LA CHIESA DI SANTA MARIA IN VIA

ROMA TRINITARIA
VIAGGIO TRA LE BELLEZZE DELLA CITTÀ ETERNA

Il frenetico incedere della folla su via del Tritone, il clacson delle auto che cercano di farsi largo tra un ingorgo e l’altro, i motorini che sfrecciano in una gimcana tra la gente celano allo sguardo una piccola chiesa finita suo malgrado in mezzo a questo caos. Improvvisamente, un piccolo buco nel muro di persone davanti a uno spaesato pellegrino si apre. Ed ecco apparire una semplice porta di una chiesa inserita in una facciata di chiara tendenza architettonica della Controriforma.

Se si restasse ad osservare dirimpetto la chiesa di Santa Maria in Via, si vedrebbe entrare un confuso viandante preda all’impellente desiderio di fuggire dal turbinio di voci e suoni. Se poi si entrasse con lui, si vedrebbe il suo volto cambiare aspetto e volgere verso una più serena espressione. Ogni rumore, ogni grido, ogni agitazione restano fuori. Come per incanto tutto diventa dolce, pacato. Anche il suo incedere non è più veloce, convulso. Davanti ai suoi occhi  ad accoglierlo una piccola chiesa di antichissima memoria, tanto antica che se ne fa’ menzione in un bolla di papa Agapito II del 955.

Pur non essendo di grandi dimensioni essa è assai ricca di storia, leggenda e peso spirituale. Un pellegrino ignaro di ogni fatto che la riguarda ne percepirebbe sicuramente l’importanza e sarebbe senza dubbio colpito dalla prima cappella alla sua destra: una composta fila di fedeli dopo aver recitato silenziosamente le proprie preghiere attende di avvicinarsi all’altare dove alla destra di questo è posta una piccola fontana dalla quale si attinge all’acqua con un bicchierino. Alcuni portano con sé una bottiglietta da riempiere. Ad un padre dell’Ordine dei Servi di Maria che della chiesa se ne occupano dal 1512 sommessamente il pellegrino chiederebbe di aiutarlo a capire. è così che verrebbe anche lui a conoscere la straordinaria storia di Santa Maria in Via.

Il suo nome innanzitutto è di misteriosa origine. La dizione “in Via” potrebbe riferirsi alla vicinanza della via consolare Flaminia oppure essere l’abbreviazione di vinea (vigna) per la prossimità di una vigna o ancora un richiamo alla Via Nova per distinguerla dalla chiesa di Santa Maria in Trivio nei pressi di Fontana di Trevi poco distante da essa. Il fatto più misterioso che verrebbe, però, a sapere è che su questo stesso luogo nel XIII secolo vi erano le stalle annesse al palazzo del cardinale Pietro Capocci. A lato di esse un semplice pozzo.  

Nella notte tra il 26 e il 27 settembre 1256 le acque del pozzo cominciarono improvvisamente a salire allagando in pochi minuti l’intera stalla e facendo emergere una pesante tegola di terracotta su cui era raffigurata l’immagine della Vergine. Le acque ritornarono al loro livello normale soltanto dopo che il cardinale ebbe raccolto l’immagine collocata oggi sull’altare della cappella della Madonna del Pozzo per l’appunto.

Bere tale acqua ha molto di prodigioso essendo frutto di inspiegabili guarigioni. Ancora basito il pellegrino sarebbe quindi condotto nella cappella più bella della chiesa. Quarta da destra è la cappella della SS. Trinità. Ricavata dall’antica sacrestia, essa fu dedicata alla SS. Trinità dall’architetto Lambardi al quale fu ceduta nel 1608 affinché ne facesse la cappella di famiglia. Sull’altare l’affresco rappresenta la Santissima Trinità in gloria e appeso al centro di questa un crocifisso ligneo del XVI secolo.

Lasciato solo, in preghiera, ora il pellegrino potrebbe sorprendersi a paragonare il caos fuori con quello vissuto ogni giorno nella propria vita. La pace nella preghiera, se si prende le distanze dal rumore dell’inutile. L’intercessione della Vergine che guida i nostri passi, la nostra Via, come bambini ancora infermi sulle gambe verso il Padre, Il Figlio e lo Spirito Santo. L’acqua sorgente di Vita, di nascita e di guarigione. Pura fede da cui tutto ha origine e nel quale tutto termina come la collocazione di questa cappella in questa nascosta chiesa di una caotica città. Un passo in più e il viaggio può continuare …

 di Anna Maria Tardiolo

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