SIGNUM ORDINIS SANCTAE TRINITATIS ET CAPTIVORUM

VITE TRINITARIE
FRAMMENTI DI TEMPO

“Tutti siamo chiamati a sperimentare la gioia che scaturisce dall’incontro con Gesù, per vincere il nostro egoismo, per uscire dalle nostre comodità e per avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo (cf. Evangelii gaudium, 20). Questo è quel che fecero, con la loro vita e coraggio apostolico, San Giovanni de Matha e San Giovanni Battista della Concezione. Essi, che conducevano una vita religiosa, rispettabile, ma forse un po’ comoda e sicura, ricevettero da Dio una chiamata che li ha completamente capovolti e indotti a spendersi e logorarsi a favore dei più bisognosi, di coloro che soffrivano di più, per proclamare la loro fede nel Vangelo, a coloro ai quali il mondo voleva togliere quella gioia” (Messaggio di Papa Francesco ai Trinitari, 17/12/2013).

♦ L’ISPIRAZIONE
San Giovanni de Matha ha ricevuto l’ispirazione del carisma durante la celebrazione della sua Prima Messa. Quest’ispirazione lo ha portato alla fondazione dell’Ordine Trinitario: Arrivato al canone della Messa, ha chiesto al Signore, che, se quella fosse la sua volontà, gli manifestasse l’Istituzione Religiosa che doveva abbracciare per la sua salvezza. E alzando gli occhi al cielo, ha visto la Maestà di Dio che sosteneva con le sue mani due uomini incatenati per le caviglie, uno dei quali era scuro di pelle e l’altro era di pelle chiara (Narrazione Anonima del s. XIII, Biblioteca Nazionale di Parigi). Questo è stato l’inizio del quale si è servito la Trinità Santa per aprirsi strada tra gli schiavi in modo nuovo. L’Ordine Trinitario ha le sue profonde radici nell’Eucaristia.

♦ IL CERVO A CERFOID
Nel Cristo Redentore si rivela Dio Trinità appassionato dell’umanità, e in modo speciale delle persone schiave, oppresse e povere. A partire da quel momento, Giovanni de Matha è disceso dalla sua cattedra di Maestro in Teologia e si è rifugiato nel deserto di Cerfroid per meglio discernere la volontà di Dio. Poi, ha consegnato tutta la sua vita per la redenzione degli schiavi. Convoca fratelli, fa sorgere al suo passaggio case, ospedali, chiese della Santa Trinità. Dal momento dell’ispirazione, la sua passione è tutta segnata dalla sete di Dio tra gli schiavi e i poveri. Questa esperienza della sete di Dio, sete di redenzione, è stata pure simboleggiata, nella tradizione trinitaria, in modo molto grafico. La tradizione racconta che San Giovanni de Matha e San Felice di Valois, mentre conversavano sui progetti di Dio, vicino alla sorgente di Cerfroid, hanno visto un cervo che veniva ad abbeverarsi a quella fonte portando tra le corna una luminosa croce rossa e blu.

♦ IL SEGNO COME SIGILLO
Papa Innocenzo III gli è stato vicino nel realizzare il propositum del carisma trinitario-redentivo. Nelle numerose Bolle concesse lo chiama sempre Fratello Giovanni, Ministro. In queste Bolle accoglie sotto la sua protezione i fratelli della Trinità, le loro case (domus), i laici associati, le proprietà, e incoraggia tutti ad essere sempre fedeli al progetto originale. Il Papa, inoltre, gli farà donazione di un ospedale a Roma vicino alla Basilica di San Giovanni Laterano. Il segno dell’ispirazione fondazionale è stato utilizzato senza interruzione fino ai nostri giorni, soprattutto come sigillo proprio dei Ministri generali dell’Ordine. La più antica rappresentazione di questo sigillo la troviamo in un atto notarile del 1203, che porta la firma del Vescovo di Marsiglia e di San Giovanni de Matha. Oggi, tutta la Famiglia Trinitaria (religiosi, monache, Istituti Femminili, Associazioni di laici e sacerdoti trinitari) si riconosce in questo segno iconografico dell’ispirazione del carisma.

