LA REGOLA TRINITARIA DEL DE MATHA UN PROGETTO EVANGELICO SEMPRE ATTUALE

VITE TRINITARIE
FRAMMENTI DI TEMPO

papa Innocenzo III non ha la minima esitazione nell’accogliere la proposta di San Giovanni de Matha. Nella sua bolla Operante divine dispositionis (17/12/1198), approvando l’Ordine della Santa Trinità e degli Schiavi, scrive queste motivazioni: “Noi dobbiamo assecondare i sentimenti religiosi e, quando procedono dalla radice della carità, portarli a compimento, specialmente quando ciò che si cerca è di Gesù Cristo, e l’utilità comune è anteposta a quella privata… Poiché è evidente che voi desiderate più l’interesse di Cristo che il vostro, Noi, volendo che vi assista la protezione apostolica concediamo a voi e ai vostri successori la Regola secondo la quale dovrete vivere”.

♦ PROGETTO PROFETICO
A seguito del titolo “Nel Nome della Santa e Individua Trinità” si trascrive il testo ufficiale della Regola che da allora si custodisce negli archivi papali di Roma (ora, negli archivi vaticani).  La Regola Trinitaria racchiude un progetto profetico che muove i suoi primi passi a partire dalla vita consacrata, al servizio della misericordia e della redenzione, e il tutto a gloria della Santissima Trinità. Troviamo nella Regola un progetto evangelico, codificato in un linguaggio semplice e funzionale, in accordo con le esigenze canoniche del tempo. Tutti gli Istituti e le Associazioni integrati nella Famiglia Trinitaria si riconoscono oggi nello spirito di questa Regola Trinitaria.
A San Giovanni de Matha non affascinano le iniziative militari orientate alla liberazione dei Luoghi Santi. Quello che di più colpisce la sua sensibilità e che lo preoccupa davvero è la situazione umana delle vittime di queste imprese, dei fratelli nella fede immersi nella notte della schiavitù. L’unica sua armatura è la misericordia e l’intenso desiderio di far ritornare la speranza in quei fratelli nella fede che soffrono sotto al giogo della schiavitù. Giovanni de Matha va in cerca degli schiavi più poveri e indifesi, di quelli che non possono auto-riscattarsi, condannati senza speranza alle catene, e in pericolo di perdere la propria fede. Il riscatto, far ritornare in libertà questi fratelli più deboli e vulnerabili: ecco la sua grande missione.

♦ FRATERNITà DI SERVIZIO
La Regola Trinitaria è tutta un ricamo della Trinità, orientata verso questo Mistero di “Dio Amore” e verso le opere di misericordia, in modo del tutto speciale verso la redenzione degli schiavi. Una buona parte del testo della Regola è dedicato ai fratelli in comunità e in comunione, chiamati a vivere il dono dello Spirito ricevuto e a testimoniarlo. La parola “fratello” è quella che appare ripetuta più volte nella Regola. La semplicità di vita, l’uguaglianza tra i fratelli, la comunione, la preghiera, la povertà condivisa, l’amore nei confronti del lavoro, la scrupolosa divisione dei beni in tre parti, lo spirito di carità e di servizio, sono alcune delle note più caratteristiche delle chiamate “Case della Santa Trinità” (Domus Sanctae Trinitatis).  Chi si occupa dei fratelli è chiamato “ministro”, come sinonimo di servitore, e fa diretto riferimento a Cristo. Non si parla di superiori e sudditi, ma di ministri e fratelli, perché tutti sono fratelli. Dalla Trinità viene fuori, non una struttura di potere, ma una fraternità di servizio.

♦ DIO AMA LO SCHIAVO    
I tre primi capitoli della Regola Trinitaria ci presentano le caratteristiche più emblematiche del progetto di San Giovanni de Matha. Il resto del testo, pure ricco di segni e simboli della Trinità, esplica con più dettagli il carisma e le sue conseguenze pratiche e quotidiane. Questo primo triptico con il quale si apre la Regola del 1198 è avvolto dalla luce del mistero di Dio Trinità. Un Dio vicino che si occupa dello schiavo, dell’oppresso, dell’ammalato e del povero con infinito amore.

♦ SCUOLA DI CARITà
Nel primo capitolo presenta i trinitari nella sequela di Gesù come fratelli testimoni del mistero della vita divina: “I fratelli della Casa della Santa Trinità vivano sotto l’obbedienza del prelato della loro casa, che si chiamerà Ministro (servitore), in castità e senza nulla di proprio” (RT 1). In questa scuola della sequela si preparano coloro che devono essere inviati. La Casa della Trinità è per tutti i fratelli scuola di carità e cenacolo dove si comunica lo Spirito. I tre consigli evangelici sono segni della Trinità che dimora nel cuore del trinitario. Dalla Trinità sorge la fraternità, la comunione dei fratelli nella sequela di Gesù.

