SANTA MARIA DELLE GRAZIE ALLE FORNACI

ROMA TRINITARIA
VIAGGIO TRA LE BELLEZZE DELLA CITTÀ ETERNA

In una calda giornata tipica delle famose ottobrate romane, un pellegrino cerca la strada più breve per giungere alla Basilica di San Pietro.  Dalla strada su cui si trova riesce a vedere il cupolone in tutta la sua grandezza e magnificenza. Incedendo verso di esso gli pare che diventi sempre più grande. D’un tratto del suo tragitto, però, la sua attenzione viene colpita dalla facciata di una chiesa che pare quasi farsi da parte rispetto alla devozione che la basilica merita.
Il pellegrino si porta, allora, verso la chiesa che si affaccia su questa piccola piazza pressoché anonima del centro di Roma.
Il suo sguardo è dolce e amorevole come se volesse accarezzare con i suoi occhi un ipotetico volto della facciata di questo luogo sacro. Come se non volesse farle un torto ignorandola e proseguendo verso San Pietro decide di entrare. è stanco. Ha già percorso molti chiilometri  a piedi prima di giungere a Roma ed ora ancora una scalinata lo attende prima di varcare il portone della chiesa.  Si ferma. La osserva.  
Al centro della facciata riconosce il simbolo dei Trinitari. Si sente rassicurato. La facciata è tipicamente realizzata secondo i canoni del XVII secolo. Il campanile colpisce la sua attenzione. Seppur ben integrato con lo stile della chiesa non pare esser stato realizzato contemporaneamente al resto. Ha ragione. Fu realizzato nel 1950, infatti.  
Sale le scale. A metà incontra il crocifisso che gli si para dinanzi sembra ricordargli che senza di Lui non si potrà giungere al Padre. S’inginocchia. Prega. Avanza. Entra.
Da subito l’immagine posta al centro dell’altare lo avvolge con il suo calore. è l’immagine della Madonna incoronata. Ciò che colpisce più di tutto l’attenzione di questo povero pellegrino è il quadro posto nella cappella di destra raffigurante la Trinità. Verrebbe da pensare che sia logico trovare un richiamo chiaro e forte ad Essa in una chiesa appartenente all’Ordine dei Trinitari. Ma non è quello a cui pensa il pellegrino.
La chiesa si chiama Santa Maria delle Grazie alle Fornaci. Il suo nome deriva proprio dai forni che nei secoli scorsi caratterizzavano questa zona atti a cuocere i mattoni.  
L’argilla veniva lavorata, plasmata da mani esperte e poi cotta. Pronta per essere riusata nella costruzione delle case, di strutture solide e resistenti nei secoli. Questo è il pensiero del pellegrino. Anche noi siamo argilla nelle mani del Signore. Pronti ad essere plasmati dal Lui, sull’esempio di Cristo e ispirati dallo Spirito Santo attraverso il quale il Padre ci forma, ci parla, ci forma per essere mattoni solidi e resistenti al tempo e alle sue intemperie.
Come tutto ciò si possa compiere, beh, questo è Mistero. Quello stesso Mistero che si manifesta in un quadro, quello davanti al pellegrino, dipinto appositamente affinché limitati occhi umani possano realizzare concretamente la reale magnificenza di Dio che  per noi ha sacrificato suo Figlio e per noi ci dona lo Spirito Santo perché possiamo sempre essere ispirati da Lui e non essere confusi da false magnificenze umane.
Il pellegrino comprende, allora, che non esiste nessun luogo dove il Signore si manifesta più che in altri perché per Lui, nessun luogo è più importante di noi, i suoi figli che tanto  da Lui siamo amati. Con  consapevolezza il pellegrino può ora rimettersi in viaggio …

 di Anna Maria Tardiolo

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