ORIGINI E ATTUALITÀ DELL’ORDINE - OTTO SECOLI DI LIBERAZIONE DELL’UMANITÀ

VITE TRINITARIE
FRAMMENTI DI TEMPO

Michela Desmaisières nacque a Madrid il 1° gennaio 1809 da nobile famiglia di conti e duchi, le fu riservato il titolo di viscontessa di Jorbalán. Fin da piccola svolse una straordinaria attività benefica, dimostrò solida pietà e una devozione specialissima alla Santissima Trinità e all’Eucaristia. Pur trascorrendo l’infanzia e la gioventù nel gran mondo a cui apparteneva, dedicò buona parte del suo tempo alle opere caritatevoli verso le quali avvertiva una grande attrazione.

Dopo la soppressione degli Ordini religiosi in Spagna (1835), anche dell’Ordine Trinitario, vedendo che a Madrid non si celebrava in nessuna chiesa la festa solenne della Santissima Trinità, della quale era devotissima, con l’aiuto di un sacerdote, istituì la Arciconfraternita della Santissima Trinità nella parrocchia del Carmine. Invitava tutti a portare lo scapolare dell’Ordine Trinitario, e a contribuire al culto esterno dell’Augusto Mistero.

Quando poi fondò l’Istituto delle Adoratrici Ancelle del Santissimo Sacramento e della Carità introdusse diverse devozioni in onore della SS. Trinità. Il P. Angelo Romano, trinitario, nel suo libro Le Affiliazioni dell’Ordine Trinitario parla di Santa Maria Michela del Santissimo Sacramento come appartenente alla nostra Famiglia. In questo suo libro trascrive alcune dichiarazioni dei testimoni nei suoi Processi di Canonizzazione mettendo in luce l’amore e la devozione della Santa alla Santissima Trinità.

AMORE ALLA TRINITA'

Ecco alcune di queste dichiarazioni nei Processi: “Godeva nel vedere in tutte le cose il Mistero della SS. Trinità, ne scriveva e ne parlava con entusiasmo”. “Cercava di mettere in evidenza il numero tre a testimonianza del suo amore alla Santissima Trinità”. “Portava sul petto tre bottoni per abbottonare la pellegrina. Preparava le elemosine, mettendo in ciascuna carta avvolte tre monete per ciascuno dei bisognosi in ricordo della Santissima Trinità”.

“Ricevette lo scapolare della Santissima Trinità e istituì a Madrid un sodalizio”. “Stabilì nel suo Istituto la recita del Trisagio, che prima già recitava”. “Mise come regola del suo Istituto la devozione continua al detto Mistero, che invocava con molta frequenza”. “Ne solennizzava la festività splendidamente con Messa cantata e le altre cerimonie proprie dei giorni di prima classe”.

Nella sua Autobiografia Santa Maria Michela parla profusamente del Mistero della Santissima Trinità. Vibrava con questo Mistero di Amore e lo percepiva soprattutto attraverso l’Eucaristia. La Trinità e l’Eucaristia erano gli amori che la inducevano all’incontro e a liberare le ragazze in difficoltà e quelle cadute nella prostituzione e poi abbandonate alla propria sorte negli ospedali. Sentiva un fervore così grande quando parlava della Trinità. Scriveva: “Non si può pensare né scrivere né parlare del Mistero della Santissima Trinità a sangue freddo”. Santa Maria Michela ci racconta che dalla sua Professione Perpetua sempre ha percepito la Santissima Trinità al cuore della sua consacrazione e percependo che il Padre la proteggeva nell’obbedienza, il Figlio nella castità, e lo Spirito Santo nella povertà.

NOBILTA' D’ANIMO

Già nell’epidemia di colera che nel 1834 colpì Guadalajara fu in prima linea nel portare soccorso ai colpiti, eccelso esempio di una nobiltà di animo, sia di nome che di fatto. Poi, nel 1844 proprio in una sua visita all’ospedale di San Giovanni di Dio a Madrid trovò una ragazza ammalata. Santa Maria Michela subito si rese conto che quella ragazza era di famiglia per bene e riuscì ad entrare in confidenza con lei tant’è che le confessò l’inganno subito e la situazione nella quale si trovava, senza uscita. Era la figlia di un banchiere che, ingannata dal suo fidanzato, fu condotta a Madrid e costretta a prostituirsi. Piena di vergogna, non si sentiva di ritornare da suo padre, anzi le aveva fatto arrivare notizia della sua morte. Santa Maria Michela la aiutò a ritornare a casa. Uscita da quella visita all’ospedale decise di fare qualcosa per queste ragazze. E subito aprì una casa per accoglierle, era l’anno 1845.

