CINQUANT’ANNI DI BENEDIZIONI TRINITARIE IN BASILICATA

VITE TRINITARIE
MEZZO SECOLO DI SERVIZIO

Non potevano esserci letture domenicali più appropriate per far memoria di San Giovanni De Martha, nella sua giornata indicata in calendario per festeggiare il riconoscimento dell’Ordine della SS. Trinità dato da papa Innocenzo III nel 1198.

Con queste riflessioni sulla Parola di Dio parte l’anno celebrativo dei cinquant’anni di presenza dei Padri Trinitari in Basilicata, a Venosa, a Bernalda. Rinnoveremo così riflessioni ed impegni con i quali sosterremo il complesso ed impegnativo cammino a servizio dell’uomo.

♦La celebrazione

Nella Basilica della SS. Trinità di Venosa ci siamo ritrovati in tanti per pregare, per ringraziare, per dare inizio a questo Anno di Grazia. Sia lode alla SS. Trinità per i doni che in questi cinquant’anni ha dato e continua a dare in questo meraviglioso territorio e a quanti sono impegnati a servizio dell’Uomo.

Prima della celebrazione liturgica Padre Angelo Cipollone, rettore della Basilica, ha salutato e ringraziato gli intervenuti. Ai tanti operatori e ai tanti fedeli presenti, parlando della ricorrenza e dell’impegnativo anno predisposto per ricordare i cinquant’anni di presenza in questa regione, ha rivolto l’invito a proseguire con impegno nelle varie attività svolte a favore dei tanti Ragazzi ospitati sia nell’Istituto di Venosa, sia nella Domus di Bernalda, dove peraltro è presente una casa per l’assistenza agli anziani..

Alla solenne liturgia di ringraziamento è intervenuta l’intera Comunità Trinitaria presente a Venosa: insieme con Padre Angelo Cipollone, direttore dell’opera trinitaria di Basilicata, c’erano anche Padre Pasquale Njara, Parroco dell’Immacolata, il diacono fra Donato Aceto, grande conoscitore delle vite dei Santi e appassionato e accattivante predicatore, molto seguito ed apprezzato.

A presiedere liturgia eucaristica Padre Gino Buccarello, il Padre Provinciale. A tutti, all’inizio della Santa Messa, ha ricordato con forza di essere i destinatari di un invito particolare: “siamo i chiamati a lavorare per l’uomo offeso nella sua dignità, per il fratello non accolto e ancora schiavo. Il frutto più bello è la carità: sia l’amore la fonte della nostra vera gioia”.

All’omelia tutte le letture sono state come rivolte alla Comunità Trinitaria, ricca qui, a Venosa di una storia d’amore, di carità, di speranza lunga 50 anni.

l’omelia

“Cos’hanno in comune questi due grandi santi, di nome entrambi Giovanni? Dov’è la grandezza di questi due uomini straordinari? - si è chiesto Padre Gino -. Tutto è in quella domanda che i Giudei gli inviarono da Gerusalemme, sacerdoti e leviti a interrogalo: Tu chi sei?. Egli confessò: io non sono il Cristo. Io non sono quello che pensate, il salvatore. Verrà uno più grande di me. Tutta la forza allora è in quella risposta data dal Battista”.

“Occorre mettere al centro della vita non noi, ma Cristo - ha proseguito il Padre Provinciale - . Le nostre opere, anche le più belle, non sono mai opera delle nostre mani. Davanti a Dio non possiamo vantare nulla. Tu sei! La parola di vita viene da Cristo. È Cristo stesso. Dobbiamo sempre fare tutti un’opera di decentramento di noi stessi per mettere al centro sempre Cristo. Valgono anche per noi quelle solenni parole che utilizzò Papa Innocenzo III proprio il 17 dicembre del 1189 rivolgendosi a Giovanni De Matha, concedendogli la Regola con la quale istituì l’Ordine: ‘Poiché, come chiaramente abbiamo conosciuto è evidente che voi desiderate più l’interesse di Cristo che il vostro. noi, volendo che vi assista la protezione apostolica, concediamo a voi e ai vostri successori la regola secondo la quale dovete vivere’”.

benedizione di dio

“Parole chiare - ha proseguoto il Provinciale - il Papa approva la proposta di Regola perché Giovanni De Matha non cerca se stesso, la sua gloria, ma l’interesse di Cristo, cioè i poveri, gli schiavi, gli emarginati. Tutta gente a cui non viene dato valore, ma a cui occorre restituire dignità e libertà. Le nostre case sono aperte ai poveri. Ad essi offriamo la libertà più grande, perché proprio ad essi sono negati i diritti fondamentali, qui e in tante parti del mondo. Tutti devono sentirsi liberi di seguire Cristo, di vivere la nostra fede. Il primo condizionamento è dentro di noi. È l’affermazione dell’io, dell’individualismo sfrenato. L’affermare distanze fra noi e l’altro. Noi possiamo solo prestare il dito. La carità è la logica del servizio. È benedizione di Dio la presenza dei Trinitari: per noi, per Venosa, per Bernalda, per la Basilicata, oggi. E benedizione vuol dire che Dio gli promette un futuro, quel desiderio di futuro che mette nel cuore dell’uomo. È la gloria di Dio che risplende in ogni uomo”.

work in progress

“Il più bel regalo - ha concluso - che Padre Angelo ha fatto alle nostre case è il dono del mosaico del nostro simbolo dell’Ordine che raffigura il sogno di San Giovanni De Matha: il Cristo redentore che prende per mano l’uomo, bianco o nero che sia, e lo libera da ogni schiavitù, spezza le sue catene, vecchie o nuove, ieri, come oggi.

In quel simbolo, guardiamo non tanto al suo valore artistico, ma al richiamo permanente che esso esprime verso la nostra missione: ricomporre il volto di Cristo nei poveri. Quell’opera rappresenta noi che siamo come tanti piccoli tasselli, piccole tessere, al servizio degli ultimi, dei poveri. È in essi che riconosciamo il volto di Cristo”.

“Cristo benedica questa storia che oggi qui a Venosa ricordiamo, con il dono delle vocazioni. Benedica quanti hanno deciso di donare la loro vita, a tempo pieno per il bene, per gli altri.

Il Signore faccia fiorire vocazioni alla vita religiosa e alla vita sacerdotale”.

Tutte queste riflessioni per ricordare il lungo cammino compiuto in questi cinquant’anni. Cammino che anche oggi ha nella Parola di Dio il viatico necessario al quale attingere energia, vigore e passione per una nuova ripartenza: tipica, tutta trinitaria.

di Franco Deramo, papà di Salvatore

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