SAN SECONDO PARMENSE UNA CONFRATERNITA, UNA CONTRADA, UN BORGO STORICO DELLA BELLA ITALIA

la Contrada della Trinità è così chiamata proprio a ragione della dalla Confraternita della Redenzione degli Schiavi o della SS.ma Trinità fondata dal Conte e Marchese Scipione Rossi e dalla Contessa Maria Rangoni, sua consorte. Inutile ribadire una volta di più che la schiavitù era un problema sociale e che per fronteggiarla convergevano sinergie sia da parte delle autorità religiose che civili. Addirittura, prima della riforma di Clemente VII del 1609, erano spesso gli stessi laici che fondavano confraternite, prima ancora che le autorità ecclesiastiche competenti.
Nel 1450 Pier Maria II fa costruire l’oratorio dell’Annunciazione, prospicente l’antica piazza del mercato e successivamente la eleva a parrocchia togliendo importanza alla Pieve di S. Genesio e S. Maria delle Grazie di San Secondo vecchio, poiché il Borgo si ampia e si sviluppano i commerci lungo l’asse viario romano che fronteggia la chiesa.
Nel XVII secolo viene costituita la confraternita per il Riscatto degli schiavi sotto il titolo della SS. Trinità in un altare della parrocchiale. Successivamente i confratelli decidono di costruire un oratorio (ove poter celebrare le loro liturgie) lungo la “via grande” e di dedicarlo a S. Luigi Gonzaga. La Chiesa Collegiata e l’oratorio di S. Luigi non molto discosto da essa, costituiscono il cuore della contrada, ed il cuore vitale del paese. I colori della contrada sono il bianco ed il rosso, con la croce “signum” dell’Arciconfraternita della SS. Trinità, a ricordare le origini della contrada come naturale emanazione della confraternita.
L’oratorio del Riscatto dove ha sede, noto anche come oratorio di San Luigi, è un luogo di culto dalle forme barocche e neoclassiche, situato in via Garibaldi ossia in posizione centrale sia dal punto viario che per la considerazione di cui tutt’ora gode, quale luogo significativo di aggregazione per l’intera comunità.
L’oratorio è meglio noto e impropriamente chiamato di San Luigi (figlio del Duca di Mantova, con gli annessi e connessi che le ragioni di culto sapevano allora legare con quelle politiche) per via della statua del Santo collocata nell’altare a lui dedicato. Posto sull’asse viario principale del paese, l’oratorio è caratterizzato da una pianta a croce greca con presbiterio addossato ad est. L’esterno è contraddistinto da una facciata trapezia in stile neoclassico, resa possibile dalla collocazione dell’edificio fra due strade. All’interno l’edificio è impreziosito da eleganti paraste allineate, chiuse da capitelli corinzi e da medaglioni tondi. Sono presenti nella chiesa due altari dedicati rispettivamente a San Filippo Neri fondatore dell’Arciconfraternita casa-madre della Trinità dei Pellegrini, e San Luigi Gonzaga di cui si è detto. Le pale d’altare vennero realizzate dall’artista Giacomo Facchini nel 1763 grazie al lascito di Ippolito Rossi. Sempre il Facchini affrescò la volta dell’aula con la Trinità in Gloria con i Santi Giovanni de Matha e Felice di Valois e la volta del presbiterio, con la Discesa dello Spirito Santo. Tutti gli affreschi sono datati 1717. L’arredo è completato da un altare in legno intagliato e dorato di stile neoclassico da tribune realizzate in legno dipinto. Gli interventi di restauro degli anni ’60 lo rendono tutt’ora in buone condizioni di conservazione e di apertura al culto ed alla fruibilità di fedeli e pubblico.
Le tre giornate del “Palio delle contrade”  ripropongono i festeggiamenti avvenuti nel 1523, in occasione del matrimonio tra il Marchese Pier Maria Rossi e Camilla,  figlia del signore di Vescovado Giovanni Gonzaga. La corte dei Rossi e le sei contrade: Bureg di Minen, Castell’Aicardi, Grillo, Dragonda, Prevostura e Trinità, animano il borgo con cortei, banchetti, cerimonie,  rinascimentali. Il salume “spalla di San Secondo”, regina della festa, viene dispensato a tutti nelle cene propiziatorie abbondantemente innaffiate dal vino “Fortanina”. Tanti nobili signori furono invitati alla festa, tra i quali spiccava Giovanni Medici fratello della Marchesa Bianca e zio di Pier Maria, anche se di poco più vecchio, e Pietro Aretino. Tutti avevano al seguito soldati che s’acquartierarono nel borgo, festeggiando con grandi libagioni  le nozze dei signori.
La rievocazione si svolge nel primo fine settimana di giugno, si articola in tre giornate: il venerdì con l’omaggio del cero da parte dei conti Rossi e delle contrade e  con l’investitura dei signori di contrada. Il sabato con l’arrivo di Camilla Gonzaga si svolge un corteo che partendo dalla piazza dell’ospedale  percorre la via fino alla piazza della chiesa poi svolta verso la piazza della Rocca dove le contrade offrono doni nuziali ai nobili sposi. Alla fine della cerimonia le contrade tornano nei loro territori, dove partecipano alle cene propiziatorie.
Alla domenica, dopo la messa, in piazza della chiesa si benedicono i cavalli e i cavalieri e si procede alla bollatura dei destrieri.
Il pomeriggio il “corteo grande” si snoda per le vie del paese per poi recarsi al campo sportivo dove si svolge “La giostra degli anelli”: la giostra prevede che i cavalieri compiano un giro della pista in un tempo determinato cercando di infilzare con una lancia gli anelli sorretti da buratti, in modo da ottenere il massimo punteggio.
Dopo tre carriere per ogni fantino e gli eventuali spareggi, si procede alla premiazione della contrada con il “Palio”.

di Gian Paolo Vigo

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