SANTA MARIA DELLA VITTORIA

ROMA TRINITARIA
VIAGGIO TRA LE BELLEZZE DELLA CITTÀ ETERNA

Fermo a un crocevia, immerso nei pensieri più bui, disordinati, urlanti nel silenzio della solitudine sta un pellegrino. Attende che la luce verde del semaforo dinanzi a lui scatti per attraversare. Ma per andare dove poi? Esattamente come l’incrocio che gli si para innanzi, anche lui ha più strade davanti a sé. Deve soltanto scegliere quale percorrere. Il buio dei suoi pensieri lo trattiene nel tunnel oscuro della disperazione. Anche il cielo è cupo. L’afa estiva opprime. Il calore dell’asfalto che sale, quello delle pareti dei palazzi sfiorati nel suo andare, il calore delle auto a meno di un metro da lui: angoscia, smarrimento, fatica. Dritto e spaventato come davanti ad un dirupo vorrebbe trovare la forza dentro di sé per reagire. Ma per quanto si sforzi proprio non la trova.
D’improvviso alza gli occhi e vede una chiesa. Un particolare più di altri lo colpisce. A lato alla corta, seppur ripida, scalinata che caratterizzata l’ingresso di questa, è posta una statua. È quella di Santa Teresa di Lisieux. Osserva meglio la facciata e capisce, così di essere davanti la Chiesa di Santa Maria della Vittoria.
La facciata di chiara matrice barocca realizzata da Giovan Battista Sorio cela il trionfo dell’architettura del Maderno. La luce che penetra dalle finestre e che riflette sui marmi delle colonne quasi accecano la vista. Ed i raggi che incorniciano l’immagine della Madonna, così piccola ma così capace di emanare forza, abbagliano! Il pellegrino non riesce ancora a staccare la sua mente dai suoi assilli malgrado il suo cuore pian piano sembra dissetarsi come un uomo nel deserto colto dall’arsura.
Un anziano sacerdote si avvicina a lui. Non ha notato da dove è arrivato. D’improvviso la voce del saggio uomo gli chiede se può sederglisi accanto. Il prete racconta che la chiesa fu edificata dove sembra che anticamente si trovasse un’edicola dedicata a S. Paolo. Dice anche che la chiesa porta questo nome a seguito della dedica che fu fatta alla Vergine dopo la miracolosa vittoria ottenuta nel 1620 dall’esercito cattolico nella battaglia della Montagna Bianca presso Praga. Nessuno avrebbe scommesso sulla vittoria cattolica ma intervenne il ven. Padre Domenico di Gesù e Maria che era il cappellano generale dell’esercito. Egli porta al collo un’immagine della Madonna in adorazione del Bambino che aveva trovato nei dintorni e che riportava evidenti segni di sfregio come dei fori fatti all’altezza degli occhi. Proprio da questi buchi l’esercito avversario vide uscire dei raggi che lo abbagliarono. La battaglia fu vinta.
Il pellegrino riflette ora sui suoi problemi. Non è forse anche la sua una battaglia che è data per persa da tutti compreso egli stesso? Non ha il tempo di terminare i suoi pensieri che il sacerdote lo conduce davanti al quadro di Gesù Risorto. “Vedi” dice l’anziano,” Gesù, lo Spirito Santo e più in alto il Padre. Pensi che Gesù non abbia dovuto combattere le sue battaglie? E non è forse tramite lo Spirito Santo che Il Padre ci guida sulla strada del Suo progetto per noi? E non è forse Lui che mai ci abbandona quando tutte le battaglie sembrano perdute e quando noi stessi non vediamo altro se non buio intorno a noi?”. Il volto del sacerdote d’improvviso si allarga in un sorriso pieno di tenerezza, amorevole e rassicurante. Come farebbe un padre davanti al figlio che non tentenna ad andare in bicicletta ma lo guarda a distanza pronto a prenderlo in caso di caduta. Dopo un a breve pausa il sacerdote aggiunge: “devi aver fiducia! Saperti affidare al Padre che t’invierà il Suo Spirito a guidarti ed intanto che cammini devi ispirarti a Gesù, suo Figlio. È il mistero della Trinità che si fa presente tutti i giorni della nostra vita anche in questo”. Il pellegrino si gira a guardare la tela. Il suo cuore sta finalmente riposando. Gli viene in mente una domanda per il sacerdote. Si gira. Non c’è più.
Il pellegrino ringrazia il Signore. Si avvia all’uscita. Il caldo non è diminuito ed il caos neppure. Non sono spariti neanche i suoi affanni. Ma ha fiducia. Sa che non è solo e mai lo sarà. Così il suo viaggio può continuare …

 di Anna Maria Tardiolo

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