DA BAMBINA SCHIAVA A PARADIGMA DI SANTITÀ

VITE TRINITARIE
SANTI NOSTRI
SANTA GIUSEPPINA BAKHITA - Alle sorgenti della Solidarietà Internazionale Trinitaria (SIT) PAPA FRANCESCO PREGA COSÌ: Ti supplichiamo di intercedere per tutti noi affinché apriamo gli occhi SULle miserie e le ferite di tanti fratelli privati della loro dignità e della loro libertà

La vita della schiava Santa Giuseppina Bakhita è molto interessante per noi trinitari. La sua storia ci coinvolge in modo speciale. D’altra parte morì il giorno 8 di febbraio 1947 e allora in quella data si celebrava la solennità di San Giovanni de Matha. Poi, la sua Causa di Beatificazione è stata gestita dai trinitari. Ancora ricordo quando dovetti accompagnare P. Teodoro Zamalloa, postulatore della Causa di Giuseppina Bakhita, al Concistoro per l’approvazione del miracolo. Era l’anno 1992 e si approvava pure il miracolo di San José María Escrivá, Fondatore dell’Opus Dei, con la presenza delle autorità dell’Opus. Ricordo che dopo i saluti, alla fine del Concistoro, Papa Giovanni Paolo II venne da P. Teodoro per informarsi sulla Causa della “schiava moretta”. Padre Teodoro era molto emozionato per l’interesse mostrato e per le parole di ammirazione rivolte dal Papa a Giuseppina Bakhita. La sua Canonizzazione avvenne nel 2000, prima della Canonizzazione di San José María Escrivá.
Papa Benedetto XVI nella sua lettera enciclica Spes Salvi del 2007 sorprendentemente si concentra su Santa Giuseppina Bakhita. Racconta i passi più importanti della sua vita partendo dalla sua nascita fino alla sua canonizzazione. Vuole presentarla al popolo cristiano come testimonianza di quanto può realizzare la grazia nella vita di una persona e per aiutarci a capire cosa significhi incontrare Dio per la prima volta. Ci atteniamo al relato di Papa Benedetto.
Penso all’africana Giuseppina Bakhita, canonizzata da Papa Giovanni Paolo II. Era nata nel 1869 circa – lei stessa non sapeva la data precisa – nel Darfur, in Sudan. All’età di nove anni fu rapita da trafficanti di schiavi, picchiata a sangue e venduta cinque volte sui mercati del Sudan. Da ultimo, come schiava, si ritrovò al servizio della madre e della moglie di un generale e lì ogni giorno veniva fustigata a sangue; in conseguenza di ciò le rimasero per tutta la vita 144 cicatrici. Nel 1882 fu comprata da un mercante italiano per il console italiano Callisto Legnani che, di fronte all’avanzata dei mahdisti, tornò in Italia. Qui, dopo i terribili “padroni” di cui fino a quel momento era stata proprietà, Bakhita conobbe un “padrone” totalmente diverso, che, nel dialetto veneziano che ora aveva imparato, chiamava “paron” il Dio vivente, il Dio di Gesù Cristo. Fino ad allora aveva conosciuto solo padroni che la disprezzavano e la maltrattavano o, nel caso migliore, la consideravano una schiava utile.
Ora, però, sentiva dire che esiste un “paron” al di sopra di tutti i padroni, il Signore di tutti i signori, e che questo Signore è buono, la bontà in persona. Veniva a sapere che questo Signore conosceva anche lei, aveva creato anche lei – anzi che Egli la amava. Anche lei era amata, e proprio dal “Paron” supremo, davanti al quale tutti gli altri padroni sono essi stessi soltanto miseri servi. Lei era conosciuta e amata, ed era attesa. Anzi, questo Padrone aveva affrontato in prima persona il destino di essere picchiato e ora la aspettava “alla destra di Dio Padre”.
Ora lei aveva speranza, e non più solo la piccola speranza di trovare padroni meno crudeli, ma la grande speranza: “io sono definitivamente amata e, qualunque cosa accada, io sono attesa da questo Amore. E così la mia vita è buona”. Mediante la conoscenza di questa speranza lei era “redenta”, non si sentiva più schiava, ma libera figlia di Dio. Capiva ciò che Paolo intendeva quando ricordava agli Efesini che prima erano senza speranza perché senza Dio nel mondo. Così, quando le venne proposto di rientrare in Sudan, Bakhita rifiutò; non era disposta a farsi di nuovo separare dal suo “Paron”.
