BEATO PAPA INNOCENZO XI -TERZIARIO TRINITARIO FU IL PONTEFICE DELLE REDENZIONI

VITE TRINITARIE
SANTI NOSTRI

I Trinitari e le Trinitarie (consacrati, e laici) celebrano la festa del Be­ato Innocenzo XI, Terziario Trinita­rio, il 12 agosto di ogni anno. Ma quali sono i suoi legami con il carisma del De Matha? Quali sono i segnali della sua relazione con l’Ordine della Santa Trinità e degli Schiavi?

Quando era Cardinale con sede nella Cattedrale di Novara nel 1652, chiese e ottenne che la Confraternita della Consolazione fosse aggregata ai Tri­nitari Scalzi (il documento è registrato nell’archivio di San Carlino). Egli stes­so apparteneva alla Consolazione. Fu eletto Papa nel 1676 e nel 1679 introdusse la festa di San Giovanni de Matha e di San Felice de Valois nel calendario universale. Subito dopo la liberazione di Vienna dall’invasione dei Turchi (1683), attraverso il celebre cardinale polacco Casimirus Denhoff che visse, morì e fu sepolto a Roma nella Domus Trinitatis di San Carlino, Papa Innocenzo convinse i Trinita­ri Scalzi ad aprire nuove comunità nell’impero Austro-Ungarico, soprat­tutto in Polonia.

Si impegnò a favorire l’opera del­le redenzioni e, a questo proposito, concesse in diverse occasioni le in­dulgenze speciali all’Ordine e alle Confraternite Trinitarie per facilitare e promuovere la missione del riscatto degli schiavi.

Durante il suo pontificato, l’Ordine Tri­nitario sia dei Calzati che degli Scalzi svolsero ben cinque redenzioni: due in Algeri nel 1679, dove i Trinitari Cal­zati francesi liberarono 50 schiavi, mentre quelli spagnoli ne redensero 163. Nel 1681 poi, i Trinitari Scalzi operarono a Mequinez (Marocco) la redenzione dell’immagine di Gesù Nazareno (che ancora attualmente si venera con grande devozione popo­lare a Madrid) con 211 schiavi liberati. Nel 1685 e nel 1686 i Trinitari Francesi compirono la redenzione di 55 schiavi ad Algeri e a Tunisi. Nel 1688, infine, i Trinitari della Polonia, in particolare i redentori Fr. Michele di Santa Maria e Fr. Michele del SS. Sacramento, par­tendo da Leopoli, liberarono 8 schiavi a Comanesci (Caucaso). Per queste redenzioni il Beato Innocenzo XI con­cesse le indulgenze speciali.

Anche le Monache Trinitarie di Lima, ricevettero l’aiuto di Papa Innocenzo XI per fondare nel 1682 e consoli­dare il loro Monastero di Trinitarie in quella città dell’America Latina. Alle Monache della Riforma della Venera­bile Angela Maria della Concezione il Papa approvò le loro Costituzioni nel 1689. Nella sua autobiografia la Ve­nerabile Madre farà menzione spe­ciale di questa grazia così importante ricevuta dal Santo Padre.

Il Beato Innocenzo XI intervenne poi anche negli affari interni dell’Ordine Calzato negando il suo placet all’ele­zione del Ministro Generale francese, a causa delle ingerenze del re Luigi XIV, convocando un capitolo speciale a Roma nel 1688. A questo capitolo, per protesta,non si presentarono i Trinitari francesi cosicché i capitolari presenti elessero un Ministro Genera­le non francese, P. Fr. Antonio de Pe­ rigoles. Si venne così a creare una si­tuazione nell’Ordine Calzato con due Ministri Generali che durerà fino al 1704, anno nel quale tutti riconobbero come Ministro Generale il francese P. Fr. Gregorio de la Force (fratello della Fondatrice delle Suore di Valence).

Papa Innocenzo XI era nato in una ricca famiglia comasca il 19 maggio 1611. Benedetto Odescalchi fu un ragazzo di ingegno vivace ed animo irrequieto. Già in gioventù, dovette af­frontare difficili prove, come la perdita del padre a soli undici anni, la morte di due fratelli e quella della madre, a causa della peste del 1630, la stessa descritta dal Manzoni ne “I promessi sposi”.

Energico ed inquieto, nel 1636 deci­se ancora una volta di cambiare vita e si trasferì a Roma; lì venne intro­dotto presso il cardinale Alfonso de la Cueva-Benavides: fu quello un in­contro decisivo per la sua vita. Notate le capacità non comuni del giovane, il prelato lo convinse a riprendere in mano i libri e a laurearsi in Utroque iure a Napoli. Ciò vvenne nel 1639. Al brillante Odescalchi si aprì così davanti la carriera curiale: finalmente, Benedetto aveva placato il suo animo grazie alla chiamata al servizio di Dio, che sentì nascere dentro di sé come “la volontà di una vita celibe, segre­gata dal mondo e volta alle opere di beneficenza”, e ricevette la tonsura.

