IL CONVENTO DI TRINITÀ DEI MONTI

ROMA TRINITARIA
VIAGGIO TRA LE BELLEZZE DELLA CITTÀ ETERNA

in un pomeriggio primaverile in cui i primi caldi riversano sulle strade di Roma visitatori provenienti da tutto il mondo, un pellegrino sorpreso nel suo percorrere il viaggio sulle orme della Trinità scorge a fianco alla chiesa di Trinità dei Monti, l’omonimo convento.
Una piccola porta dischiusa sull’austera facciata del maestoso edificio lo introduce in un mondo sconosciuto. Non pensa il povero pellegrino a quali elementi alla ricerca della Trinità potrebbe mai trovare all’interno del convento nel suo peregrinare, ma la frescura dell’ombra nel discreto chiostro caratterizzato da lunette e medaglioni che raffigurano le storie di S. Francesco da Paola e dei reali di Francia, lo spinge a restare. Un uomo gentile e dall’affettuoso sorriso sedutogli accanto lo guarda incuriosito  e con delicatezza lo invita a seguirlo. Gli racconta, intanto che si avviano verso una porta che dal chiostro li condurrà verso l’interno, che l’edificio fu costruito dal re di Francia Carlo VIII per i Minimi tra il 1530 ed il 1570 ragioni per le quali furono realizzati gli affreschi del chiostro. Gli dice anche, che il convento è da percepire come uno scrigno.
Il pellegrino non capisce bene cosa vuol dire con ciò ma lo segue: sono diretti al refettorio. Durante il loro percorso il pellegrino viene a sapere che il gesuita Andrea Pozzo nel 1694 realizzò l’affresco della stessa sala con effetti illusionistici ma che al primo piano e specificatamente nei corridoi est ed ovest, si trovano i dipinti più interessanti.
I padri Minimi Emmanuel Maignan e Jean François Niceron realizzarono nel XVII secolo alcuni anamorfici ovvero dei dipinti ottenuti con una tecnica dall’elevato ingegno e creatività secondo cui una figura appare alterata e distorta se osservata frontalmente ma, se si sposta il proprio punto di osservazione e la si guarda nella giusta prospettiva essa assume forma e senso compiuto. Una tecnica pittorica conseguente alla storia della prospettiva. Il pellegrino rimane solo. Davanti a lui i corridoi affrescati. Prima si avvicina alla parete, guarda. Figure confuse gli sono innanzi.  Si allontana. Inclina la testa. Tutto ha senso ora. Ciò che prima era solo colore si trasforma in racconto. Lui non solo spettatore ma parte attiva di una storia. Se si fosse fermato a guardare non avrebbe visto.
Come tutto ciò può mai essere inerente al suo peregrinare? Chiude gli occhi. Pensa. In ognuno di noi, riflette, è racchiuso il Mistero della Trinità. In ogni dove Esso è presente. Ma come per questi dipinti, se il punto di osservazione non considera le angolazioni, le sfumature, non ha la pazienza di mettere a fuoco come si potrà mai farLo emergere e rendergli lode? Come si potranno mai osservare nelle diverse angolazioni che ognuno di noi rappresenta per l’altro i frammenti di Trinità che conteniamo?
Come si potrà godere del suggerimento dello Spirito a seguire una strada e del continuare nel incedere sull’esempio di Cristo e giungere così all’abbraccio del Padre?
Come si potrebbe lasciare che lo Spirito ci guidi nel presentarsi inermi davanti alla nascita di un bambino che ci condurrà alla Salvezza se non entrassimo da una porta dischiusa che ci permetterà di cambiare il nostro cieco punto di osservazione?
Il pellegrino non ha risposte ma la fiducia che lo accompagna in questo suo andare lo spinge a rendere Grazie e il suo viaggio può continuare…

 di Anna Maria Tardiolo

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