NEL CAMPO DI CONCENTRAMENTO LA CHIAMAVANO “L’ANGELO DI AUSCHWITZ”

VITE TRINITARIE
SANTI NOSTRI
VENERABILE ANGELA DEL SACRO CUORE -
Papa Francesco l’ha Appena dichiarata Venerabile.
Trinitaria che ha vissuto in pienezza il “gloria tibi Trinitas et captivis libertas”. Grazie al suo amore e della sua dedizione incondizionatI, molte delle prigioniere sono arrivate a Cristo, e altre ne hanno ritrovato la fede perduta in quel mondo d’ingiustizia e barbarie

Papa Francesco, sabato 19 maggio 2018, ha firmato il Decreto con il quale è stata dichiarata Venerabile Suor Angela Maria del Sacro Cuore (Austch), deportata numero 512 del Campo di concentramento di Auschwitz.
Era nata in Germania il 26 marzo 1900, in un piccolo paese della Sauerland, regione montagnosa della Westfalia, in una famiglia modesta e profondamente cristiana. I suoi genitori Augusto e Amalia ebbero una famiglia numerosa: Angela è stata la quinta di sette figli. Nel battesimo ricevette il nome di Maria Cecilia, ma in famiglia tutti la chiamavano Mariechen.
La sua infanzia e adolescenza trascorsero serene. Suo padre lavorava come macchinista in un cantiere di calce e guadagnava a sufficienza per il sostentamento e la solida educazione cristiana dei figli. I testimoni di quell’epoca raccontano Mariechen come una bambina aperta e simpatica, molto gioiosa, devota e buona studente.
Ricevette la Prima Comunione a 12 anni e chiese al Signore che le concedesse la grazia della vocazione religiosa.

♦ in convento a möts
Dopo molti anni si realizzò questa petizione. Grazie ad una pubblicazione dei Padri Trinitari di Vienna conobbe la Congregazione delle Religiose Trinitarie di Valencia. Nel mese di maggio del 1933 chiese l’ammissione nella loro comunità. Il 27 settembre successivo arrivò al convento delle Trinitarie di Mötz (piccolo paese del Tirolo austriaco). La situazione sociale e politica della Germania in quel periodo era difficile e complicata. Mariechen iniziò la sua vita religiosa nello stesso anno in cui Hitler salì al potere. L’Austria si trovava immersa nella povertà e con grandi tensioni sociali. Anche la Comunità Trinitaria soffriva questa situazione.
Le Sorelle vivevano in estrema povertà. Suor Angela Maria del Sacro Cuore di Gesù - questo è il nome che scelse come religiosa - in alcune occasioni chiese aiuto alla sua famiglia per la comunità, però mai lasciò intendere nelle sue lettere di non esser contenta anzi, al contrario, si mostrava sempre in festa, gioiosa e felice. In un’occasione scrisse: “Certo, non siamo così povere che ci manchi il necessario per mangiare. La Divina Providenza s’incarica di questo!”

♦ l’ideologia nazista
In questa situazione di forti tensioni sociali si faceva strada in Suor Angela una profonda preoccupazione per la Chiesa e per la diffusione della fede. L’ambiente che si respirava era francamente inquietante. Lei, donna intuitiva, se ne rese conto leggendo l’Enciclica di Pio XI,  Mit brennender Sorge del 14 marzo 1937, nella quale il Papa denunciava con forza l’oppressione del cattolicesimo in Germania, rivendicava i diritti della Chiesa e dichiarava la sua condanna all’ideologia nazista.
Erano i primi mesi del 1938 quando le truppe tedesche occuparono l’Austria. In questo ambiente, Suor Angela diffondeva la gioia tra le consorelle e con il suo lavoro contribuiva fortemente alla sopravvivenza della comunità. Già durante il suo noviziato i testimoni  sottolineavano: il suo amore all’Eucaristia, la vita di preghiera, la devozione alla Madonna, l’amore a tutta la Famiglia Trinitaria, e un elemento nuovo del carisma della Congregazione delle Trinitarie di Valencia, la sua consegna incondizionata alla Santissima Trinità nella sua dimensione redentrice. Suor Angela si sentiva felice con la sua consacrazione religiosa. In una lettera al suo fratello Franz scriveva: “Avvicinati con frequenza ai sacramenti della confessione e comunione… Aggrappati alla preghiera, nella preghiera troviamo consolazione in tutte le situazioni”.

♦ la peste d’europa
Il 10 agosto 1940 era in un piccolo negozio vicino al convento e conversava con alcune donne in privato quando pronunciò la fatidica frase che l’avrebbe portata al campo di concentramento: “Hitler è una peste per l’Europa”. Questa notizia arrivò alla Gestapo che dette l’ordine di metterla in prigione. La detenzione fu brutale. I poliziotti le strapparono il velo e lo buttarono alla Superiora ammalata. Lei svenne e fu caricata su un furgone come se fosse una busta della spazzatura. Era il primo momento di un difficile calvario che durò ben quattro anni.
La portarono prima alla Prigione Provinciale di Innsbruck, e successivamente la condussero al campo di concentramento di Ravensbrüch, da dove passò all’inferno di Auschwitz.

