LA SPIRITUALITÀ TRINITARIA STELLA DEL SUO EPISCOPATO

VITE TRINITARIE
SANTI NOSTRI
Venerabile GIUSEPPE DI DONNA / Un innamorato della Trinità FIN dagli anni dell’adolescenza - La passione, lo zelo e la testimonianza del nostro terzo Ministro Generale dell’Ordine come redentore conferma quanto scrive San Giovanni Battista della Concezione il quale ne conosceva le virtù fin dai tempi del noviziato

Presentiamo in queste poche righe la vita del Beato Gugliemo Scoto, terzo Ministro Generale dell’Ordine che morì con fama di santità redimendo schiavi. Roberto Gaguin, Ministro Generale (1473-1501), nel suo Chronicum, ci presenta Giovanni de Matha e i suoi successori come redentori. Di Giovanni Anglico, secondo Ministro Generale dell’Ordine (1214-1217), racconta che ha messo una cura speciale nella redenzione degli schiavi. Del terzo Ministro Generale, Guglielmo Scoto (1217-1222), scrive che “morì il reverendo padre Guglielmo Scoto, terzo Ministro Maggiore del nostro Ordine, mentre praticava la redenzione degli schiavi a Cordova. Era il 17 di maggio 1222”. Ugualmente, di Michele Ispano, Ministro Generale (1227-1230), ci fa sapere che nel suo breve triennio organizzò una redenzione a Granada, guidandola egli stesso. Il sesto Ministro Generale, Nicola (1238-1256) accompagnò San Luigi, Re di Francia, nella sua lunga prigionia e penosa schiavitù.

L’Ordine della Santa Trinità nato per redimere schiavi è molto legata alla Santa Sede sin dai suoi inizi, da essa riceve la Regola e le modificazioni; protegge le sue case (Domus Sanctae Trinitatis) e i loro beni, e costantemente incoraggia a compiere il proprio obiettivo. Il Papa è, in ogni momento, il promotore e il difensore principale dell’opera redentiva dell’Ordine, della sua confratria e della colletta delle elemosine a questo fine.

I Ministri Generali, Giovanni Anglico (l’inglese) e Guglielmo Scoto (lo scozzese), furono tra i primi compagni di San Giovanni de Matha a Parigi. Quando si parla delle prime redenzioni dell’Ordine si menzionano loro come protagonisti con il Fondatore.
 
Dopo le numerose Bolle di Papa Innocenzo III (1198-1216), Papa Onorio III (1216-1227) tra le sue Bolle all’Ordine, ne indirizza alcune al Ministro Generale Guglielmo Scoto. Importante la Bolla concessa il 25 aprile 2019, Operante Patre luminum dove enumera le tante Case (Domus Sanctae Trinitatis), Chiese, Ospedali, Confraternite… dell’Ordine sotto protezione papale. Il 07 maggio 2019 gli concede un’altra Bolla Auctoritate vobis nella quale gli permette di accogliere confratres che si consegnino “se ac sua” all’Ordine. Il 15 settembre 1220 riceve la Bolla Cum ministri Christi con il permesso, in vista del lungo viaggio verso la redenzione, di poter cavalcare muli e non solo asini. Quando nelle Bolle si cita il nome del Ministro Maggiore o Generale di norma questo nome è preceduto dalla parola “Fratello” (al Fratello Guglielmo, e ai Fratelli dell’Ordine della Santa Trinità e degli Schiavi).

Queste Bolle di Papa Onorio III al Ministro Generale dell’Ordine, Guglielmo Scoto, serviranno a quest’ultimo come lettere di presentazione davanti ai Vescovi, Abati, Re, Nobili… e per ottenere il loro favore nel nome del Papa. Sono queste lettere papali una garanzia per il lungo viaggio che attraversò l’Italia, la Francia e la Spagna. Queste visite serviranno non solo a consolidare le fondazioni e ad animare ai fratelli, ma pure per riuscire a ottenere nuove fondazioni e poter arrivare a redimere gli schiavi. Il Ministro Generale, Guglielmo Scoto, era già andato a Terra Santa dove si prodigò a favore degli schiavi e nella loro redenzione. Durante il suo Generalato sono state fondate nuove Case della Trinità in Inghilterra, Scozia, Fiandre e Portogallo.
 
Quando nella sua visita a tutte le Case dell’Ordine (che si dicono sempre Domus Sanctae Trinitatis) arriva a Toledo, da lì decide inoltrarsi verso il sud con l’obiettivo di predicare la redenzione a Cordova (allora importante città musulmana). Il Re San Ferdinando di Castiglia aveva concesso all’Ordine della Santa Trinità e degli Schiavi già nel 1217 un privilegio speciale per facilitare le redenzioni.

