FU CONFRATELLO TRINITARIO E RETTO SOVRANO DAL CUORE GRANDE

VITE TRINITARIE
SANTI NOSTRI

San Ferdinando nacque nel 1198 da Alfonso IX, re di León, e da Berenguela, figlia di Alfonso VIII re di Castiglia, ed ereditò l’uno e l’altro Stato come gli aveva predetto San Giovanni de Matha a Burgos, dove San Ferdinando dimorava presso l’avo materno. Infatti alla morte di Enrico I, re di Castiglia (1217), unico figlio di Alfonso VIII, il trono passò alla sorella Berenguela, che a sua volta lo cedette a suo figlio San Ferdinando, contro le aspirazioni di suo marito. Berenguela era sorella di Bianca di Castiglia. sposa di San Luigi IX re di Francia. Così, San Ferdinando e San Luigi di Francia erano cugini carnali e i due tanto vicini ai Trinitari. Nel 1230 alla morte di suo padre, prese anche possesso del regno di León.

♦ UNI' I DUE REGNI
L’unione definitiva fra i due regni di Castiglia e di Leon costituì uno dei meriti più gloriosi della vita di San Ferdinando: preparata accuratamente dalla madre, favorita dalla gerarchia ecclesiastica ed appoggiata dai papi Innocenzo III ed Onorio III, tale unione annullò definitivamente una delle più frequenti cause di attrito tra i regni spagnoli e si rivelò vincente nella lotta contro il comune nemico. Già dai primi anni come re di Castiglia, aveva dato ai Trinitari il privilegio di chiedere elemosine nel suo regno per l’opera della redenzione degli schiavi.
Ferdinando sposò Beatrice di Svezia (nota anche come Beata Beatrice de Suabia) nel 1219 e poi, rimasto vedovo, su proposta di sua zia Bianca di Castiglia, sposa Maria de Ponthieu nel 1235: da queste felici unioni nacquero ben tredici figli. Questa politica matrimoniale instaurò strette relazioni con la casata imperiale di Germania e con quella reale di Francia, tanto che il primo matrimonio diede al figlio, Alfonso X il Saggio, fondamento giuridico per aspirare addirittura al trono germanico.

♦ UOMO DI PREGHIERA
L’aspetto più rilevante del regno di Ferdinando III è però costituito dalla cosiddetta “Riconquista”. L’impegno del santo sovrano nella ‘riconquista’ fu riconosciuto e premiato dalla Chiesa di Roma. Tutto ciò, insieme alla frequente concessione di indulgenze mediante l’equiparazione dei crociati spagnoli a quelli orientali, permise a San Ferdinando di ingrandire il regno di Castiglia, e di rivelarsi un governante modello, dai sani principi cristiani, sagace ed abile nelle trattative.
Le vittorie le implorava dal Cielo più con le sue ferventi orazioni e con le sue penitenze che con la forza delle armi, cosicché, ancor vivente, veniva definito il santo. Pari al valore militare fu la sua saggezza di governo. A lui si deve l’unificazione dei regni di Castiglia e Leon, il riordinamento amministrativo, la preparazione dei codici, il rifiorire delle università, l’unificazione linguistica, il risorgere del cristianesimo nell’Andalusia e le insuperabili cattedrali di Burgos, Toledo, Leon… oltre un numero grandissimo di chiese e monasteri.

