LAICO TRINITARIO - AD ALGERI GLI SCHIAVI CRISTIANI PIANSERO DURANTE IL MARTIRIO

VITE TRINITARIE
SANTI NOSTRI

L’ardente apostolo Pietro della Concezione, terziario trinitario, ci offre una bellissima testimonianza a favore degli schiavi cristiani, che ha caratterizzato la sua vita fino alla morte come martire nella città di Algeri. Nato a Porcuna (Jaen) il giorno 22 di maggio 1611, fu bruciato vivo il 19 giugno 1667, dopo essere entrato nella moschea un venerdì a predicare su Cristo Crocifisso e la Madonna. Scelse per questo suo gesto lo stesso posto nel quale erano stati invitati alcuni cristiani ad abiurare la loro fede. Un gesto per dare coraggio a tutti gli schiavi cristiani, per rimanere fedeli a Cristo e alla Madonna in mezzo a tante difficoltà.

 SCELTA EREMITICA
All’età di 14 anni partì da Porcuna ed andò a vivere nella città di Cadice. In questa città entrò in Marina, arrivando ad essere Capitano dell’Armata delle Indie. Viaggiava ripetutamente in America, anche come mercante.

Nel 1631, all’età di 20 anni, sposò la nobile dama Margherita de Torres. Le nozze si celebrarono nella cattedrale di Cadice. Ebbero tre figli: Giuseppa, Elisabetta e Luigi. Nel 1648 la sua sposa morì. Da quel momento, lasciò tutto ai suoi figli. Giuseppa sposò un Capitano della Marina; Elisabetta divenne monaca nelle Concezioniste, e Luigi, invece, decise di diventare francescano. Per un periodo, Pietro si dedicò ad una vita anacoretica. Cominciò vivendo da eremita vicino al Santuario della Madonna della Cabeza (Jaen) per proseguire in altri eremi dell’Andalusia. La scelta di una vita da eremitano non era legata ad una volontà di fuggire il mondo per cercare se stesso, ma rappresentava un cammino di preghiera per cercare la volontà di Dio.

 A TETUAN IN MAROCCO
Nell’eremo di Jimena della Frontiera vicino a Cadice, il Vescovo si recò a trovarlo per chiedergli di cominciare a offrire il proprio servizio nell’Ospedale di Maria della Misericordia. Così fece. Nel 1651 scelse di recarsi a Tetuan (Marocco) per sollevare gli schiavi cristiani e predicare il Vangelo ai musulmani. Con la carità e la parola conquistò l’affetto dei primi e cercò di essere testimonianza per gli altri. Per questa ragione fu malmenato ed espulso dalla città. Nei suoi ripetuti viaggi a Tetuan conobbe le grandi miserie e le difficoltà dei poveri schiavi cristiani. E nel suo cuore maturò il proposito di dedicare ogni sforzo per riuscire a lenire le pene degli schiavi cristiani nel nord Africa.

 DAL PAPA ALESSANDO VII
Con questo obiettivo si recò a Roma per parlare al Santo Padre, Alessandro VII, a cui chiese la benedizione e l’approvazione del suo progetto apostolico a favore degli schiavi. Dopo un ritiro di tre anni, partì per l’America con l’autorizzazione del Re Filippo IV per raccogliere fondi da destinare a questo fine. Dopo due anni in America raccolse ben 45.000 scudi e tornò in Spagna. Decise a quel punto di fondare un ospedale ad Algeri e, per meglio raggiungere il suo santo scopo, si aggregò all’Ordine Trinitario il 1 luglio del 1663, col nome di Pietro della Concezione, impegnandosi, anche con il voto, a portare avanti ciò che prima faceva spinto dalla carità di Cristo.

 in algeri con i trinitari
L’anno seguente, autorizzato dal Ministro Generale dell’Ordine, Padre Pietro Mercier, s’imbarcò per Algeri con due religiosi trinitari, che partivano per la redenzione, e lasciarono in Africa Pedro della Concezione (Garrido). Nella città di Algeri si mise d’accordo con Fra Cristoforo de Redonda, trinitario, amministratore dei piccoli ospedali creati dai Venerabili Martiri Bernardo Monroy, Giovanni de Palacios e Giovanni D’Aquila e che si trovavano in una situazione moto compromessa. Davanti a questa situazione, Pietro decise di dedicare tutti i fondi a ristrutturare gli ospedali già esistenti e che funzionavano dagli inizi del 1600 con i dovuti permessi delle autorità. Vide realizzarsi così il progetto che portava nel cuore per il bene dei tanti bisognosi, soprattutto degli schiavi cristiani.

