NELLA CHIESA DEL GESÙ

ROMA TRINITARIA
VIAGGIO TRA LE BELLEZZE DELLA CITTÀ ETERNA

La piccola porta d’ingresso laterale della Chiesa del Gesù, su piazza del Gesù, lascia al suo chiudersi dietro le spalle di ogni pellegrino che accinge ad entrare, il caos, la frenesia, i volti tesi e la solitudine.

Al varcare la soglia di questa chiesa un forte sentimento d’Amore, il più forte, qui sembra trovare la sua rappresentazione più alta. Il cuore si scalda a leggere ciò che per gli occhi è solo magnificenza artistica. La chiesa è concepita e costruita secondo lo spirito ecumenico espresso nei decreti del Concilio di Trento: a navata unica affinché l’attenzione di ogni fedele sia concentrata sull’altare.

Le decorazioni, gli affreschi soprattutto quello centrale della volta intitolato “Il trionfo nel nome di Gesù” ad opera del Baciccio lasciano senza fiato. Il cuore, tuttavia, percepisce molto altro, qualcosa di più profondo che le parole non possono ben descrivere. La pala dell’Altare Maggiore dipinta da Alessandro Capalti raffigura la circoncisione di Gesù. È un trionfo artistico potrebbe dire qualcuno. Di fatto lo è. Ma come non si può percepire anche solo in quel dipinto l’amore, più alto, più profondo, più avvolgente che riceviamo da Dio Padre e che mai, mai si stancherà di donarci. Lui che per noi, per la nostra salvezza, per tutti i suoi figli così piccoli e fallibili ed egoisti si fa uomo, si sacrifica per noi e continua ad amarci attraverso lo Spirito Santo. “Dio è amore. Chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (Giovanni 4,16). Non a caso prima di avanzare verso l’altare due cappelle poste l’una di fronte all’altra ricordano al nostro cuore il mistero più profondo della nostra fede e al contempo di quanto preziosi siamo per Lui: la Trinità. 

La seconda cappella a destra entrando, infatti, è la cappella degli angeli la cui pala d’altare dipinta da Federico Zuccaro, rappresenta gli angeli in adorazione della Santissima Trinità. Dirimpetto troviamo la cappella della SS. Trinità. Artisticamente è la più sontuosa fra quelle della chiesa. È decorata con marmi pregiati. Ogni particolare è curato ed impreziosito da fregi. La pala d’altare che dà il nome a questa è stata dipinta da Francesco Bassano il giovane e rappresenta la Santissima Trinità appunto. Gli affreschi di questa cappella, realizzati tra il 1588 e il 1589, sono di controverse attribuzioni. Recentemente sono stati attribuiti a Giovan Battista Fiammeri la creazione posto sulla volta e il battesimo di Gesù. A Durante Alberti la trasfigurazione mentre a Ventura Salimbeni l’eterno Padre tra cori di angeli.

Procedendo verso l’altare maggiore, la penultima cappella a sinistra è dedicata a Sant’Ignazio di Loyola che di questa chiesa ne volle la costruzione. Essa fu rimaneggiata ben tre volte prima di trovare il suo attuale aspetto. Chi alla fine ne realizzò il progetto fu un fratello gesuita, Andrea Pozzo nel 1695. A sovrastare la grande tela che rappresenta il santo mentre riceve da Cristo risorto il vessillo con il nome di Gesù è un angelo con un globo terraqueo che indica la Trinità che li sovrasta. Volgendo appena lo sguardo, non è difficile trovare quel pellegrino stanco e un po’ confuso entrato poco tempo prima inginocchiato, in adorazione del Padre con lo sguardo di un bambino che ha ricevuto la più delicata delle carezze d’amore. Con questa consapevolezza e fiducia il suo viaggio può continuare…

di Anna Maria Tardiolo

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