SANTA MARIA DEL ROSARIO IN PRATI

ROMA TRINITARIA
VIAGGIO TRA LE BELLEZZE DELLA CITTÀ ETERNA

Passeggiando per l’affollata via Ottaviano, capita spesso di sentire il suono delle campane della vicina chiesa di Santa Maria del Rosario. Non capita di rado vedere qualche spaesato pellegrino avvicinarsi alla cancellata di ferro che delimita la facciata della chiesa e varcare il portone principale.
Malgrado la costruzione sia relativamente recente, risale infatti agli inizi del XX secolo, ad opera dell’architetto Giuseppe Ribaldi, entrando si ha la sensazione di trovarsi in una chiesa di ben più antica fattura. Tre sono le navate che suddividono l’interno. Tre sono le vetrate policrome che impreziosiscono l’abside e che a seconda delle ore del giorno creano dei suggestivi giochi di luce. Sull’altare absidale un trittico raffigurante la Madonna del rosario. Mentre un soffitto blu notte tempestato di stelle dorate rappresentante il firmamento fa sentire quanto sia immensamente bello il Creato. La chiesa è affidata ai padri Domenicani ed è usuale incontrarne qualcuno intento a parlare con i pellegrini. Così come capita spesso incontrare una giovane coppia di clochard inginocchiata in un angolo della chiesa a pregare.
Sui loro volti non si evince nessuna cattiva emozione. Non c’è un solo gesto sgarbato che l’uno rivolge all’altro. I loro occhi sono ricchi di tenerezza verso l’un l’altro ma anche verso tutti coloro i quali incontrano in questo luogo. Non si può così non notare che il loro sguardo si avvicina a quello che la stessa Madonna sembra rivolge ad ognuno dei pellegrini che le si genuflettono innanzi. E non si può non pensare di quanto si stata grande l’opera che il Signore ha compiuto in lei. Attraverso il suo affidarsi alla volontà del Padre è stato possibile il compiersi in lei dell’azione dello Spirito Santo e possibile, quindi, per l’umanità tutta la venuta del Figlio.
Guardando il trittico sull’altare Ella tiene in braccio Gesù Bambino con l’amorevole cura che solo una madre conosce. La forza e la tenerezza che la caratterizzano. Un amore immenso. Consapevole che quel bambino non è e mai sarà strettamente suo figlio ma è Figlio del Padre e malgrado l’amore che Egli prova e proverà per lei , mai questi le apparterà. Non è questo lo scopo della Sua venuta. Eppure Ella non fa’ domande. Si affida alla Volontà del Padre che può compiere il Suo disegno. Per lei e per noi tutti.
Guardando a Maria la Trinità trova uno dei suoi compimenti. E lo trova anche alla fine. In una delle vetrate dell’abside si vede ben rappresentata la deposizione di Cristo. Quanto dolore avrà provato Maria davanti a quella Croce! Ma ancora una volta il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono in Lei e con Lei a supportare il cuore di una madre, trafitto dal dolore, ma che con il suo si ha donato la Vita a l’umanità intera. Un cuore colmato dalla maternità, poi, di tutti noi che a Lei ci affidiamo, a Lei guardiamo. Distogliendo per un attimo lo sguardo e voltandolo intorno sembrerebbe quasi cogliere quella luce che brilla negli occhi dei figli piccoli che vedono la propria mamma arrivare. Si ritorna piccoli davanti a questa immagini. Si ritorna bambini. Ci si ricorda di essere figli. Figli di Dio…

 di Anna Maria Tardiolo

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