Il 9 gennaio 1890, fu battezzata e cresimata e ricevette la prima santa Comunione dalle mani del Patriarca di Venezia. L’8 dicembre 1896, a Verona, pronunciò i voti nella Congregazione delle suore Canossiane e da allora, accanto ai suoi lavori nella sagrestia e nella portineria del chiostro, cercò in vari viaggi in Italia soprattutto di sollecitare alla missione: la liberazione che aveva ricevuto mediante l’incontro con il Dio di Gesù Cristo, sentiva di doverla estendere, doveva essere donata anche ad altri, al maggior numero possibile di persone. La speranza, che era nata per lei e l’aveva “redenta”, non poteva tenerla per sé; questa speranza doveva raggiungere molti, raggiungere tutti (cf Spes salvi, 3). Non è difficile rendersi conto che l’esperienza della piccola schiava africana Bakhita è stata anche l’esperienza di molte persone picchiate e condannate alla schiavitù nell’epoca del cristianesimo nascente (cf Spes salvi, 4).
Questa testimonianza, regalata a tutti i cristiani da Papa Benedetto XVI in questa importante enciclica, rimarca il significato che ha oggi per noi la vita di Santa Giuseppina Bakhita. Anche Papa Francesco sente un’ammirazione speciale per questa santa e non perde occasione, parlando delle nuove schiavitù, per ricordarla e raccomandarsi alla sua intercessione.
Su richiesta della superiora generale dell’Ordine delle Figlie della Carità, all’inizio del mese di novembre 1930 viene intervistata a Venezia da Ida Zanolini, laica canossiana e maestra elementare. Questa nel 1931 pubblica il libro “Storia Meravigliosa”, che sarà ristampato quattro volte nel giro di sei anni. La fama di Bakhita si estende così per tutto il paese: sono molte le persone, le comitive e le scolaresche che si recano a Schio per incontrare Suor Bakhita.
Dal 1933, assieme a suor Leopolda Benetti, suora missionaria di ritorno dalla Cina, inizia a girare l’Italia per tenere conferenze di propaganda missionaria. Timida di natura e capace di parlare solo in dialetto veneto, Bakhita si limitava a dire poche parole alla fine degli incontri; era la sua presenza tuttavia ad attirare l’interesse e la curiosità di migliaia di persone. Alla domanda che le rivolgevano dopo aver ascoltato il suo racconto “E se incontrassi oggi quei negrieri schiavisti che ti presero da bambina, cosa faresti?”, la sua risposta era chiara: “Se incontrassi quelle persone che mi hanno rapita e anche quelle che mi hanno torturata, mi inginocchierei a baciare loro le mani, perché, se non fosse accaduto ciò, non sarei ora cristiana e religiosa”.
Dal 1939 cominciano a comparire i primi seri problemi di salute, a causa dei quali non si allontanerà più da Schio. Ormai costretta su una carrozzella, passava intere ore in preghiera davanti al tabernacolo offrendo le sue sofferenze per la Chiesa, per il papa e per la conversione dei peccatori. Suor Giuseppina Bakhita muore il giorno 8 febbraio 1947 dopo una lunga e dolorosa malattia.
Il giorno 1 dicembre 1978 Papa Giovanni Paolo II firma il decreto dell’eroicità delle virtù della serva di Dio Giuseppina Bakhita. Durante lo stesso pontificato, Giuseppina Bakhita viene beatificata il 17 maggio 1992 e canonizzata il giorno 1 ottobre 2000. La sua festa liturgica si celebra proprio il giorno 8 febbraio, ora pure Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la Tratta delle persone.
Santa Giuseppina Bakhita è stata molto presente anche nei primi passi della Solidarietà Internazionale Trinitaria (Sit), come forte ispiratrice. Dall’inizio, lavorando per i bambini del Sudan, una sua foto con una preghiera per i cristiani perseguitati ha accompagnato le diverse iniziative stampate del Sit.
Nell’Angelus di Domenica 10 febbraio 2019 Papa Francesco ha pregato assieme a tutto il popolo: Santa Giuseppina Bakhita, da bambina sei stata venduta come schiava e hai dovuto affrontare difficoltà e sofferenze indicibili. Una volta liberata dalla tua schiavitù fisica, hai trovato la vera redenzione nell’incontro con Cristo e la sua Chiesa. Santa Giuseppina Bakhita, aiuta tutti quelli che sono intrappolati nella schiavitù. A nome loro, intercedi presso il Dio della misericordia, in modo che le catene della loro prigionia possano essere spezzate. Possa Dio stesso liberare tutti coloro che sono stati minacciati, feriti o maltrattati dalla tratta e dal traffico di esseri umani. Porta sollievo a coloro che sopravvivono a questa schiavitù e insegna loro a vedere Gesù come modello di fede e speranza, così che possano guarire le proprie ferite. Ti supplichiamo di pregare e intercedere per tutti noi: affinché non cadiamo nell’indifferenza, affinché apriamo gli occhi e possiamo guardare le miserie e le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della loro dignità e della loro libertà e ascoltare il loro grido di aiuto. Amen.
 
Santa Giuseppina Bakhita, prega per noi!

di Isidoro Murciego

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