sognatore e profeta sulle orme del fondatore

VITE TRINITARIE
SANTI NOSTRI
PADRE LEANDRO BARILE - “O giorno fortunatissimo della mia vita, quando poserò il mio piede sul sospirato suolo africano. O meta dei miei sospiri, Africa adorata!”. “Sono contento - scriveva nel suo Diario -. Sono trinitario, Sono redentore”

Il 1° giugno 2015 a Lecce nei Marsi (Aq), in occasione del Centenario della commemorazione dei caduti del terremoto (13 gennaio 1915) che distrusse la Marsica, Lecce nei Marsi compresa, l’Adeat ha voluto dedicare a due colossi trinitari marsicani, P. Leandro Barile di Lecce nei Marsi e P. Valeriano Marchionni di Cese, un libro sulla loro vita, dal titolo “Dalla Marsica verso i Fratelli bisognosi”, scritto dal Socio Adeat Franco Citriniti. Il primo, P. Leandro Barile fu nominato I° Prefetto Apostolico nel Benadir (Somalia) e P. Valeriano I° Missionario Trinitario nel Madagascar. Alla cerimonia hanno partecipato, oltre alle massime autorità dell’Ordine Trinitario, il Ministro Generale Jose Narlaly, il Ministro Provinciale Gino Buccarello, Consiglieri Generali e Provinciali e altri numerosissimi Padri Trinitari, il Primo Segretario Generale dell’Ambasciata somala Dott. Abukar Awes, il Presidente della Provincia dell’Aquila, il Presidente della Marsica, il Rappresentante della Città di Avezzano, nonché tutti i Soci Adeat, presenti per il compimento del XXV° della loro fondazione e tanti cittadini di Lecce nei Marsi.
Questo evento commemorativo riporta alla memoria i primi passi dell’epopea missionaria trinitaria nel Benadir. Il 21 gennaio 1904 la S. Congregazione di Propaganda Fide emise il Decreto di istituzione della missione del Benadir (allora colonia italiana), dividendo il territorio ecclesiastico di Zanzibar e affidandola, come era nei voti del Congresso Antischiavista (celebrato a Roma nell’aprile 1903), ai Missionari Trinitari italiani. Il Prefetto Apostolico di questa nuova missione fu nominato il 27 gennaio dello stesso anno, P. Leandro (Barile) dell’Addolorata. Fu una grande gioia per tutti i religiosi della Provincia di San Giovanni de Matha, che vedevano così ripagati gli sforzi e i sospiri per il ritorno dell’Ordine all’apostolato in terra africana. Furono scelti per accompagnare P. Leandro in questa missione i Padri Faustino (Di Fonzo) della Purità, Antonino (Giovannoni) di Gesù Nazareno, Felice (Sollinger) della Vergine e i Fratelli laici Michele (Costa) di Santa Maria e Candido (Reitelli) di San Lorenzo.
A causa delle difficoltà sorte agli inizi della missione cattolica nel Benadir, Padre Leandro della Addolorata, d’accordo con la Congregazione di Propaganda Fide, fu costretto a fondare la prima residenza missionaria a Kismayu, in territorio coloniale inglese, diviso solo dal fiume Giuba dal Benadir. Finalmente nel febbraio del 1906 gli fu permesso di stabilire la prima stazione missionaria a Gelib (in territorio coloniale italiano), ove, costruitasi una grossa capanna divisa in tre reparti, poterono iniziare il loro apostolato in mezzo ad una popolazione tutta musulmana.
La loro attività si ridusse in principio all’assistenza sanitaria, ad altre opere caritative e all’istruzione scolastica dei bambini. P. Leandro dell’Addolorata, vivendo in una capanna umida, tutta intonacata di fango, nella quale l’acqua piovana penetrava ovunque, consumato da privazioni, stenti e sacrifici, si ammalò gravemente di pleuriti e il giorno 18 luglio del 1906, alle ore 16.35, assistito dal Padre Felice della Vergine, morì alla giovane età di 35 anni, lungo il fiume Giuba mentre veniva trasportato in un barcone verso l’ospedale. Immenso fu il cordoglio di tutta la popolazione musulmana, che aveva cominciato ad apprezzare e ad amare l’eroico missionario, pienamente votato al loro bene.
