LA CHIESA DI SANTO SPIRITO IN SASSIA

ROMA TRINITARIA
VIAGGIO TRA LE BELLEZZE DELLA CITTÀ ETERNA

quando si varca il portone della Chiesa di Santo Spirito in Sassia raramente gli occhi si soffermano sul soffitto ed ancora meno a osservare la cappella della Trinità.
La chiesa fonda le sue radici in tempi antichi assai. La sua fondazione risale al 726 circa quando il re del Wessex, Ine fonda a Roma un luogo ove potessero essere accolti i pellegrini del suo Paese. Successivamente, per ordine di Sisto IV nel 1475, la chiesa viene unita all’ ospedale Santo Spirito. Nel 1527 il sacco di Roma causò seri danni alla chiesa e perciò dovette essere ricostruita. Il contributo del patriarca Giulio Gonzaga che qui è sepolto e la volontà di papa Sisto V che affida i lavori della facciata al Mascherino proiettano la chiesa fino ai nostri giorni. All’interno una sola navata centrale la caratterizza, ma ben dieci cappelle laterali l’arricchiscono.
È senza ombra di dubbio che i fedeli in ginocchio davanti a Gesù Misericordioso riconoscono la presenza del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo in ogni secondo della propria esistenza. Eppure è davanti agli affreschi di Gesù che risana lo storpio, di Gesù che risana il cieco e altre scene bibliche la percezione dell’intervento della SS. Trinità sulle miserie e sofferenze umane sembra prendere concretezza. Le opere furono realizzate nel 1574 da uno dei maggiori esponenti del manierismo, Livio Agresti, che realizzò anche la pala dell’Assunzione posta sull’altare.
Davanti a queste opere viene da chiedersi se lo stesso artista non si sia sentito come uno storpio nell’affrontare le difficoltà della vita oppure come un cieco se, guardando al mondo o magari alle sue stesse opere, non era capace di vederle senza l’aiuto del Signore, capace di redimere i suoi limiti e trasformarlo in una persona migliore. Ci vuole coraggio a lasciarsi modellare dallo Spirito Santo. Ci vuole Fiducia nel lasciare che Dio intervenga nella vita di ognuno per renderla gioiosa e ricca di tutto ciò che si spera ma che non si permette di fare per paura. Ci vuole Fede per pregare Gesù con la porta del cuore spalancato affinché possa accompagnarci nelle scelte quotidiane. Lo storpio ed il cieco sono stati guariti per la loro Fede, per la Fiducia e la capacità di lasciarsi plasmare dal Signore attraverso Gesù e lo Spirito Santo.
Non è quello che ognuno dei fedeli all’interno di questa chiesa chiede? Quando le labbra di una donna dal volto rigato da dolorose lacrime chiedono la guarigione del loro caro oppure quando una figlia chiede che pace e serenità illuminino il buio di un rapporto cieco e inconsistente con la madre, non sono forse parte dello stesso affresco realizzato in questa cappella?
Si potrebbe pensare che la vicinanza con l’ospedale, la predisposizione all’accoglienza dei pellegrini prima ed i bambini abbandonati poi, abbia ispirato la Agresti nella scelta di queste scene piuttosto che di altre. Ma se cisi  sofferma a pensare, siamo tutti bisognosi delle cure del Padre, tutti siamo ciechi davanti all’arroganza, all’egoismo ed anche alle ferite che involontariamente offuscano la nostra vista. Tutti siamo storpi nel fisico o nell’anima se non permettiamo allo Spirito Santo di guidarci e a Gesù di guidarci.
Rivolgendo gli occhi al soffitto questo è ciò che l’affresco centrale rivela: l’amore di Dio che attraverso lo Spirito Santo e Suo Figlio Gesù giunge fino agli uomini e tutto può trasformare…

 di Anna Maria Tardiolo

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