IL PREMIO TOMASO VIGLUNO DEI FIORI ALL’OCCHIELLO IL PROGETTO NIKE IL SOGNO REALIZZATO

VITE TRINITARIE
MEZZO SECOLO DI SERVIZIO

Ci sono parole che racchiudono dentro un mare di significati, di approcci, di abbracci. Una di queste è “inclusione”, ossia quella condizione in cui tutti gli individui vivono in uno stato di equità e di pari opportunità all’interno di una società che è una comunità umana, i cui confini sono aperti, anche e soprattutto in presenza di elementi limitanti. In accordo con i recenti pronunciamenti dei principali organismi mondiali (ONU, Convenzione sui diritti delle persone con disabilità del 2006; Agenda 2030 del 2015) ed europei (Programma UE 2010-2020), la società moderna ha dunque l’obbligo, morale innanzitutto, di garantire l’adozione di un modello di inclusione. Un progetto, quello inclusivo, non scevro di difficoltà ed ostacoli, soprattutto in relazione alle differenti culture, stili e scelte dei diversi paesi.
La comunità scientifica e accademica ha partecipato moltissimo negli ultimi anni alla definizione di un modello inclusivo, e la stessa comunità di studio italiana ha investito risorse in molte direzioni. Nel settore della disabilità e dell’inclusione sociale del disabile, ad esempio, la Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati per le Disabilità (CNUDD) è riferimento essenziale per il confronto tra politiche e pratiche su scala nazionale. Di recente pubblicazione è il testo, edito da FrancoAngeli, dal titolo “UNIversal Inclusion. Rights and Opportunities for students with Disabilities in the Academic Context”, una curatela di Sergio Pace, Marisa Pavone e Davide Petrini, che raccoglie interessanti interventi scientifici, nonché riflessioni ed esperienze strategiche di studiosi del settore: le politiche universitarie per l’inclusione, il protagonismo di studenti con disabilità, il tutorato tra pari e la mobilità studentesca, l’Universal Design for Learning e l’insieme di tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Introducono le sezioni alcuni fra i più autorevoli esperti internazionali, quali Serge Ebersold, Dominique Archambault, Hervé Benoit, Sheila Riddel con Elisabet Weedon, Jutta Treviranus.
All’interno della curatela, anche un saggio, dal titolo “Il ruolo dei servizi sanitari. Favorire l’inclusione degli studenti con disabilità/disturbi specifici di apprendimento (DSA)”, a cura di Claudio Ciavatta, del Centro di riabilitazione e formazione professionale Padri Trinitari di Venosa, che illustra il Concorso “Uguaglianza nella diversità” Premio Tomaso Viglione e il suo impatto nell’ambito delle politiche di inclusione promosse dai servizi sanitari. All’interno del saggio lo studioso e operatore del centro ha dapprima descritto l’evoluzione dell’iniziativa, un concorso interregionale, ispirato alla figura del Dottor Tomaso Viglione, psicologo che per quarant’anni ha operato presso il Centro di Riabilitazione e Formazione professionale dei Padri Trinitari di Venosa, promosso e sostenuto dallo stesso Centro, dalla famiglia Viglione e dall’Associazione dei Genitori.
Come spiega lo stesso Ciavatta all’interno del saggio, la finalità del Concorso, che premia uno studente o una classe che, nel corso dell’anno scolastico, si sono distinti per la loro sensibilità nei confronti del mondo della disabilità, è proprio “quella di ‘abilitare l’ambiente’, contribuire a stimolare, partendo proprio dalla scuola, tutto il territorio a maturare una sensibilità e una responsabilità che, soprattutto nel caso della disabilità intellettiva, diventano necessarie per riconoscere diritti, quelli delle persone con disabilità, ancora troppo spesso negati”.
Secondo Ciavatta, “il seme gettato da Tomaso Viglione, che non doveva e non poteva disperdersi nel vuoto, è stato raccolto da noi operatori nel quotidiano impegno di promozione e prevenzione nelle politiche sanitarie”. Per ciò che concerne gli obiettivi specifici, l’indagine pilota che viene descritta all’interno del saggio ha inteso valutare sia l’impatto nel breve periodo, attraverso tecniche di indagine sociale, al fine di comprendere il valore aggiunto che si concretizza in chi partecipa; sia quello nel lungo periodo, attraverso tecniche di indagine sociale, per comprendere, a distanza di tempo, ciò che questa iniziativa lascia in chi vi ha partecipato. Rispetto al tema della Diversità si è indagato sugli atteggiamenti e le opinioni dei ragazzi coinvolti, nella “costruzione” della sensibilità verso il mondo della disabilità (in particolare di quella di tipo intellettivo) e nella valutazione dell’effetto della partecipazione al Premio.
Uno degli aspetti più interessanti dello studio è certamente la diversa percezione della disabilità nei bambini/ragazzi dei diversi cicli scolastici, nonché la partecipazione e il coinvolgimento del corpo docente. Bella e intensa la testimonianza della Prof.ssa Margherita Fusco: «L’esperienza che ho vissuto con i miei alunni che hanno partecipato al premio Viglione e all’alternanza Scuola-Lavoro presso il Centro dei Padri Trinitari, ma ancora prima la mia decennale partecipazione alla vita dell’Istituto con una attività di volontariato, mi hanno fatto capire che i pregiudizi nei confronti della disabilità e del “diverso” in generale si vincono non astrattamente, ma con la vicinanza, con la frequentazione, con la conoscenza che diventa empatia, amore, in quel mettersi ‘nella pelle dell’altro’, secondo la bellissima espressione di Lévinas».
In conclusione, il saggio attesta come la partecipazione al Concorso Premio Viglione sollecita da parte di tutti riflessioni utili ad approfondire l’argomento. “Gli alunni - chiude Ciavatta - hanno mostrato una chiara consapevolezza del concetto di ‘persona’ a prescindere dalle diversità di colore, razza, disabilità, orientamento sessuale ecc.; delle responsabilità della società nei confronti delle persone con disabilità; delle criticità legate alle ‘discriminazioni’ a cui assistiamo quotidianamente, che possono riferirsi non solo alle persone con disabilità”.

di Edoardo Romagnoli

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