SAN CARLO ALLE QUATTRO FONTANE

ROMA TRINITARIA
VIAGGIO TRA LE BELLEZZE DELLA CITTÀ ETERNA

Confuso tra la folla che si riversa su piazza Barberini un pellegrino seduto sul gradino di un palazzo all’angolo con via Quattro Fontane è intento a osservare i suoi scarponi. Il suo sguardo sembra essere perso in pensieri irraggiungibili. La gente gli passa a lato, lo sfiora, taluni quasi inciampano in lui ma egli non distoglie il suo pensiero.
Sono consumati i suoi scarponi. Impolverati. Dalla suola levigata e assottigliata dalla lunga marcia.  Molto ha camminato. Molto ha visto ed udito. Ed ora è qui: all’angolo di una strada stretta e ripida ignaro di ciò che lo aspetta ancora e sempre pieno di domande. Diverse da quelle che conservava all’inizio del suo percorso ma comunque sempre tante ed in attesa di altrettanti risposte.
Tutt’ad un tratto si alza e s’incammina su per la salita come se avesse ricevuto un’intuizione. Si muove come se qualcuno lo tennesse per mano. Una soffice coperta di nuvole sovrasta l’intera città colorando di grigio ogni cosa. Un sottile raggio di sole riesce ad ogni modo a colpire come una carezza lieve il volto del pellegrino che pare così animato da una forza interiore che non pareva aver prima. In poco tempo raggiunge la sommità della collina e lì, voltandosi la vede.
È la chiesa di San Carlo alle quattro Fontane. Ritto davanti ad essa, il pellegrino l’ammira. La sua espressione tradisce la felicità nell’esser riuscito a raggiungere una meta insperata. Ha camminato tanto senza capire dove stesse andando. Seguendo un tragitto realizzato per lui ma a sua insaputa e solo ora capisce. Il cerchio del suo percorso si è chiuso.
Era partito tempo addietro dalla Chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini passando per San Girolamo della Carità, due delle chiese più legate a Roma alla figura di San Carlo Borromeo, e ora è giunto alla chiesa proprio a lui dedicata. Le dimensioni della chiesa sono così ridotte che la sua area copre quella di uno solo dei pilastri che sorreggono la cupola della Basilica di S.Pietro in Vaticano. L’opera architettonica è tuttavia prestigiosa grazie al progetto di Francesco Borromini che realizza anche il chiostro ed il convento dei Padri Trinitari che gli commissionano il lavoro.
La semplicità e le dimensioni ben corrispondono alla regola e alla spiritualità dei Padri Trinitari ma anche alla rappresentazione della Trinità.
Un concetto tanto semplice quanto pregiato, tanto chiaro quanto misterioso. La prima parte del complesso ad esser progettata fu il chiostro, anche se fu l’ultimo ad esser completato. I lavori, iniziati nel 1634, terminarono definitivamente ben oltre la morte del Borromini con la posa della statua di San Carlo nella nicchia principale nel 1680.
Le esigue dimensioni potrebbero far pensare che entrando se ne ricaverà un senso di oppressione. Invece no. Ciò che si riceve è un senso di accoglienza e di raccoglimento.
Il silenzio che accompagna questo luogo trova voce nei pensieri non pronunciati di chi ha seguito l’impulso dallo Spirito Santo di andare, di non fermarsi, di non arrendersi, di aver fiducia anche se non si conosce la meta. Di chi è caduto a metà del tragitto, per stanchezza, per debolezza, per la fatica nell’incedere ma che ha trovato la forza in Cristo aggrappandosi a Lui ed ha proseguito il cammino. Di chi è giunto fino in fondo al suo percorso e ha trovato Dio Padre ad accoglierlo con le braccia aperte. Di chi guardando la propria mano ne vede la rappresentazione della Trinità: un centro, il palmo, quale unità del Padre, del Figlio e dello Spirito ma dal quale partono i suoi raggi, le dita, che sono lo Spirito Santo, Gesù Cristo e Dio Padre. …

 di Anna Maria Tardiolo

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