L’ALBERO RIGOGLIOSO “DAI LORO FRUTTI LI RICONOSCERETE”

VITE TRINITARIE
FRAMMENTI DI TEMPO

“Attraverso i secoli, in perfetta sintonia con lo spirito fondazionale, la Casa della Santa Trinità è stata casa del povero e del derelitto, un posto dove si curano le piaghe del corpo e dell’anima, e questo con la preghiera che, come ben diceva il vostro Santo Riformatore, è una medicina migliore di tanti rimedi, e anche con la dedizione incondizionata e con il servizio disinteressato e amorevole” (Papa Francesco, Messaggio ai Trinitari,  17/12/2013). “Se vedi la carità - diceva Sant’Agostino - vedi la Trinità”. Il Papa Innocenzo III costatava nel 1198 che il propositum di San Giovanni de Matha procedeva “dalla radice della carità”, vuol dire, dalla Trinità. San Giovanni XXIII nella sua lettera-messaggio all’occasione del 750 anniversario della morte del Fondatore affermava: “Quest’Ordine come albero rigoglioso piantato lungo il fiume ha prodotto per la Chiesa squisiti frutti di carità”.
La fecondità dell’ispirazione di San Giovanni de Matha si è manifestata attraverso questi otto secoli di storia, tra le altre cose, per la sua capacità di incarnarsi nella vita religiosa maschile - clericale e laicale -, nella vita religiosa femminile - contemplativa e attiva-, e nella vita cristiana secolare in diversità di forme.

♦ preghiera e penitenza
Già dalla prima metà del secolo XIII, testimoni come l’Arcivescovo di Tours, Juhel de Mothefelon, ci passano informazioni sull’ammirevole diffusione dell’Ordine, esaltano i frutti che da essa riceve la Chiesa, e del fedele servizio che prestano alla Santa Trinità: “Gli stessi religiosi s’immolano per mezzo di una continua preghiera ed una assidua mortificazione; nella carità, con la quale non solo i loro beni, ma anche se stessi si danno per il sostento dei poveri e la redenzione degli schiavi”.

♦ anima feconda
Attorno a San Giovanni de Matha e a San Felice de Valois è cresciuta la prima generazione di santi trinitari. Tra questi: Giovanni Anglico, Guglielmo Scoto e Michele Ispano. La loro passione per la santità li ha portati a dare risposta alle sfide del loro tempo. I santi sono segni luminosi di Cristo e perenne fonte di rinnovamento. Se guardiamo verso questi più di otto secoli di storia trinitaria, santi e sante li troviamo in ognuno di essi e nei diversi Istituti e Associazioni della Famiglia Trinitaria: religiosi, monache di vita contemplativa, religiose appartenenti ai diversi Istituti, membri delle Associazioni trinitarie (papi, vescovi, sacerdoti, re, nobili, madri di famiglia, poveri…). Loro, ci rivelano “l’anima” feconda della Famiglia Trinitaria.  San Giovanni Paolo II diceva ai trinitari partecipanti al Capitolo Generale del 1989: “l’impronta della carità senza limiti, si è mantenuta nel vostro Ordine fino ai nostri giorni” (1989).