Nel 1645 fu creato cardinale, e nel 1648 inviato come legato a Ferrara per sanare l’avvilente carestia. Distri­buì viveri e denaro ai poveri, punì gli speculatori, fissò un prezzo per il gra­no e ne ordinò la libera distribuzione a tutti i cittadini: il suo animo ferreo lo portò a insistere nel pacificare i no­bili locali, invitandoli a rotazione alla sua mensa per obbligarli a dialogare. Inviato come pater pauperum, “padre dei poveri”, fu riconosciuto tale anche dal popolo che inneggiò al suo nome.

Eletto vescovo di Novara nel 1650, rinunciò alla diocesi quando fu chia­mato come consigliere privato da Alessandro VII: in contrasto con la splendida vita romana, il cardinal Odescalchi visse con parsimonia, versando i suoi denari a ospedali, ospizi, pellegrini ed indigenti; all’in­dole caritatevole affiancò una sincera devozione, frequentando quotidiana­mente le chiese.

Così trascorse diversi anni, fino al con­clave nell’anno 1676, allorché venne eletto Sommo Pontefice: umile e pio, declinò la tiara e vennero ripetute le votazioni, che lo videro nuovamente prescelto. Prima di accettare, presen­tò ai cardinali elettori una capitolazio­ne da sottoscrivere, pena un suo nuo­vo rifiuto: il documento descriveva la linea di azione del Pontefice, che essi non avrebbero dovuto ostacolare, e che prevedeva la difesa e propagazio­ne della fede cattolica, la diminuzione del lusso del clero ed il controllo sui costumi, la limitazione delle spese cu­riali e un’azione pastorale rivolta alla cura delle persone. Sorpresi, i porpo­rati accettarono e Benedetto Odescal­chi fu incoronato come Innocenzo XI il 4 ottobre con una semplice cerimonia: già si vedeva la ventata di novità por­tata dal Papa, il quale devolse il dena­ro risparmiato ai poveri.

In ambito spirituale, l’11 settembre 1681 indisse un Giubileo straordina­rio per invocare l’aiuto di Dio contro le difficoltà della Chiesa: l’Europa ed il mondo cristiano stavano infatti vi­vendo con crescente preoccupazione l’avanzata dei Turchi di Maometto IV verso Vienna, che nel 1683 fu cinta d’assedio. Innocenzo XI si fece pro­motore dell’ultima grande crociata contro l’Islam: donò oltre un milione e mezzo di fiorini al re di Polonia e all’Imperatore d’Austria, che vinsero la guerra il 12 settembre 1683 e sal­varono l’Occidente.

Per celebrare l’evento di enorme por­tata storica, il Papa indisse in quella data la festa del SS. Nome di Maria, che con la sua intercessione aveva evitato la catastrofe.

Nel 1687 istituì la Taxa Innocentiana, che proibiva ai vescovi di riscuotere un pagamento per le dispense ma­trimoniali. Avversò il nepotismo, e decise di non assegnare alcuna ca­rica ai parenti, che non si stabiliro­no nemmeno a Roma. Promosse gli ordini monastici e, spesso, riceveva personalmente i missionari per ave­re informazioni sull’evangelizzazione nel mondo: saputo della schiavitù cui erano costrette molte popolazioni in­digene, si adoperò per l’abolizione della tratta degli schiavi.

Tutto questo, senza però mai cedere nell’ortodossia: nel 1687, con la bol­la Coelestis Pastor, condannò come eretica la dottrina del Quietismo, che escludeva il desiderio e la volontà umana come mezzi per raggiungere la beatitudine, abbandonandosi passiva­mente all’azione divina, un movimento che egli stesso, alcuni anni prima, ave­va in buona fede difeso. Con la bolla Sanctissimus Dominus stigmatizzò gli insegnamenti del lassismo, che predi­cava una morale molto leggera.

Visse molto poveramente, risiedeva nella parte del Palazzo papale che si era riservata, come se fosse un religioso estremamente osservante. Morì il 12 agosto 1689 ed è stato be­atificato da Papa Pio XII il 7 di otto­bre 1956. Le sue reliquie si trovano nella Basilica di San Pietro. Per molti studiosi della storia della Chiesa, In­nocenzo XI è stato il più grande Pon­tefice del secolo XVII e uno dei più grandi della storia della Chiesa.

di Padre Isidoro Murciego

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