AI TRINITARI DEL SUO TEMPO: DEDICATEVI CON AMORE AL RISCATTO DEGLI SCHIAVI

VITE TRINITARIE
SANTI NOSTRI

Aparte l’episodio della schiavitù di San Vincenzo de’ Paoli (Tu­nisi 1605-1607), egli fu molto devoto della Santissima Trinità ed ebbe rapporti con i Trinitari, spe­cialmente a Marsiglia dove tenne loro ripetutamente discorsi di esortazione a dedicarsi con entusiasmo al riscat­to degli schiavi: “È certo - scrive Paul Deslandres - che le predicazioni di San Vincenzo de’ Paoli non siano sta­te inutili per i Trinitari”.

Inoltre, il santo fu confratello trinita­rio tra i Penitenti Bianchi di Marsiglia: “Uno dei titoli di gloria e il vanto più bello per loro è quello di aver annoverato tra i suoi membri il grande apo­stolo della carità” (Deslandres). E nel rapporto sulle origini della Confrater­nita dei Penitenti Bianchi di Marsiglia, scritto da P. Cauffar nel 1853, si leg­ge: “Tra i santi personaggi che si sono aggregati contiamo San Vincenzo de’ Paoli, al quale, per il suo incompa­rabile amore verso l’umanità, è stato donato il titolo di apostolo della cari­tà”. Per onorare il loro santo confratel­lo “i Penitenti della Santissima Trinità si curano dell’inumazione delle Figlie della Carità di Marsiglia, a memoria del loro glorioso fondatore, che è sta­to membro di questa Confraternita”. Dopo la Rivoluzione Francese nel Pantheon di Parigi, destinato agli uo­mini illustri che hanno segnato la sto­ria della Francia, erano presenti due soli santi, raffigurati con delle mae­stose statue commemorative, perché considerati grandi benefattori dell’u­manità: San Vincenzo de’ Paoli e San Giovanni de Matha.

ALCUNI TRATTI DELLA SUA VITA

Vincenzo, terzo di sei figli di Jean e Bertrande de Moras, nasce il 24 apri­le del 1581 a Pouy, un villaggio vicino a Dax, nelle Lande della Guascogna, nel sud-ovest della Francia. Le ori­gini contadine del ragazzo lo porta­rono ben presto a doversi occupare dei porci e delle greggi della famiglia, fino a quando, accortisi delle sue ca­pacità intellettive, i genitori decisero di farlo studiare a partire dal 1695. Il signor De Comet, avvocato di Dax e giudice di Pouy, lo accolse in casa e lo convinse ad intraprendere gli studi ecclesiastici. Studiò teologia a Tolosa e nel 1600, non ancora terminati gli studi, fu ordinato sacerdote. Nel 1604 terminò gli studi acquisendo il grado di baccelliere e poi ancora proseguì gli studi a Roma.

Verso la fine del 1605, durante un viaggio in mare da Marsiglia a Nar­bona, fu catturato da pirati turchi con altri passeggeri della nave, condotto a Tunisi e venduto a tre diversi pa­droni. Recuperò la libertà due anni dopo, fuggendo con una piccola im­barcazione attraverso il Mediterraneo insieme al suo ultimo padrone, un rin­negato che era stato da lui convertito.

CAMMINO DI CONVERSIONE

Vincenzo visse, nel 1609, durante il soggiorno a Parigi, una delle umi­liazioni più cocenti della sua vita - l’accusa di furto - a cui reagì, con­trariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, con grande virtù ed umiltà. In quell’occasione conobbe il Cardi­nale Pierre de Bérulle, personaggio di spicco della spiritualità francese di quel tempo che pochi anni dopo Vin­cenzo scelse come suo direttore spi­rituale. Si dice che alla corte della regina Margherita incontrò un dottore in teologia talmente tanto in crisi da volersi suicidare. Lui lo tranquillizzò ed al contempo si offrì lui stesso a Dio chiedendo di trasferire nella sua anima le tribolazioni del teologo. Il te­ologo riacquistò la fede, ma Vincenzo cadde nel turbine di una profonda crisi spirituale che durò circa quattro anni. Ne venne fuori solo quando, seguen­do gli impulsi della grazia, prese la decisione di consacrare la sua vita al servizio dei poveri, per amore di Gesù Cristo. Nel 1612 il Bérulle, dovendo trovare un curato per la parrocchia di Clichy, alla periferia di Parigi, propo­se l’incarico a Vincenzo, che accettò con gran entusiasmo. Predicava con persuasione, visitava gli infermi, gli afflitti, i poveri. Nel 1613 il Cardina­le Bérulle lo invitò a lasciare Clichy per entrare, come precettore, in una delle più illustri famiglie di Francia: i Gondi, famiglia di banchieri fiorentini che avevano fatto fortuna con Cate­rina de Medici. Finalmente si realiz­zava il suo sogno tanto ambito: una carica ecclesiastica presso la nobiltà francese che gli assicurasse una vita agiata e senza problemi. Ma lui era cambiato.