Il nostro Fratello Gugliemo ha trovato la morte mentre cercava di riscattare il maggior numero di schiavi possibile. Era il mese di maggio del 1222. L’antico storico dell’Ordine, Roberto Gaguin, scrive nel suo Chronicum che al corteo funebre partecipavano quarantadue schiavi cristiani liberati. Desiderando dargli sepoltura nelle terre cristiane sono arrivati fino al castello di Baños de la Encina (attualmente della provincia di Jaen). Esiste un’altra versione di questo episodio che si arricchisce di dettagli interessanti. Secondo questa versione, si racconta che il Beato faceva redenzione a Baeza, non lontano da Cordova perché là aveva trovato gran quantità di schiavi. Il Redentore si era lamentato del trattamento che ricevevano gli schiavi ed è stato allora che fu trattenuto e maltrattato anche lui. Riuscì comunque a portare con sé 42 schiavi fino al Castello di Baños de la Encina dove morì ricevendo cristiana sepoltura (17 maggio 1222). Quattordici anni dopo, quando i Trinitari fondarono Cordova nel 1236, immediatamente procedettero al recupero della salma del Ministro Generale e lo portarono alla nuova fondazione. Si racconta che abbiano trovato la tomba grazie ad un segno speciale: un giglio fiorito in pieno inverno sulla sua tomba. Trovarono il corpo incorrotto. Queste vicende sono tratte dal libro “Vita di San Giovanni de Matha” (p. 308-309) di Padre Calisto della Providenza, scritto nel periodo in cui lui era Presidente della Domus Sanctae Trinitatis di Cerfroid. Questi aneddoti si raccontano ancora tra la gente di Baños de la Encina.

La passione, lo zelo e la testimonianza del nostro terzo Ministro Generale dell’Ordine come redentore conferma quanto scrive San Giovanni Battista della Concezione il quale conosceva, già dal noviziato, questi fatti straordinari: “Nel principio del nostro Ordine, lo Spirito che si comunicò era dal cielo, ed era fuoco che bruciò i cuori dei nostri Padri e li accese di una carità così grande che li ha portati ad esercitarsi in opere di carità meravigliose”.

Guglielmo Scoto fu considerato santo dai Decreti di Urbano VIII del 1625. Ancora oggi possiamo trovare statue e dipinti che lo ritraggono come santo. L’immagine del Beato Guglielmo si trova nella Chiesa di San Torquato di Zamora, in quella dell’antico convento trinitario di Cuellar (Segovia), nel Santuario della Vergine dei Remedi (Fuensanta-Albacete), nel Santuario della Madonna di Tejeda (Garballo-Cuenca), nella Chiesa dell’antico convento della Trinità di Siviglia. Nella Biblioteca Mazzarino di Parigi c’è un’incisione in rame del Beato che indossa l’abito trinitario dell’Ordine, con un giglio tra le mani e il libro “De dignitate Ordinis” ai sui piedi. In questo libro rifiuta gli eretici che impugnavano il mistero della Santissima Trinità.

Dalle origini, l’azione redentrice è la punta di diamante del carisma di San Giovanni de Matha. Quest’opera porta con sé il rischio proprio dei seguaci di Cristo Redentore che donò la sua vita. Entrare nella causa e nella sorte dello schiavo porta con sé il rischio del dono totale “se et sua”. La missione redentrice esige la azione d’insieme dei fratelli e delle sorelle della Famiglia Trinitaria a favore degli schiavi del nostro tempo a gloria della Santissima Trinità. Questa è la testimonianza propria che ci trasmette ogni redenzione.

Con parole profetiche, San Giovanni Paolo II visitando San Crisogono (4/03/1990), diceva a braccio ai Trinitari: “Voi portate nella vostra tradizione trinitaria la testimonianza del dono. Voi siete stati istituiti per essere dono per gli altri, ancora di più, per consegnarvi voi stessi per gli schiavi... Con Cristo ci deve essere gente disponibile a donarsi, a darsi, e questa è la vostra vocazione... contemporanea, forse più ancora che ai tempi dei vostri fondatori”.

Nel rinato spirito redentivo nell’intera Famiglia Trinitaria, ci prepariamo per celebrare l’VIII Centenario (1222-2022) della gloriosa morte del terzo Ministro Generale dell’Ordine avvenuta durante la redenzione degli schiavi cristiani. Questo nostro Fratello Maggiore rappresenta una santa sfida per l’intera Famiglia Trinitaria di oggi!

di Isidoro Murciego

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