♦ ad Auschwitz
Durante tutto questo tempo si manifestò per ciò che era e che sarebbe stata fino alla morte: una donna centrata totalmente in Dio Trinità, abbandonata nella Sua amorosa Provvidenza, abbracciata alla Croce di Cristo, e consegnata integramente nell’amore trinitario-redentivo al servizio delle prigioniere del Campo, senza guardare nazionalità, razza, religione… Nel campo di concentramento visse una vita abnegata fino a dimenticarsi di se stessa nella preoccupazione per gli altri. Alcune delle sopravvissute daranno delle bellissime testimonianze del suo impegno a favore degli altri: la chiamavano “l’angelo di Auschwitz”.
Il 29 agosto 1940 possiamo leggere in una nota della polizia di Innsbruck che Suor Angela era partita quel giorno verso il Campo di concentramento per donne di Ravensbrück. Il calvario del trasporto era una delle prime misure per provare ad annullare e disumanizzare le detenute: “Giorni di viaggio in carrozze chiuse, tra le spinte, le grida, senza potersi muovere, senza nessuna igiene, nella fame e nella sete… Poi, a Suor Angela attendevano momenti molto più umilianti. Spogliata dell’abito e di tutto. Ci sono dolori morali che vanno molto aldilà dei dolori fisici”.

♦ l’angelo del campo
Una sua compagna di prigionia, la signora Trenkwalder racconta: “Suor Angela era cosciente che l’avrebbero attesa tempi molto duri. Nonostante ciò, si sentiva interiormente libera e aiutava e consolava le altre in tutto quello che poteva”. L’amore di Suor Angela non conosceva frontiere. Una zingara, María Rosenberger, ci regala una preziosa testimonianza: “Siamo state insieme a Ravensbrük. Io allora avevo 20 anni ed era per me come una madre, sempre m’incoraggiava. Mi diceva: “Maria, pensa in qualcosa di bello ogni giorno, ti darà forza”. Quando mi lamentavo per la fame, lei di nascosto mi procurava un pezzo di pane. Nessuno doveva vederlo, se ti scoprivano a scambiare qualcosa l’una con l’altra, ti castigavano con delle frustate, e lei ne ha ricevute alcune. Io le domandavo alle volte: cosa mangi tu se sempre dai del pane? E mi diceva: “Quando ho fame prego. Così dimentico la fame”.
Rosa Jochmann, poi diventata Consigliere Nazionale e Onorevole del Parlamento Austriaco, ricorda così Suor Angela: “Sono arrivata al Campo di concentramento come responsabile della sezione politica n°1. Questa sezione era stata costruita per 360 prigionieri, però in quel periodo eravamo quasi  3000. Maria, come chiamavo io questa religiosa così speciale, arrivò un giorno nella nostra sezione e subito mi resi conto che sarebbe di grande aiuto per tutte. Non sapevo che fosse religiosa, ma il suo sguardo comunicava pace”. Quando vedeva una donna ammalata pulire le latrine le toglieva il secchio dalle mani, le sorrideva e in un momento il lavoro era fatto…”. “Ricordo”, continua la Sig.ra Jochmann, “una prostituta che raggiante mi diceva: Ora, anch’io so che posso andare in Cielo. Dice Suor Angela che Dio è Padre che perdona sempre”.

♦ madre per tutti
Grazie al suo amore e della sua dedizione incondizionati, molte delle prigioniere sono arrivate a Cristo, e altre ne hanno ritrovato la fede perduta in quel mondo d’ingiustizia e barbarie. Suor Angela senza tener conto delle norme e delle prescrizioni del Campo e rischiando in molte occasioni la propria vita, cercò di salvare la vita di tutte quelle che trovò sul suo cammino. In questo modo, una volta è riuscita a nascondere per tre giorni una giovanissima che stavano portando alla camera a gas. Il 31 dicembre 1944 un’infermiera della Croce Rossa, Cecilia Bader, scriveva così alla Madre Superiora della Comunità: “Devo comunicarle che Angela ha celebrato questo Natale nell’altra vita. Il 23 dicembre verso le ore 19, è apparso un aeroplano senza allarme che ci ha sganciato due bombe. Una scheggia ha colpito il polmone di Angela. È morta sul colpo. Siamo molto tristi. Era una madre per tutte noi qui nel Campo di Auschwitz. Abbiamo una santa nel Cielo! Ha testimoniato il Dio della vita nel campo della morte”

di Isidoro Murciego

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