♦ MISSIONE REDENTIVA    
Il secondo capitolo è tutto dedicato alla missione redentiva e misericordiosa, alla propria missione con le sue esigenze: “Tutti i beni da qualunque parte provengano lecitamente, li dividano in tre parti uguali; ed in quanto due parti saranno sufficienti, compiano con esse opere di misericordia, provvedendo insieme e in giusta misura al proprio sostentamento e a quello dei domestici che lavorano con loro. La terza parte, invece, sia riservata per la redenzione degli schiavi che sono stati incarcerati dai pagani per la fede di Cristo” (RT 2). Gesù è il Redentore. I fratelli trinitari lo seguono con la passione della carità redentrice, “portati dai desideri di dare la propria vita per i fratelli come Cristo Gesù l’ha consegnata la sua vita per noi” – è quanto leggiamo nei testi antichi ancora attuali nel processo formativo. La divisione dei beni in tre parti è un altro segno della Trinità, alla quale appartengono in quest’Ordine: i fratelli, le case, gli ospedali, le chiese, i beni… In modo del tutto speciale, i beni per il riscatto (tertia pars) sono sacri.

♦ CULTO E GLORIA    
Il terzo capitolo fa riferimento alla finalità ultima della vita e della missione, la gloria di Dio Trinità: “Tutte le chiese di questo Ordine siano intitolate al nome della Santa Trinità e siano di struttura semplice” (RT 3). La vita spirituale, a partire dell’ascolto della Parola, l’azione liturgica sacramentale, specialmente l’Eucaristia, celebra la Trinità. Lo Spirito Santo, anima della Chiesa e protagonista della missione evangelica, ci svela il volto di Dio. Il Tempio dedicato alla Santissima Trinità ci indica la suprema finalità della vita del trinitario e di ogni persona umana, soprattutto povera e schiava: dedicare autentico culto e gloria alla Santissima Trinità.

♦ INTEGRAZIONE VITALE
Il Riformatore dell’Ordine della Santissima Trinità e degli Schiavi, San Giovanni Battista della Concezione esclama: “O Santa Trinità! Che Tu, il povero ed io siamo uno sulla terra con una unità perfetta”. Questa integrazione vitale della Trinità, la fraternità e gli schiavi e i poveri, ha rigenerato costantemente la vita dei trinitari lunga più di otto secoli di storia. Per questo motivo, anche autori e personalità estranee all’Ordine Trinitario, già dagli inizi, dal secolo XIIIº,  hanno parlato dei trinitari come “speciales cultores Trinitatis”.

♦ CARISMA VIVO
L’attualità di questo messaggio è messa in evidenza anche dall’attuale Dottrina Sociale della Chiesa. È paradigmatico il testo di San Giovanni Paolo II nella sua enciclica Sollicitudo Rei Socialis del 1987, numero 40: “Il prossimo non è solo un essere umano con i suoi diritti e la sua uguaglianza fondamentali davanti a tutti gli altri, ma l’immagine di Dio Padre, riscattata dal sangue di Cristo e messa sotto l’azione dello Spirito Santo. Per il prossimo, anche se nemico, dobbiamo essere disposti al sacrificio supremo”.  La Regola di San Giovanni de Matha, tutta costellata da testi biblici, è un ricamo del mistero di Dio Uno e Trino come fonte, modello e meta di ogni vita cristiana.
A questo proposito, ecco un testo del Messaggio (17/12/2013) di Papa Francesco alla Famiglia Trinitaria: “Attraverso i secoli, in perfetta sintonia con lo spirito fondazionale, la Casa della Santa Trinità è stata casa del povero e del derelitto, un posto dove si curano le piaghe del corpo e dell’anima, e questo con la preghiera che, come ben diceva il vostro Santo Riformatore, è una medicina migliore di tanti rimedi, e anche con la dedizione incondizionata e con il servizio disinteressato e amorevole. Il lavoro, lo sforzo e la gratuità si trovano condensati nella Regola di san Giovanni de Matha con le parole Ministro e sine proprio (Regola Trinitaria, n. 1). Infatti, per i Trinitari è palese, e da essi dobbiamo imparare tutti, che nella Chiesa ogni responsabilità o autorità deve essere vissuta come servizio. Quindi la nostra azione deve essere spoglia di qualsiasi desiderio di lucro o di promozione personale, e deve cercare sempre di mettere in comune tutti i talenti ricevuti da Dio, per indirizzarli, come buoni amministratori, al fine per il quale sono stati concessi, e cioè, per dare sollievo ai più svantaggiati. Questo è l’interesse di Cristo”.

di Isidoro Murciego

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