♦ IL RUOLO DEI TRINITARI
I Trinitari, che aveva ricevuto da San Giovanni de Matha alla corte di Burgos, ebbero un ruolo importante nelle imprese del santo e intrepido sovrano, come pure nei suoi munifici favori. Si attribuiscono a San Giovanni de Matha altre profezie riguardo San Ferdinando, e cioè che sarebbe stato un grande santo, e che avrebbe conquistato Siviglia, cosicché dopo la presa di detta città, rivolto a Padre Guglielmo, il Re avrebbe detto: “in me si è adempiuto quanto il vostro Fondatore mi ha detto quando ero bambino”.
L’opera dei Trinitari, quali cappellani e infermieri delle truppe, fu importantissima e apprezzatissima. Il Santo Re dimostrò il suo attaccamento all’Ordine Trinitario e la sua riconoscenza costruendo un magnifico convento a Toledo e favorendo fondazioni in tutte le città conquistate: Baeza, Ubeda (1234), Cordoba (1236), Murcia (1243), Andujar (1244), Jaen (1246) e Siviglia (1248). Qui propose come primo ministro della Casa della Trinità il suo confessore P. Fr. Luigi de Frexa. Dotò tutte le città di ricche rendite e vasti possedimenti, onde potessero efficacemente perseguire i benefici scopi dell’Ordine. Di San Ferdinando ci è stato tramandato un atto col quale prende sotto la sua protezione i Trinitari e un frammento circa un reddito concesso al convento di Siviglia. Inoltre si ha conoscenza di una donazione fatta da suo figlio Alfonso a nome di suo padre. I cronisti raccontano del suo zelo e della sua pietà quale confratello dell’Ordine Trinitario.

♦ Timorato di Dio
Re prudente, fu sempre affiancato da un consiglio di dodici persone circa gli affari gravi ed importanti del suo regno. Al fine di governare in pace e giustizia i suoi sudditi, intraprese la redazione di un codice di leggi, ultimato poi da suo figlio. Oltre che re magnanimo, San Ferdinando, si rivelò esemplare anche come uomo. Seppur in mezzo alle glorie del mondo riuscì a coltivare un’intensa religiosità ed una particolare devozione alla Madonna, e si dimostrò sempre grato al Signore delle sue vittorie ed umile sino al punto di chiedere la pubblica penitenza.
Con edificante umiltà domandò pubblicamente perdono mentre gli venne amministrata l’Unzione e volle ricevere il Viatico in ginocchio. E a suo figlio Alfonso, l’erede, prima di benedirlo riservò questi consigli per il governo del regno: “Pratica il timore di Dio e sia Lui testimone di tutte le tue azioni pubbliche, private, famigliari e politiche”. Era stata la regola di vita per il re San Ferdinando. Considerò il suo regno quale dono divino e perciò lo offrì al Signore unitamente alla sua anima il 30 maggio 1252, pronunziando, prima di spirare, queste parole: “Signore, nudo uscii dal ventre di mia madre, che era la terra, e nudo mi offro ad essa; o Signore, ricevi la mia anima nello stuolo dei tuoi servi”.

♦ La Chiesa di Livorno
A San Ferdinando III, tutti i cronisti, tra i quali persino l’arabo Himyari, concordano nel riconoscere purezza nei costumi, prudenza, eroismo, generosità, mansuetudine ed un innato spirito di servizio nei confronti del suo popolo. Nelle sue conquiste cercava di non fare alcun male alla popolazione. Era solito dire che temeva di più la maledizione di una anziana che tutti gli eserciti musulmani. Furono proprio cotante virtù, unite al saggio governo dei suoi regni, a santificare la sua vita raggiungendo una tale perfezione morale da costituire un vero modello di sovrano e governante cristiano. Fu sempre generoso e magnanimo verso i vinti, tollerante nei confronti dei giudei ed ubbidiente alle indicazioni ricevute dalla Chiesa. L’iscrizione sul suo sepolcro in quattro lingue, ebraico, arabo, latino e castigliano, è la prova tangibile di come il sovrano seppe conquistarsi pienamente un unanime rispetto.
Il suo culto, inizialmente limitato alla città di Siviglia, fu poi esteso alla Chiesa universale. Il 4 febbraio 1671 fu canonizzato da Papa Clemente X. L’arma dei genieri dell’esercito lo elesse suo patrono, ma anche i carcerati, i poveri e i governanti lo invocano quale loro speciale protettore. Fu santo pure per il granduca toscano Cosimo III, promotore della emblematica chiesa trinitaria di Livorno (1717) dedicata a San Ferdinando a ricordo del suo perenne legame con l’Ordine Trinitario.
O Dio, che hai scelto re san Ferdinando come difensore della tua Chiesa sulla terra, ascolta le suppliche del tuo popolo che ti chiede di tenerlo come protettore in cielo.

di Isidoro Murciego

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