 la grande moschea
Nonostante tutto proseguisse come previsto, Pietro della Concezione sentiva di dover fare di più. Il suo pensiero si rivolse a quel luogo all’interno della moschea in cui i cristiani sono chiamati ad abiurare la propria fede. Scelse proprio quel luogo per testimoniare la fede in forma martiriale. Dopo un ritiro di quaranta giorni, il 17 giugno 1667, dopo aver reso gli ultimi servigi agli infermi, tra le undici e mezzogiorno, si incamminò verso la grande moschea. Vi entrò con fermezza e con animo intrepido, seminando bigliettini scritti di suo pugno, contenenti i principali articoli della fede cristiana, temendo che non gli avrebbero dato il tempo di testimoniare in altro modo. Era l’ora della preghiera del venerdì. Lo videro entrare con i calzari ai piedi, le guardie lo scambiarono per un cristiano che, alle volte, venivano per diventare musulmani. Lo videro fermarsi in quell’alto luogo della moschea e con un crocifisso in una mano e nell’altra un’immagine della Madonna, cominciò a predicare con grande zelo apostolico.

 condanna e martirio
Fu cacciato fuori, malmenato, legato e imprigionato. Il giorno seguente fu portato davanti al Divano della città, il quale lo invitò ad ammettere che si era trattato di un momento di pazzia o che era ubriaco. Solo così avrebbe potuto liberarlo (perché si conoscevano e tra di loro si era instaurato un buon rapporto). Ma Fra Pietro della Concezione confessò di nuovo la propria fede e continuò a predicare Cristo Gesù, invitando lo stesso Divano a convertirsi.

Venne condannato ad essere bruciato vivo. Fu condotto sul luogo del supplizio tra le lacrime degli schiavi cristiani e gli insulti di ogni tipo da parte degli altri. Pedro - dicono i testimoni - risplendeva di gioia celeste. Giunto sul luogo del supplizio ruppe il silenzio conservato durante il tragitto, e cominciò a ringraziare Dio e a benedire il luogo. Poi, alzando la voce, fece pubblica professione di fede e ripetè molte volte: “sia lodato il Santissimo Sacramento e l’Immacolata Concezione di Maria Santissima”. Abbracciò e baciò il legno del supplizio e porse le mani per essere legato ad esso. Acceso il fuoco, continuò a predicare pieno di serenità, gioia e grandissimo zelo, fino all’ultimo istante nel quale venne soffocato dal fumo e dalle fiamme.

 il console in persona
I resti di quel rogo furono gettati in acqua. Il Console della Francia, su richiesta di Fra Cristoforo de Redonda e dei Trinitari francesi presenti (Padre Michelin, Ministro del Convento di Marsiglia; Padre Vittore le Beau, Ministro di Meaux, per i Trinitari riformati; e Padre Basire, Ministro di Chalon en Champagne), ottenne di far recuperare dalle acque i venerabili resti del martire, che vennero in gran parte trasportati in Francia e donati al Conte di Lione. Fu molto toccante vedere lo stesso Console della Francia addentrarsi nell’acqua per poter recuperare i poveri resti di Fra Pietro della Concezione, come preziose reliquie. Gli ospedali che lui contribuì a ricostruire e mantenere con il reddito del capitale ottenuto, funzionarono per ancora molti anni dopo il suo martirio.

 devozione in spagna
Nel mese di luglio dello stesso anno 1667, nella città di Cadice, venne organizzata una prima raccolta di testimonianze. Queste testimonianze, che potevano servire per la sua Causa di Beatificazione come martire del Vangelo e della Santa Chiesa, sono rimaste negli archivi fino ai nostri giorni. Furono scritte delle biografie, sia in Spagna che in Francia. Nel suo paese natale, Porcuna, è ancora molto conosciuto e popolare. La gente lo chiama “Beato Pietro Garrido”. Una bella strada del paese porta, ancora oggi, questo suo nome.

In questa stessa città, un importante mosaico a colori rappresentava il martire in piedi, legato ad un legno e attorniato dalle fiamme. Questo mosaico è stato distrutto nel 1936, nei momenti della persecuzione religiosa in Spagna. Beato Pietro della Concezione, interceda perché il carisma di San Giovanni de Matha e di San Felice di Valois arda oggi nel cuore di tantissimi laici trinitari, come è stato nel suo cuore bruciato nell’amore per la Santa Trinità e gli schiavi.

di Isidoro Murciego

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