IL RESTAURATORE DELL’ORDINE TRINITARIO NEL XIX SECOLO

VITE TRINITARIE
UN SECOLO E MEZZO DALLA MORTE

Da famiglia residente a Novi, il giorno 19 maggio 1809 nasceva Antonio Rodolfo Bartolomeo Canale, unico figlio di Francesco e di Caterina Morando. Il Marchese Antonio Brignole Sale è stato padrino di Battesimo. Mostratosi fanciullo obbediente ai genitori e d’intelletto vivace, ricevette una buona educazione. Ancora appena quindicenne, Tonino, evidentemente ben più maturo della sua età anagrafica, decise di “consacrarsi tutto a Dio”, ma non sapeva in quale ordine religioso entrare per compiere la divina volontà. Chiese consiglio e il Marchese Brignole Sale, suo padrino, lo indirizzò a suo fratello Mons.  Rodolfo Brignole Sale a Roma. A sedici anni, lasciò gli amati genitori per partire alla volta di Roma. La partenza fa comprendere non soltanto la determinazione del ragazzo, ma la fede profonda dei pii genitori. Giunse a Roma il 2 aprile 1825, sabato santo.
Mons. Brignole gli propose di essere ospitato per qualche settimana in un convento austero e fuori città, quello di Santa Lucia a Palestrina dei Trinitari, per poter discernere meglio. Fu un soggiorno indimenticabile. Il giovane Antonio Canale rimase conquistato dall’ideale trinitario. Contribuì anche ad una causa contingente e curiosa: leggendo infatti la vita del Beato Giovanni Battista della Concezione, apprese che era arrivato a Roma per ottenere dal Papa il Breve della Riforma proprio il sabato santo del 1598, “quando le campane suonavano a gloria”.
Avendolo conosciuto in quei due mesi, il superiore di Santa Lucia, Padre Andrea di Sant’Agnese, lo accolse nell’Ordine Trinitario con la vestizione il 4 luglio 1825, vigilia della festa del Beato Michele dei Santi, e dopo l’anno canonico di noviziato fece nelle sue mani la professione solenne, grazie alla quale divenne a tutti gli effetti frate trinitario col nuovo nome di Fra Antonio della Madre di Dio. Nel 1820 i Trinitari Scalzi italiani possedevano appena un convento restituito loro in quello stesso anno: quello di Santa Lucia in Palestrina, con appena tre religiosi! Una situazione quanto mai fragile, eppure da questa piccola e povera comunità poté risorgere l’antico Ordine.
Affidata ai Trinitari da Leone XII, la chiesa di Santa Maria alle Fornaci in Roma, Fra Antonio proseguì i corsi filosofici e teologici nel Collegio Romano. Nell’estate del 1827 un altro grave colpo: nel pieno delle forze moriva Padre Andrea di Santa Agnese, assistito dal fedele Fra Antonio. Il 27 novembre 1831 venne ordinato sacerdote. Padre Antonio godette da sùbito di una non comune ed invidiabile autorevolezza: il suo sentire appariva retto, il suo agire palesemente soprannaturale, il suo fine teso sempre e soltanto a compiere la divina volontà e al progresso dell’Ordine trinitario nella Chiesa, cui era stato chiamato in modo così evidente. Già da studente testimoniò il suo grande amore nei confronti dell’Ordine ricorrendo alla Santa Sede, quando sembrava che tutto stesse per affondare.
Dal 1840 sarà Procuratore Generale. S’intuiva che Padre Antonio, per lo sviscerato amore al proprio Ordine, per le capacità organizzative, per l’eccezionale saper fare, rappresentava l’anima dei Trinitari. Dopo numerose fondazioni, nel 1847 ottenne da Papa Pio IX la prestigiosa Basilica di San Crisogono in Trastevere. Nominato Ministro Generale nel 1853 continuò la sua missione di restauratore dell’Ordine in Italia, arrivò a recuperare Faucon e Cefroid (pochi mesi prima della sua morte). Nel Capitolo Generale del 1853 si crea inoltre la Provincia Romana (San Giovanni de Matha) e quella Napoletana (Natività della Vergine Maria). Un’altra importantissima decisione del Capitolo Generale è stata quella di riprendere la redenzione degli schiavi, scopo primario dell’Ordine. Da qui la decisione di collaborare con il sacerdote genovese Don Nicola Olivieri, che si interessava del problema dei bambini venduti come schiavi in Africa. Primo redentore con il titolo di “missionario apostolico” è scelto Padre Andrea di Sant’Agnese, che conosceva la lingua araba.