♦ martiri della trinità
Il sangue dei martiri accresce i frutti del carisma trinitario e fortifica la nostra coerenza nella fede: “Chi ci potrà separare dell’amore di Cristo?” (Rm 8,35). Martiri della redenzione dei secoli XIII e XIV; martiri nel 1453 a Gerusalemme e Costantinopoli; nell’India alla fine del XVº secolo viene martirizzato Pietro di Cobillon confessore di Vasco de Gama; martiri nell’Inghilterra e l’Irlanda nel 1530; alla Peza (Almeria) è martirizzato Marco Criado, apostolo delle Alpujarre; martiri in Francia nel 1584 per mano degli eretici; in Algeri, tra i numerosi martiri della redenzione troviamo i religiosi Bernardo Monroy, Giovanni di Aguila, Giovanni Palacios, Lucien Herault (1663) e il laico trinitario Pietro Garrido (1667); martiri nella rivoluzione francese e del 1936 in Spagna. Tutti loro sono testimoni del Dio Amore.
Un autore trinitario dagli inizi del XVII secolo scrive: “I lavori sofferti dai nostri redentori, chi potrà contarli? Loro, occupandosi con tutto il cuore in un’opera così eccelsa, come quella di redimere gli schiavi, hanno sfidato ogni pericolo, non hanno avuto paura. Beati loro che così onorano il nome Cristiano e così partecipano con il Redentore del mondo, sentendosi eredi del suo Spirito e continuatori delle sue opere” (Paolo Aznar 1623). Chateaubriand nel 1802 (Génie du Christianisme) scrive: “Il Padre della redenzione cammina deciso alla liberazione dell’umanità. Porta la borsa della carità nella mano, disposto ad affrontare la peste, la schiavitù e il martirio”. Il Vescovo Bossuet parla così del redentore: “Lo vediamo riscattando schiavi. Se manca qualcosa per il prezzo offre un supplemento ammirevole.  È disposto a consegnare la sua propria persona per lo schiavo, preferisce occupare il suo posto nella prigione, caricarsi con le sue catene, sottomettersi ai suoi pesanti lavori…  Prigioniero in mano ai pirati a causa dei suoi fratelli liberati, preferisce la cella della prigione a tutti i palazzi e le loro catene a tutti i tesori”. “L’Ordine Trinitario - diceva San Giovanni Paolo II - durante secoli ha scritto pagine gloriose nel campo della redenzione degli schiavi”.

♦ opere di vangelo
Se centriamo la nostra attenzione sugli schiavi liberati, i poveri, gli ammalati, pellegrini... accuditi: Che immensità di opere di Vangelo! Più di otto secoli nell’opzione per gli schiavi e i poveri! Forse è stato questo grande segno luminoso quello che portò Voltaire (Essais sur les moeurs) a congratularsi con i trinitari chiamandoli “benefattori dell’umanità”. Nella stessa direzione vanno gli elogi dello scrittore Giacomo Balmes (nella sua opera “Il Protestantesimo a confronto con il Cattolicesimo”) sulla missione dei Trinitari.

♦ evangellizzatori
Possiamo guardare i frutti nel campo dell’Evangelizzazione nel quale tanti hanno donato la loro vita. Ecco alcuni trinitari del XXº secolo: Leandro Barile (Somalia), Valeriano Marchionni (Madagascar), Venerabile Mons. Giuseppe di Donna, attraverso il testimonio delle opere e della missione ad gentes: “L’opera dell’evangelizzazione nelle terre di missione corrisponde al nostro spirito, patrimonio e tradizione” (Costituzioni, 1985, 71).  

♦ vasi scelti
La Vergine Santissima, tempio di Dio Trinità, Madre del Redentore, nel suo dogma dell’Immacolata Concezione  e con diverse avvocazioni,  è stata sempre presente nel cuore e nella missione dei Trinitari: “Nella nostra Famiglia Trinitaria la veneriamo come Madre del Buon Rimedio” (Progetto di Vita del laicato Trinitario, 2000, 19).
La gloria della Santa Trinità è il supremo obiettivo della vita e missione dei trinitari e le trinitarie (religiosi, religiose e laici). Nei loro templi, case, ospedali, centri educativi e di accoglienza, tutto si fa nel nome e a gloria della Santa Trinità: “Dio ha fatto di noi  - scrive San Giovanni Battista della Concezione - vasi scelti per portare per il mondo il nome ammirevole della Santissima Trinità”. Il Papa San Giovanni Paolo II diceva ai trinitari nel 1989: “Sentitevi orgogliosi della vostra vocazione di missionari della Santissima Trinità”. L’esigenza redentrice dei trinitari ha le sue radici nella Trinità, e dall’ispirazione a San Giovanni de Matha la Trinità è diventato “il nostro più autentico progetto sociale”. Ci proponiamo seguire nel nostro mondo vie di speranza con l’ardore e la carità che hanno guidato a San Giovanni de Matha e a tutti i nostri fratelli e sorelle lungo la storia.

di Isidoro Murciego

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