EUCARESTIA E CARITA'

Michela, essendo una donna dell’alta nobiltà, affidò la casa ad un comitato di sette volenterose signore. Dopo un corso di esercizi spirituali, fatti nell’aprile 1847, Michela si avviò ad un arduo ed intenso lavoro ascetico, che la porterà il 23 maggio dello stesso anno, nella festa di Pentecoste, a ricevere una grazia spirituale, che darà inizio alla sua vita spiccatamente mistica e carismatica, incentrata nell’Eucaristia e proiettata verso gli altri. La certezza della presenza reale di Cristo Gesù nell’Eucaristia generò in lei una immensa fiducia e abbandono a Lui.

Suo fratello Diego, ambasciatore a Parigi, la invitò ad accompagnare la sua famiglia che non attraversava un buon momento. In quel tempo passato in Francia e Belgio svolse tutta una intensa opera apostolica e caritativa, estendendo, insieme al padre de la Bouillerie, il culto eucaristico a Parigi, altrettanto fece a Bruxelles.

Ritornata in Spagna a Madrid, trovò il suo Collegio in precarie condizioni, quindi ne riprese la conduzione e dopo aver tentato di affidarlo a suore straniere, decise dopo aver intuito la volontà di Dio, di rimanere lì, lasciando il mondo fino allora frequentato. Il Signore le manifestò la sua volontà attraverso moltissime contrarietà, fino al punto che restò da sola con le ragazze. Non sapeva cosa fare, perché fino a quel momento era rimasta in casa dei suoi. Il suo direttore spirituale le consigliò di pregare con questa intenzione e in quella preghiera scriveva: “Ho sentito che Egli mi diceva, voglio te in quest’opera”.

VITTIME DELLA TRATTA 

Decise quello che nessuno, in quella società e nemmeno nella Chiesa, poteva sperare. Michela, dell’alta nobiltà, lasciò la sua lussuosa casa in un quartiere importante di Madrid, ed andò a vivere con donne di cattiva reputazione in un umile casa, per poter liberarle da ogni tipo di catene ed educarle nel migliore dei modi. 

Al Vescovo arrivavano notizie calunniose. Egli, allarmato, inviò un sacerdote perché ritirasse il Santissimo Sacramento dalla cappellina di quella casa. Michela lo accolse e andò a pregare con lui in cappella. Dopo alcuni minuti di preghiera il sacerdote cambiò opinione e se ne andò senza portare via il Santissimo dicendo: “Lui non vuole andarsene”. Michela aveva pregato in cuor suo in quei momenti: “Signore, se ti porta via il sacerdote io andrò con te”. 

Seguirono anni di duri sacrifici, consumò la sua fortuna nel sostegno del collegio, andando a chiedere perfino l’elemosina, incontrò una dura ostilità alla sua opera, fu calunniata, diffamata, minacciata, tentarono più volte di ucciderla e incendiare il collegio; fu lasciata sola anche dagli ecclesiastici che ritenevano inutile il suo lavoro, le maestre laiche che l’aiutavano, molte scoraggiate, la lasciavano.

LE ADORATRICI

Ma nel 1856 il collegio era cresciuto e poteva contare su alcune collaboratrici molto fedeli. Sentiva il bisogno di dare stabilità all’opera e con sette compagne fondò la Comunità delle Adoratrici Ancelle del SS. Sacramento e della Carità, per adorare Cristo Gesù nell’Eucaristia e redimere le giovani in difficoltà. Michela diventò Madre Maria Michela del Santissimo Sacramento e scrisse le Costituzioni della Congregazione che sarebbero state approvate dalla Santa Sede nel 1861. Ben presto dopo il collegio di Madrid, le chiederanno di aprirne altri. Attualmente le Adoratrici con più di 900 religiose, sono presenti in 25 paesi, tra questi l’Italia. Nel mese di agosto del 1865 la Madre Sacramento, come era chiamata da tutti, quando ricevette la notizia che nella città di Valencia era scoppiata un’epidemia di colera, decise di andare ad accompagnare le sorelle e le ragazze del Collegio e lì anche lei contrasse la malattia e mori (era il 24 di agosto) donando, come martire della carità, la vita alla sua missione. Santa Maria Michela del Santissimo Sacramento aveva scritto nella sua autobiografia: “quanto desidero essere martire della carità!”.

Nel 1889 iniziò il processo di beatificazione nella curia di Valencia. I miracoli necessari furono approvati nel 1925 e il 7 giugno 1925 Pio XI la proclamò beata, lo stesso pontefice la canonizzò il 4 marzo 1934. I Trinitari sono stati molto presenti nella sua causa fino alla canonizzazione. Celebriamo Santa Maria Michela come appartenente alla Famiglia Trinitaria.

di Isidoro Murciego

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