Padre Leandro, fin dalla sua tenera giovinezza, nutrì sempre grande amore per le missioni in Africa, a cui voleva entusiasticamente consacrarsi. La stessa passione la inculcava ai giovani Professi dell’Ordine durante gli anni in cui ne fu Maestro e poi Ministro nel Collegio di Santo Stefano degli Abissini, presso il Vaticano. A tal proposito basta leggere le sue memorie e soprattutto i suoi numerosi appunti spirituali, improntati tutti alla più alta ascesa verso la perfezione religiosa.
Ecco alcune dalle sue commoventi testimonianze stralciate dai suoi appunti spirituali: “O grande Iddio Uno e Trino, deh! che quest’Ordine a Voi specialmente consacrato dispieghi nuovamente la bandiera del suo apostolato fra gli schiavi. L’Africa, campo immenso di sacrifici, perché non dovrà essere più bagnata dal sudore e dal sangue dei Trinitari? Dunque noi saremmo esclusi dal prestar l’opera nostra a quella vigna, o Signore? No, Sommo Iddio, poneteci il dito Voi e tutte le difficoltà saranno spianate. Io sarò il primo a partire a quella volta. Vi ho offerto il mio sangue fin da quando dissi la Prima Messa. Voi accettate la mia offerta; il mio sangue sarà semenza di Apostoli e di Martiri”.
Ed altrove Padre Leandro aggiungeva sotto l’epigrafe “Sospiri all’Africa”: “O giorno fortunatissimo della mia vita, quando poserò il mio piede sul sospirato suolo africano! O meta dei miei sospiri, Africa adorata! Tu sei così grande, così immensa… e perché dunque a ricevermi nei tuoi vasti deserti tanto sei restia?...Perché non mi concedi di approdare alle tue coste, di solcare i tuoi fiumi, di calcare le tue sabbie, d’internarmi nelle tue viscere?... Accetta la mia offerta perché venga in cerca di quelle anime redente dal Sangue preziosissimo del Tuo Divino Figliuolo… accettala per amore di quel Sangue Preziosissimo che io offro tutte le mattine all’Eterno tuo Genitore…Che io sparga il mio sangue; che io muoia martire in Africa per portare in Paradiso tante anime africane… Come sarei simile a Gesù Cristo, mio Signore, che andò in cerca dell’anima mia con la Croce sulle spalle! Oh, come sarei al colmo della felicità, se dopo una vita di stenti, di privazioni, di tribolazioni, dopo aver accresciuta l’eredità di Cristo, potessi offrirgli la mia vita!”.
È pure commovente il suo arrivo a Brava (Somalia) nella sua prima missione esplorativa. In quello stesso giorno vide arrivare al mercato pubblico una carovana di beduini. Subito pensò di riscattare alcuni di quei giobani. E così come lo pensò, lo fece. Il pomeriggio di quello stesso giorno concertò  ilriscatto di una famiglia con sette figli, e un giovane di 25 anni. I sette figli furono resi liberi in forza della legge (il più grande poteva avere 15 anni. Il giorno seguente li chiamò per consegnare loro la carta di libertà, e nel congedarli disse loro: “D’ora in avanti il vostro padrone è Alà; tutti gli uomini sono vostri fratelli; lavorate e siate buone persone”. “Sono contento, scriveva nel suo diario. Sono trinitario, sono redentore!”.
P. Leandro, nella sua testimonianza di vita, ci ha lasciato una luminosa eredità. Ha raggiunto il suo sogno di essere trinitario redentore sulle orme di San Giovanni de Matha. È stato un vero profeta guardando al futuro del Carisma Trinitario. Oggi costatiamo che la passione di Padre Leandro per la redenzione continua ad essere presente nel cuore di tutti i membri della Famiglia Trinitaria. Il nostro motto sempre più attuale continua ad essere: Gloria Tibi Trinitas et Captivis Libertas!

di Isidoro Murciego

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