Mancava un miracolo per la canonizzazione del Beato Michele dei Santi. Il 3 marzo 1830, il giovane fratello laico Fra Giovanbattista della Santissima Trinità della Comunità di Santa Maria alle Fornaci (Roma) ricevette questo grande dono. Da Ministro Generale, Fra Antonio della Madre di Dio, si impegnò ad arrivare alla sua canonizzazione, passando per la Francia e per tutta la Spagna, visitando e venerando le reliquie dei Santi a Valladolid, Madrid e Cordova. La canonizzazione del Beato Michele dei Santi ebbe luogo l’8 giugno 1862. A questa canonizzazione in San Pietro parteciparono più di un centinaio di trinitari.
La restaurazione dell’Ordine Trinitario e il governo rappresentano soltanto un aspetto dell’opera de Padre Antonio, forse quello più appariscente perché visibile, quantificabile, ma le doti essenziali sono quelle interiori. Praticò in grado eminente la carità. Si prodigò pure in favore delle Associazioni Trinitarie e delle Istituzioni, soprattutto delle Maestre Pie proprie dell’Ordine.
San Crisogono ha ancora tanti segni dei tempi del Padre Antonio della Madre di Dio, e non solo nelle infrastrutture della casa: Papa Pio IX, attraverso il Cardinale Primate di Spagna, gli concesse una nobilissima reliquia del San Giovanni de Matha, venerata ancora oggi nella cappella di Gesù Nazareno; riuscì ad ottenere il corpo della Beata Anna Maria Taigi; ed è molto suggestivo il magnifico coro ligneo della Basilica con la simbologia propria del carisma trinitario.  
È stato un autentico figlio di San Giovanni de Matha e di San Giovanni Battista della Concezione, predicatore della Parola di Dio, pieno di passione e di zelo, ardente devoto della Madre di Dio, vero padre di tutte le comunità di cui era ministro, apprezzato direttore degli esercizi spirituali, grande benefattore dei poveri e dei prigionieri, vicino ai malati e agonizzanti. Tutte le sue attività hanno origine nella sua esperienza di Dio Trinità. Padre Antonio della Madre di Dio è stato il maggior protagonista della storia del nostro Ordine del XIX secolo, e lo sollevò dalle sue ceneri conducendolo alla gloria originale. Non c’è dubbio, possiamo concedergli il titolo di restauratore dell’Ordine.
In quei giorni, assistendo ancora gli ammalati, come aveva fatto nel 1837 in occasione dell’epidemia di colera a Roma, anche lui si ammalò. Dopo pochi giorni di malattia, affetto da grave broncopolmonite, assistito dai religiosi della comunità e munito dei santi sacramenti, confortato dalla benedizione apostolica inviatagli dal Papa, il giorno 22 dicembre dell’anno 1867 moriva serenamente nel convento di San Crisogono l’artefice principale della rinascita dell’Ordine trinitario in Italia.
Immenso fu il cordoglio di tutti religiosi e profonda la costernazione della gente di Trastevere e delle anime che per lunghi anni nella confessione nella direzione spirituale si erano a lui affidate. I funerali furono un’apoteosi e i fedeli, pur di avere una reliquia a ricordo e devozione, tagliuzzarono il suo abito durante l’esposizione della salma nella basilica di San Crisogono, tanto che per tre volte si dovette sostituire. Fu deposto nella tomba dei religiosi presso la balaustra dell’altare maggiore, racchiuso in un’urna di muratura, dove ancora riposa.
Nel Definitorio generale del 7 luglio 1869 fu stabilito di dare avvio alla sua causa di beatificazione.
La sua memoria non è stata dimenticata, Padre Bernardino Fratini, lo ha messo di nuovo in luce nel suo libro del 1990, scritto per commemorare i trecento anni della Provincia di San Giovanni de Matha. Poi, nei primi anni del 2000 è stata la volta di Giovanna Cossu Merendino, che ha trascritto più di 1700 fogli sulla vita e sull’opera di Padre Antonio della Madre di Dio. In quest’anno, celebrando il 150esimo anniversario della sua morte è di nuovo venuta fuori la sua memoria, con una luminosità e un fervore speciali. Questo nostro fratello è paradigma di ogni trinitario sulla scia di San Giovanni de Matha e di San Giovanni Battista della Concezione, per il suo amore all’Ordine e la sua integra dedizione a gloria della Santissima Trinità e redenzione degli schiavi.
Nella lettera inviata a tutti i conventi, dando notizia della santa morte di Padre Antonio della Madre di Dio è scritto: “Alle ore due pomeridiane (22 dicembre 1867), assistito da tutta la comunità, rese tranquillamente la sua bell’anima a Dio, lasciando noi orfani su questa terra, nella speranza che dall’alto dei cieli non mancherà di sorreggerci con più potente protezione”.

di Padre Jose Narlaly

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