VIA CRUCIS AL COLOSSEO CON UN CIRENEO SPECIALE

VITE TRINITARIE
SULLA VIA DELLA PASQUA

E' un appuntamento molto atteso.
Segna il momento più alto della sofferenza di Cristo. Segna la sua morte. Momento atroce per noi, per la nostra debole fede. È il Venerdì Santo.
È l’ora della Via Crucis con Papa Francesco al Colosseo. Può morire Dio? Può morire il Figlio di Dio? Incredibile, ma vero. È morto: in croce!
Con la beffa della condanna, dell’applauso del popolo e col mezzo più vergognoso. E noi?
Oggi come ieri. Con pudore, con paura, a debita distanza, a casa, in poltrona, davanti alla televisione, anche se con sofferenza, ripercorriamo il suo cammino. Lo seguiamo. In silenzio. In punta di piedi.
E chi di noi ha la forza di dire qualcosa? L’atmosfera è solenne, fra ruderi carichi di storia e, per molti cristiani, di martirio.
Ci hanno pensato quindici giovani quest’anno. Sorpresi ed emozionati per la scelta voluta da Papa Francesco in occasione del Sinodo di ottobre dedicato proprio ai giovani. Studenti di un liceo di Roma, hanno letto ciò che è scritto nei quattro Vangeli e, a modo loro, hanno raccontato al mondo intero quello che hanno “visto”.
Ti vedo, Gesù, di fronte al Governatore che sceglie di non scegliere e decide contro di te. Ti vedo, Gesù, coronato di spine, mentre accogli la croce.
Ti vedo, Gesù, mentre cadi per la prima, la seconda, la terza volta. La tua umiltà è visibile: cadi e ti rialzi. Non ti sconfigge la sofferenza, l’umiliazione, il dolore.
Vedono e raccontano ciò che rimbomba nel loro cuore. Questo non è un racconto antico, vecchio di oltre duemila anni. No. Questo è il racconto dell’uomo d’oggi che subisce condanne ingiuste, supplizi ingiusti, che si ribella, che soccombe, che muore.
Tu no, Gesù: sei docile, paziente, prendi sul serio ciò che la vita ti offre, conosci l’umiliazione del cadere, non ti ribelli ai nostri tradimenti. Ci indichi, invece, la possibilità che tutti abbiamo di poter proseguire nel cammino della vita. Ti alzi, per andare ad offrire al Padre il tuo sacrificio per la nostra salvezza.
Non ci sono fallimenti o cadute che tengano, per te. Nessuna resa. Anzi, quando tutto e tutti sembra che non abbiano nulla da condividere con te, che ti rinneghino, ecco, insperato e inatteso vediamo l’aiuto di Simone di Cirene. Non ti fa soccombere il peso della croce.
Ti vedono anche i giovani di oggi, desiderosi di capire il valore ed il significato del tuo amare senza misura.
Ci stupisce sempre il fatto che sei capace di arrivare dritto al cuore.
Ti vedo.
Quanti ti vedono?
Ti vedo che incontri tua madre: ti accompagna come tante mamme accompagnano i loro figli, a scuola, al catechismo, in piscina, in palestra, in ospedale, anche a morire. Pronte a gioire, o a soffrire. Mai disperate. Maria “lo sente, come solo le mamme lo sentono, che lo rivedrà presto”.
Ti vedo con il volto sanguinante e sfigurato che doni a Veronica, come per ringraziarla del refrigerio di un attimo. “La sua è la forza della tenerezza. I vostri occhi si incrociano per un attimo, il volto nel volto dell’altro”. Niente trucco.
Che vede Veronica? “La perfezione del tuo amore per noi”. Arrivato al punto dove ti attende la croce, ecco che ti tolgono le vesti.
Ti vedo nudo. Ti hanno tolto la tua veste, quella senza cuciture, indivisibile, ti sarà cresciuta addosso, tirata a sorte. Nudo. L’unico ed ultimo brandello di dignità che gli uomini percepiscono. Non sanno però che “essa si trova sotto la tua pelle”. “Nessuno potrà mai cancellarla”. Si nasce nudi: torni nudo, torni nella terra. Che emozione, Signore!

La Decima Stazione è segnata dalla croce che Padre José Narlalj, il nostro Ministro Generale dell’Ordine della SS. Trinità, riceve in questa Via Crucis per portarla fino alla stazione successiva.
Un Cireneo di eccezione: tunica bianca, sul petto la croce rossa e blu. Un doppio simbolo. Le nostre nudità e le nostre mani. Le sue mani erano anche tutte le nostre mani: nude, sporche, deboli, forti, sante, peccatrici, consacrate, laboriose, capaci di liberare dalle schiavitù di ieri e di oggi.
Ci siamo sentiti tutti lì, a portare quella croce. Un richiamo forte a portare con la tua, anche le nostre piccole o grandi croci. A non scappare da queste, a condividere con te la sofferenza che porta sul calvario. A condividere le condizioni umane di tanti fratelli poveri, soli, scartati, abbandonati. Chiamati a serviti in loro, senza servirsi.
Ti vedo, Gesù, inchiodato al legno della croce. Ti vedo, Gesù, e questa volta non ti vorrei vedere. Scappo a vedere la tua fine. Mi sento perso. E mi chiedo se succede a me se avrò mai la tua forza. Inutile.
E sono costretto a vederti ogni volta che levo lo sguardo e ti ritrovo lì: crocifisso, appeso al muro, al centro dei nostri presbiteri. In croce. Pronto a morire di nuovo. Sempre. Per sempre.
Segno di contraddizione. A braccia aperte. Pronto ad accoglierci. Morto per amore. Morto per noi. Per me.
Ti vedo, Gesù, esanime, affidato da mani pietose al grembo di tua madre. Tolto dalla croce. Sepolto in un sepolcro nuovo. Ora non ti vedo più.
Senza di te la notte è oscura, buia. Oggi solo la mia fede mi dice di attendere il terzo giorno. Il giorno della tua gloria, della tua Resurrezione.
Questi ragazzi, questi nostri figli da molti considerati come generazione persa, incapaci di amare, hanno parlato di te, Gesù, in modo mirabile.
Chi ti conosce davvero, canta le tue meraviglie, le tue lodi. Si sono persi e ritrovati in te. Hanno affidato le loro riflessioni alla gioia della condivisione e della preghiera. Lì ti hanno visto, li hai guardati negli occhi, fino nei loro cuori. Ti hanno trovato nella preghiera.
Dacci, Signore, la possibilità di incontrarti. Chi ti conosce davvero, sente la forza e la bellezza del tuo amore.
Hanno affidato le loro riflessioni alla gioia della condivisione e della preghiera.
“Aiutaci, come ha detto Papa Francesco a conclusione della Via Crucis, ad avere vergogna per averti lasciato solo a soffrire per i nostri peccati. Per aver scelto Barabba e non te, il potere e non te, l’apparenza e non te, il dio denaro e non te, la mondanità e non l’eternità. La vergogna di aver perso la vergogna”.
“Il nostro sguardo è anche di un pentimento che dinanzi al tuo silenzio eloquente supplica la tua misericordia”.
“Dinanzi alla tua suprema maestà si accende, nella tenebrosità della nostra disperazione, la scintilla della speranza perché sappiamo che la tua unica misura di amarci è quella di amarci senza misura”.
“Ti chiediamo, Figlio di Dio, di immedesimarci col buon ladrone che ti ha guardato con occhi pieni di vergogna, di pentimento e di speranza”.

di Maximilian Bevilacqua

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