraternità, sono gli elementi essenziali della vita santa che siamo chiamati a vivere e testimoniare. Il no­stro desiderio e la nostra preghiera per le vocazioni, saranno più efficaci quando saranno accompagnati dalla nostra fedeltà e santità.

Quando i membri dei nostri istituti e fraternità diminuiscono, è estrema­mente importante che siamo vera­mente uniti in spirito e cuore. Non possiamo permettere che le divisioni e le gelosie offuschino la nostra vita e missione:

Vi esorto dunque io, il prigionie­ro nel Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, soppor­tandovi a vicenda con amore, cer­cando di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo spiri­to, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Si­gnore, una sola fede, un solo batte­simo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tut­ti. (Ef 4, 1-6).

Non ho bisogno di dirvi quanto questi versetti siano pertinenti per noi Trinitari, nel mentre ci prepariamo alla solennità della Santissima Trinità. Non è raro ascoltare storie di divisione e discordia nelle nostre comunità e fra­ternità, costituendo un serio ostacolo alla vita e testimonianza della nostra vocazione trinitaria. Nei nostri sforzi per promuovere le vocazioni, vorrem­mo dare testimonianza degna della bellezza della nostra vocazione. Un vero amore di Dio, dei nostri Istituti e fraternità, ci aiuterà a sormontare le tentazioni di divisione e discordia. Ovunque siamo presenti come Trinita­ri, religiosi e laici, testimoniamo l’unità della Trinità e compiamo sforzi fraterni e comuni per vivere il nostro carisma e promuovere le vocazioni per la nostra Famiglia.

Parlando del nostro carisma, non posso dimenticare i nostri fratelli e so­relle che continuano a soffrire a causa della fede. Ogni volta che partecipo alle riunioni del Sit generale e ascolto le storie drammatiche di persecuzione religiosa nel mondo, sono sempre più cosciente dell’attualità e della perti­nenza della nostra missione trinitaria.

Gli innumerevoli attacchi pre­meditati, pianificati e sferrati contro i cristiani, in particolare nel Medio Oriente e in Asia occidentale, centrale e meridionale, in Africa del nord ed est, dovrebbero rimetterci in discus­sione, invitarci a una preghiera più fervente e ad un’azione efficace. In Nigeria, migliaia di giovani donne ven­gono rapite da Boko Haram e restano ancora oggi schiave. Uomini e donne sono ridotti alla schiavitù, mariti uc­cisi davanti alle loro mogli, neonati sottratti alle braccia delle loro ma­dri e massacrati davanti a loro, ecc. Sono solo alcuni degli orrori di questo dramma.

Durante la conferenza del Sit tenu­tasi a Parigi lo scorso aprile, uno dei conferenzieri è stato Padre John Bo­gna Bakeni, sacerdote della diocesi di Maiduguri in Nigeria che ha descritto le sofferenze inimmaginabili dei suoi cristiani e ha ricordato che la soprav­vivenza dei cristiani perseguitati è il risultato di ore di preghiera e di ado­razione. Ciò testimonia l’importanza della preghiera d’intercessione che non possiamo minimizzare. Dobbia­mo maggiormente reagire insieme presso i governi in favore di coloro che sono imprigionati e perseguitati per la loro fede. Sì, c’è una sensibili­tà crescente su questa questione nella nostra famiglia e dobbiamo svilup­pare la nostra conoscenza in merito e continuare a sensibilizzare gli altri. Intensifichiamo la nostra preghiera di solidarietà per i perseguitati e collabo­riamo sempre più attivamente ai vari progetti intrapresi a livello internazio­nale e regionale. La Trinità che dimora in noi e che adoriamo, non è un Dio di­stante, ma entra e occupa la vita di ogni essere umano, in particolare di coloro che soffrono e dei poveri.

Prima di concludere, mi piacereb­be ricordare ai membri della Famiglia Trinitaria, la prossima celebrazione dell’Assemblea Intertrinitaria che si terrà a Buenos Aires dal 23 al 27 ot­tobre prossimo. Colgo l’occasione per ringraziare in anticipo la commissio­ne preparatoria per il lavoro svolto e da svolgere, per questo evento tanto importante per la vita della nostra fa­miglia. Prepariamoci con la preghiera e la riflessione. Incoraggio di cuore i membri della Famiglia Trinitaria a partecipare a questo evento. Auguro che sia testimonianza forte della nostra identità e missione, che ci sensibilizzi maggiormente al nostro carisma, a vi­vere la nostra vocazione più intensa­mente e a promuovere la nostra pre­senza e attività internazionale, specie in America Latina.

Fissando il nostro sguardo d’amo­re sulla Santa Trinità, viviamo più profondamente la nostra vita fraterna e intensifichiamo la nostra solidarietà verso i poveri, i sofferenti e i persegui­tati.

Con gli auguri più sinceri di una gioiosa e significativa celebrazione della Santa Trinità.

di Padre Jose Narlaly
Ministro Generale Osst

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