♦ IL MOSAICO CIRCOLARE
È molto significativo il gesto del Santo Fondatore che fa collocare sulla facciata dell’Ospedale di San Tommaso in Formis (Roma) un prezioso mosaico che rappresenta la scena dell’ispirazione nella sua Prima Messa a Parigi. È un mosaico circolare che tutto attorno porta una scritta che recita  Signum Ordinis Sanctae Trinitatis et Captivorum. All’interno del cerchio si rappresenta in forma iconica il Cristo Signore Pantocratore seduto che afferra con la sua mano destra uno schiavo cristiano che sta in piedi e con la sua sinistra uno schiavo non cristiano, anche lui in piedi. Lo schiavo cristiano con la sua mano sinistra pone in alto una croce trinitaria. La sua mano destra, presa dalla mano del Cristo Redentore, appare molto docile, e le catene che porta alle caviglie arrivano al Trono di Cristo. Lo schiavo non cristiano porta anche egli catene alle caviglie e la sua mano sinistra sostiene la legatura che arriva alle sue catene, mentre l’altra sua mano, in un gesto evidente di resistenza, è presa dalla mano del Redentore. Dio dà la sua mano a tutti, vuole la salvezza di tutti senza discriminazione di sorta.


♦ CRISTO nei poveri
Questa icona, propria dell’Ordine della Santissima Trinità e degli Schiavi, segue i canoni del Concilio Niceno II, che dichiarano: “L’Incarnazione del Verbo di Dio compiutasi nella storia si mostra in un’immagine nella rappresentazione pittorica della sua Persona divina incarnata. Nell’icona, perciò, la Chiesa contempla il Volto di Cristo Signore Pantocratore, che nel mistero salvifico della sua passione e della sua risurrezione ci presenta il Volto unico della indivisibile e consustanziale Trinità, Dio in Tre Persone. L’adorazione che mediante Cristo sale al Padre e si rivolge, in un atto medesimo, alle Tre divine Persone, è evidenziata e proclamata visibilmente nella sua icona, la cui venerazione attinge il divino Prototipo” (Conc. Niceno II, a. 787). San Giovanni de Matha è stato sempre un pellegrino della volontà divina: “Mostrami il tuo Volto”, viene ad essere il grido che percorre tutta la storia della salvezza. Cristo è l’autentico Volto di Dio. Nel Redentore, San Giovanni de Matha, riconosce il Padre nello stesso Spirito d’Amore.  Il Redentore personifica la Divina Misericordia (cf Lc 4,18-19; 7, 19-20). Guardando il Cristo del Vangelo egli vede il Padre Misericordioso. E negli schiavi, negli oppressi e nei poveri scopre volti di Dio sfigurati, volti di Cristo spezzati.

♦ ROMPERE LE CATENE
La missione di rompere le catene dei fratelli schiavi a partire dalle acque profonde di Dio Trinità gli ha rubato il cuore. Così, San Giovanni de Matha segue il cammino che lo porta a visitare, consolare e riscattare  Cristo che soffre e geme in catene in ogni fratello schiavo: “Quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli lo avete fatto a me” (Mt 15, 40). Trascorre tutta la sua vita a spezzare le catene di tanti volti umani sfigurati, nel nome e a gloria della Santa Trinità. La sua missione redentrice, mosso dallo Spirito, si trasforma in un rinnovato incontro con Cristo e con il Padre.

♦ FINO AI NOSTRI GIORNI
Oggi, dopo più di otto secoli di storia trinitaria nella Chiesa e nel Mondo, in questo secolo XXI, vogliamo fare nostra più che mai l’esperienza di San Giovanni de Matha. Vogliamo fare nostra la sua passione per Dio Trinità, per Dio Carità, che ci rivela il suo amore incondizionato per l’umanità, per ciascuno di noi, e ci porta ad un rinnovato impegno in fedeltà creativa.  “Siete stati comprati a caro prezzo” (1 Cor 6, 20). La croce trinitaria che portiamo nel cuore è segno di redenzione. Segno del amore totale di Cristo vero Dio e vero Uomo. I colori rosso e blu della croce trinitaria sono simbolo del sangue e dell’acqua, provenienti dal cuore trafitto di Gesù sulla croce: prezzo della nostra redenzione. L’ispirazione ricevuta da San Giovanni de Matha durante la sua Prima Messa è oggi presente, forse più che mai, in tutti i diversi rami della gran Famiglia Trinitaria: Gloria Tibi Trinitas et Captivis Libertas!.

di Isidoro Murciego

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