DIARIO DI BORDO DEL VIAGGIO MISSIONARIO DA ERBIL A QARAQOSH ESSERE CRISTIANI IN IRAQ

VITE TRINITARIE
SOLIDARIETA' INTERNAZIONALE TRINITARIA

E' un misto di tristezza e ammirazione il sentimento che ci pervade al nostro arrivo a Qaraqosh e il constatare il violento passato che hanno vissuto negli ultimi anni i cristiani in questa città in Iraq, il presente che vivono e il futuro che vogliono continuare a vivere. Arrivati all’aeroporto di Erbil con la giornalista Maria Dieguez, la psicologa e fotografa Sandra Machado, il delegato della pastorale Fondazione Educativa Santissima Trinità Padre Antonio Torres e un collaboratore, non ci aspettavamo di vivere le esperienze che abbiamo vissuto poi in quei giorni.
Lo stato islamico ha sequestrato la città cristiana per diversi anni. Nel frattempo, i cristiani fuggiti dalle loro case si sono stabiliti a Erbil, anche se in quel periodo, impossibilitati a recuperare la loro città, molti si sono rifugiati in Europa o in Canada. La possibilità di tornare è diventata concreta solo lo scorso anno, quando l’esercito governativo ha recuperato la città. Città, giusto per chiamarla in qualche modo. Gli estremisti islamici erano stati incaricati, prima di scappare, di sganciare bombe sugli edifici più importanti e di bruciare tutte le case della città. Sapevano già che erano case di cristiani: tutto ciò che era riconducibile a seguaci di Dio redentore doveva essere distrutto.
Ad oggi è rientrata in città soltanto  la metà della popolazione originale. Meno del 50% sono stati quelli che hanno potuto recuperare la loro casa. Le ragioni sono molteplici e importanti: mancanza di sicurezza e possibilità di ritorno dello Stato islamico; carenza di mezzi economici per riparare e ricostruire le case; poca stabilità politica del paese e mancanza di organismi di base per una vita “normale”, come scuole, ospedali o organizzazioni civili.
Ciò comporta un serio pericolo per la città cristiana di Qaraqosh, nel senso che molte famiglie musulmane approfittano del mancato ritorno delle famiglie cristiane: ancora una volta, dunque, il governo islamico dell’Iraq sta consegnando le case dei cristiani alle famiglie più devote dell’Islam. L’ultimo rifugio completo per i cristiani in Medio Oriente sta per essere annientato. Non con le armi, ma, in questo caso, con l’ingresso “pacifico” di coloro che non accettano il cristianesimo nel loro paese.
Ad esempio, durante questo viaggio ci siamo imbattuti nella storia di un lavoratore cristiano nelle corti di Qaraqosh. Tutti gli altri sono musulmani. Questo lavoratore, rendendosi conto che nei tribunali molte case cristiane venivano designate e consegnate senza motivo alle famiglie islamiche, ha presentato una denuncia ufficiale. Per tutta risposta, il governo iracheno lo ha trasferito alle corti di Mosul, lontano da Qaraqosh, per non fargli vedere - e denunciare - quello che stava accadendo nella città cristiana. Ciò che non sono stati in grado di ottenere con le armi, lo stanno raggiungendo attraverso l’utilizzo di leggi e regolamenti governativi.
Ma questo non è stato l’unico caso che abbiamo conosciuto. Non sono pochi i casi di donne rapite dallo Stato islamico per essere vendute. Vendute alle famiglie islamiche per svolgere “servizio domestico”, costrette a fare tutto ciò che viene chiesto, compreso essere abusate e sfruttate. Donne che vengono usate come schiave del sesso e del commercio, solo perché hanno il titolo di “cristiane”. Famiglie catturate e inviate sul fronte di guerra per essere usate come scudi umani. Un modo come un altro per eliminare il maggior numero di cristiani. Coppie sposate costrette a convertirsi all’Islam e ad abbandonare la religione cristiana, lasciandole poi in libertà con l’obbligo di convertire i cristiani alla religione di Maometto.
Tutti questi cristiani provano la stessa sensazione di impotenza, sebbene ciò che li rattrista di più è scoprire che in Occidente ci riempiamo la bocca di valori, ma non combattiamo per la nostra fede. Siamo in grado di metterci in prima linea per difendere tutti, ma dimentichiamo coloro che non hanno nemmeno il diritto alla libertà religiosa. Giustifichiamo le nostre coscienze e legittimiamo il nostro lavoro con la lotta per l’uguaglianza, ma zittiamo i nostri cuori quando si tratta della difesa della fede (che è anche il carisma trinitario).
Questo e molto altro è ciò che abbiamo scoperto nei giorni che abbiamo trascorso con i cittadini di Qaraqosh. Questo, e molto altro è ciò che hanno sofferto e continuano a soffrire (perché la persecuzione continua) le persone costrette a fuggire dalla propria casa. Tutto per una sola ragione: essere discepoli di Gesù.
Ma i cristiani di Qaraqosh continuano a coltivare una speranza. Coloro che si trovano nella Valle di Ninive, continuano a mantenere viva la loro fede nei primi apostoli e nella creazione delle prime comunità. Sanno, quindi, di non essere soli. Sanno che sono un esempio per tutta la cristianità cattolica e che la loro difesa della fede può servire a tutti noi. La loro sofferenza, causata dal nostro silenzio, può servire all’Occidente per riaccendere la nostra fede e il nostro impegno. Il loro martirio, causato dalla nostra immobilità e passività, può aiutarci a illuminare il nostro cammino religioso che è nelle tenebre.
Oggi, se vogliamo guardare la croce, possiamo farlo guardando al Medio Oriente. Lì troveremo le loro sofferenze e le sofferenze che Gesù ha subìto quando accettò il suo destino. Lì troveremo il dolore e il tormento che Cristo ha vissuto quando si è trovato solo e indifeso da coloro che ha amato. Maria, colei che stava ai piedi della croce, è la figura che dobbiamo avere a riferimento. I nostri fratelli perseguitati stanno soffrendo, in qualche modo, la crocifissione. Noi, membri della Famiglia Trinitaria, non possiamo rifiutarli, non possiamo abbandonarli. Dobbiamo imitare Maria, che, sebbene non potesse far scendere il figlio dalla croce, seppur lo volesse con tutta l’anima, era sempre al suo fianco. Lei non lo abbandonò, non lo dimenticò.

di Antonio Aurelio Fernandez
Presidente Sit Internazionale
traduzione dall’originale spagnolo
di Annalisa Nastrini

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