MONTPELLIER 150 ANNI DOPO

VITE TRINITARIE
CONFRATERNITE

Ricorre quest’anno il 150° anni­versario della riapertura dell’at­tuale santuario di San Rocco in pieno centro storico della città di Montpellier. Questa chiesa (molto più piccola) in origine era dedicata a San Paolo ed a partire dal 1611 era stata affidata ai religiosi Trinitari calzati pro­venienti da Arles. Ecco il motivo del nostro interesse.

L’edificio attuale (di stile neogotico) fu costruito a metà XIX sec. in se­guito sia alla ristrutturazione urbana del centro città e sia a seguito di voto popolare, in particolare perché il no­stro santo preservò la sua città natale dall’epidemia di colera dell’epoca. Si trattava inoltre di onorare in maniera ufficiale questo illustre cittadino (il suo culto esisteva già ma era diffuso in più luoghi della zona) e pure di fornire una chiesa sufficientemente capiente per le esigenze di un quartiere che aveva visto aumentare il numero dei suoi abitanti (questo anche in funzio­ne del ripristino delle Parrocchie dopo il Concordato di inizio ‘800).

Il rev. Don Vinas, primo Parroco di questa nuova realtà, ottenne la trasla­zione di diverse reliquie di San Rocco da Arles ed il suo successore, don Recluz, avviò l’opera di edificazione del nuovo luogo di culto, assieme ad una vasta campagna di sensibiliz­zazione sulla figura del santo. Così a partire dal 16 agosto 1860 (posa della prima pietra), si protrassero i lavori (sostenuti anche da una gran­diosa lotteria popolare) che per tutta una serie di problemi logistici si inter­ruppero in seguito, offrendoci così il santuario come lo vediamo ora e cioè privo della due torri campanarie sulla facciata (come da progetto) e di su­perficie ridotta rispetto alla planime­tria elaborata originariamente.

Al suo interno si può ammirare, tra l’altro, la gigantesca statua in mar­mo raffigurante appunto San Rocco (statua di grandi dimensioni perché avrebbe dovuto essere collocata al colmo della facciata), opera (1892) dello scultore montpellieren Auguste Baussan che per il volto prese a mo­dello un suo amico morto nella guer­ra di Prussia (la madre di questi non volle che apparisse il bubbone della peste su una gamba del santo, come da iconografia, il bubbone fu così sostituito da un bendaggio alla gamba stessa). Copia di questa statua (quel delle due è l’origi­nale?) fu donata dalla Diocesi di Montpellier al santuario di Lourdes quando questo venne fornito delle statue dei principali patroni delle diverse città di Francia.

Fin qui la chiesa: ma il santo cosa c’entra?

San Rocco Delacroix nacque in questa città a fine ‘200 e morì in Italia circa 30/35 anni dopo (evitiamo le datazioni, tutt’ora al centro di ricerche). Sicuramente era figlio di Gio­vanni, console della città, e di Libera, di origine lombarda. Come noto, gli era riconosciuto il carisma di guarigione che lo fece diventare popolarissimo come taumaturgo specie per evitare o sanare epidemie.

La sua abitazione (ciò che ne resta, inglobata in un palaz­zo del centro, in piena via di passaggio per Compostela) si trova a poche centinaia di metri sia dalla chiesa (allora) dei padri Trinitari, che dalla Confraternita Trinitaria (attiva) di cui si suppone facesse parte (uno studio attualmente irre­peribile, fatto anni fa a Pavia, affermava esserci ancora in circolazione delle raffigurazioni del nostro santo con l’abiti­no Trinitario). In effetti a poca distanza esisteva l’ospedale di San Firmino dove il nostro santo, da buon confratello, assisteva i malati date pure le sue competenze mediche (era infatti iscritto alla Facoltà di Medicina della tutt’ora in­signe Università cittadina).

Piccola curiosità: la facciata della chiesa della confrater­nita trinitaria è tenuta in piedi da un arco che appoggia sulla facciata del palazzo dalla parte opposta della via. Questo palazzo era l’abitazione dei capo dei protestanti che rasero al suolo le chiese di Montpellier dopo l’Editto di Nantes. Il capomastro che curava le demolizioni non assi­curò quale delle due facciate potesse resistere, quindi per non rischiare il crollo della casa del capo dei protestanti, la chiesa della confraternita trinitaria venne scansata (fu l’unica).

 di Gian Paolo Vigo

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