ORIGINI E ATTUALITA' DELL’ORDINE - Per rompere le catene degli schiavi

VITE TRINITARIE
FRAMMENTI DI TEMPO

L’Europa cristiana è desolata davanti alle notizie che arrivano dall’Oriente. I Luoghi Santi, terra irrigata col Sangue del Salvatore, meta privilegiata dei pensieri e dei pellegrinaggi dei credenti cristiani, vive nell’imminente rischio di cadere in mano ai musulmani. Gerusalemme è stata presa da Saladino nel 1187.
La Terza Crociata (1192) ha lasciato un bilancio disastroso con tanti migliaia di cristiani schiavi. Le notizie arrivano a Parigi, grande città delle scienze dell’epoca. Nel prestigioso Centro di Studi Teologici di Notre-Dame è professore Giovanni de Matha. Lui era nato in una nobile famiglia a metà del XIIº secolo (1154), a Faucon, nel sud delle Alpi. Da questo porto partivano i crociati verso la Terra Santa. Da questo porto passavano anche gli schiavi musulmani. Durante la sua infanzia, Giovanni de Matha ha assistito a queste scene.

 LA VOLONTÀ DI DIO

Un forte desiderio di fede vissuta guida il suo spirito dalla sua più tenera giovinezza. La sua vita è caratterizzata da una ricerca incessante della volontà di Dio. La Santa Trinità e il clamore degli schiavi sono rimasti, da allora, impressi nel suo cuore. Durante la sua formazione a Parigi, Giovanni de Matha, ha vissuto una intensa atmosfera trinitaria, sia nella Scuola di Notre-Dame sia in quella di San Vittore. Era l’argomento teologico del momento. La riflessione sul Dio cristiano, trinitario, era un imperativo nel contrasto con il monoteismo giudaico e islamico e davanti ai fermenti eretici nel seno della cristianità. In questo contesto, la Trinità come soggetto della storia salvifica diventava un tema centrale nella esperienza di vita cristiana. Appare, con forte luminosità, il Dio cristiano appassionato della vita degli uomini. La Santa Trinità diventa così il centro dell’esperienza spirituale strettamente legata ad una costante preoccupazione per il dramma umano del momento: le vittime delle crociate, gli schiavi, e le vittime della nuova cultura emergente, i poveri e i viandanti. Dalla metà del XIIº secolo si cercano nuovi modi di vivere il Vangelo che diano risposta alle sfide riguardo le grandi trasformazioni sociali e culturali del momento. Le città emergenti richiedevano nuovi modi di gestione della vita religiosa. Il modello socio-culturale del feudalismo era entrato in crisi. Un vento di aria fresca, di autenticità evangelica, rincorre l’orizzonte e prende corpo in una moltitudine di tentativi e di prove, di movimenti spirituali e religiosi. Si percepisce l’azione dello Spirito. Lo Spirito guiderà Giovanni a una forma di vita religiosa capace di dare risposta alle sfide del momento storico, e molto concretamente al dramma umano che lasciano dietro di loro le crociate: il clamore degli schiavi.

 QUELL’ISPIRAZIONE

I testi antichi dicono che Giovanni de Matha dalla più tenera giovinezza pregava ‘intensamente e incessantemente’. In piena ricerca, il maestro in teologia viene ordinato sacerdote dal vescovo di Parigi, Maurizio de Sully. È il 28 gennaio 1193 quando riceve l’ispirazione durante la sua Prima Messa alla quale erano presenti il vescovo, l’abate di San Vittore, il suo maestro Prevostino e una parte importante della società parigina.  In un momento intenso dell’Eucaristia, ‘quando leva i suoi occhi, vede la Maestà di Dio, a Dio che sosteneva con le sue mani due uomini con catene ai piedi…’. Thomas Eccleston nel 1264 scriveva: “Giovanni, Maestro in Teologia, che ricevette una apparizione di Cristo mentre celebrava la Prima Messa, alla presenza del vescovo e del clero,  fondò per ispirazione divina i Fratelli della Santa Trinità”. è un’esperienza di grazia, segno che l’opera non viene dagli uomini, ma da Dio. Quest’illuminazione chiariva il cammino del suo spirito: rompere le catene degli schiavi in nome e a gloria della Trinità.

 IL PRIMO NUCLEO

Si dava avvio nella Chiesa ad un modo nuovo di vivere la vita religiosa, capace di coniugare consacrazione a Dio e consegna al servizio redentivo-misericordioso senza frontiere. È un’iniziativa rischiosa e con tante difficoltà. Giovanni de Matha conosce la situazione storica e dove vuol arrivare il progetto che porta nel cuore, e si ritira nel deserto per meglio discernere secondo la volontà divina. Il luogo scelto è la foresta di Cerfroid, non lontano da Parigi. Lì trova delle persone che da consacrati fanno vita eremitica. Trasmette loro il progetto che porta nel cuore e questi eremiti aderiscono alla causa. Uno di loro, Felice di Valois, si convertirà e diverrà il suo più stretto collaboratore. Così, nel deserto di Cerfroid, a una settantina di chilometri ad Est di Parigi, nasce la prima comunità trinitaria per l’opera della redenzione. Questo sarà il luogo in cui inizia e matura il progetto di Giovanni de Matha, prima che sia plasmato nella Regola di vita che darà identità all’opera nascente: l’Ordine della Santissima Trinità e degli Schiavi.

 PROGETTO SOCIALE

Quest’esperienza di vita religiosa nascente aveva ottenuto l’approvazione del vescovo di Parigi, ma Giovanni de Matha era cosciente che il progetto aveva dimensioni universali. Era necessaria l’approvazione del Romano Pontefice. Nel 1198 parte per Roma e il Papa Innocenzo III accoglie con straordinario interesse la proposta coinvolgendo egli stesso in essa. Il Papa credeva che questa era una risposta evangelica al dramma umano ed ecclesiale del momento storico. Il 17 dicembre 1198 approvava pubblicamente la Regola di vita dell’Ordine della Santa Trinità e degli Schiavi. Nella sua bolla Operante Divine Dispositionis motivava così: “Dobbiamo favorire i sentimenti religiosi e portarli a compimento quando procedono dalla radice della carità: ed è evidente che voi cercate più il bene di Cristo che il vostro”. Nella Regola l’esigenza redentrice ha le sue radici nella Trinità, essa è sempre stato il vero progetto sociale trinitario.

 PAPA FRANCESCO

“Nell’unirmi al vostro canto di lode alla Santissima Trinità per questi grandi santi, voglio pregarvi che, seguendo il loro esempio, non lasciate mai di imitare Cristo e, con la forza dello Spirito Santo, vi consegniate con umiltà a servire il povero e lo schiavo. Oggi ce ne sono tanti. Li vediamo ogni giorno e non possiamo passare oltre, limitandoci a dire una buona parola. Cristo non ha fatto così. È condizione di vita avere i sentimenti che aveva Cristo, per vedere il suo volto in colui che soffre, offrendogli la consolazione e la luce che sgorga dal suo Cuore trafitto” (Messaggio di Papa Francesco alla Famiglia Trinitaria, 17/12/2013).

 

di Isidoro Murciego

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