1617 L’ANNO DELLA SVOLTA

Nel gennaio del 1617, durante una visita a Folleville, fu chiamato al ca­pezzale di un contadino pio cristiano del vicino villaggio di Gannes. Lo in­coraggiò a fare una confessione ge­nerale. L’esito fu insperato. Il contadi­no cominciò a confessare mancanze molto gravi, sempre taciute per la vergogna nelle precedenti confessio­ni perché non riusciva ad aver fiducia nei sacerdoti. Al termine della con­fessione, quel povero uomo si sentì liberato dai rimorsi che lo avevano ac­compagnato fino ad allora e fu invaso da una gioia incontenibile.

Il 25 gennaio, pochi giorni dopo quella confessione, nella festa del­la Conversione di San Paolo, San Vincenzo tenne una predica in cui insegnava come fare la confessione generale. Era un martedì, ma era tan­ta la gente accorsa che lui non poté confessare tutti. Per San Vincenzo fu una rivelazione. Sentì che quella era la sua missione, l’opera che Dio voleva da lui: portare il Vangelo alla povera gente delle campagne. Otto anni dopo (1525) fondò la Congre­gazione della Missione con questo specifico carisma e considerò sem­pre il 25 gennaio 1617 come giorno di fondazione della Congregazione e la predica fatta in quel giorno come “la prima predica della Missione”.

Con l’aumentare del suo zelo aposto­lico, aumentava anche il suo disagio come precettore dei difficili figli dei signori Gondi: il suo padre spiritua­le, il Cardinale gli affidò la cura pa­storale della parrocchia di Châtillon les Dombes (oggi Châtillon sur Cha­laronne), una cittadina nei pressi di Lione. Partì immediatamente, senza nemmeno comunicare ai Gondi le sue nuove intenzioni. Era la Qua­resima del 1617. Si trasferì subito nella sua parrocchia. L’esperienza fondante della Compagnia della Ca­rità ebbe luogo in questa parrocchia, il 20 agosto 1617: saputo dell’estre­ma indigenza di una famiglia intera, ne informò i parrocchiani che accor­sero subito in gran numero. Per non portare soccorsi in modo affrettato ed estemporaneo, chiamò un grup­po di persone della parrocchia e ne organizzò e motivò evangelicamente l’organizzazione stabile, distribuendo le responsabilità. Si trattava del nu­cleo fondativo del movimento laicale vincenziano.

Il 23 dicembre 1617, cedendo all’in­sistenza tornò in casa dei Gondi, non più come precettore, ma semplice­mente come cappellano dei loro pos­sedimenti, deciso ormai a consacrarsi interamente alla salvezza della pove­ra gente attraverso la predicazione e l’evangelizzazione. Da allora San Vincenzo de’ Paoli non tralasciò mai di inculcare la pratica della carità a tutte le persone che ricorrevano alla sua direzione spirituale e si impegnò costantemente nell’istituire le “Carità” ovunque predicava le Missioni.

1633 LE FIGLIE DELLA CARITÀ

Nel 1629 le Confraternite della Ca­rità raggiunsero Parigi e nel giro di pochi anni non vi fu parrocchia nella capitale che non avesse la sua Con­fraternita, impegnata con i trovatelli, i prigionieri, i galeotti, i mendicanti. Poiché le dame, però, “sono per la maggior parte di nobile condizione che non permette loro di adempiere alle più basse e vili faccende occor­renti nell’esercizio della Confraternita stessa”, San Vincenzo giunse con la collaborazione di Santa Luisa di Ma­rillac alla fondazione delle Figlie della Carità (1633). Sorelle di tutti, aperte alle esigenze degli altri non solo spi­ritualmente, ma nella concretezza della quotidianità, compagne di viag­gio dei più sciagurati, stimolo costan­te alla solidarietà, alla fratellanza e alla ricerca delle cose essenziali che fanno l’uno prossimo dell’altro. Il loro motto fino ad oggi: “Charitas Christi urget nos”.

ALL’INSEGNA DELLA CARITÀ

La Congregazione della Missione fondata nel 1625 si espande sempre più. Nel 1636 i Missionari prendono la cura del seminario di Parigi, si diffon­dono nel mondo, predicano missioni popolari nelle campagne a ritmo con­tinuo. Le Figlie della Carità vengono richieste dappertutto: scuole, ospe­dali, parrocchie… Le Confraternite della Carità non si limitano più solo alla vista dei malati: prestano servizio ai feriti durante la guerra, ai galeotti, ai mendicanti… Nonostante un simi­le ritmo di vita, pur avendo il genio dell’organizzazione, quello che colpi­sce in San Vincenzo non è il metodo, ma lo spirito del suo lavoro. Si sentiva amato e voleva amare.

San Vincenzo de’ Paoli morì il 27 set­tembre 1660. Beatificato nel 1729, fu canonizzato da Clemente XII il 6 giu­gno 1737. Nel 1885 Leone XIII, acco­gliendo il desiderio di numerosi vesco­vi, lo dichiarò patrono universale di tutte le opere di carità che in qualsiasi modo si riferissero a lui. Quest’anno 2017 la Famiglia Vincenziana celebra 400 anni dell’ispirazione del carisma a San Vincenzo de’ Paoli.

di Padre Isidoro Murciego

L'ULTIMO NUMERO

RUBRICHE
SERVIZI

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, a scopi pubblicitari e per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso Accetto