VOBBIA - LA CONFRATERNITA DELLA TRINITÀ NELL’ORATORIO TRASFORMATO IN MUSEO

VITE TRINITARIE
CONFRATERNITE

Domenica 11 marzo scorso si è tenuta l’annuale assemblea generale delle confraternite svizzere. La località ospitante è stata la comunità di Camignolo, a pochi km a nord di Lugano (Ticino). Organizzatore dell’incontro la locale confraternita trinitaria che ha sede nella chiesa parrocchiale, all’altare della Madonna del Riscatto degli Schiavi.

Vobbia è il comune capoluogo di una delle più belle valli dell’entroterra genovese. Fin dalla fine del ‘600 in questa località opera una Confraternita della Trinità che fu tra le principali protagoniste dell’opera di riscatto schiavi nel Mediterraneo del suo tempo (ossia del tempo delle ultime grandi incursioni Saracene). Viene infatti menzionata come una delle maggiori contribuenti per questa raccolta di fondi, grazie anche alla sua posizione di passaggio delle carovane dei mulattieri che garantivano trasporto merci da/per entroterra e mare Ligure.
Presso il suo Oratorio, dopo una lunga fase progettuale che ha dato i suoi risultati, con il contributo delle Istituzioni (in particolare della Comunità Montana Alta Valle Scrivia e del Parco naturale regionale dell’Antola) è stato aperto al pubblico il Museo delle Confraternite.
Entrando in chiesa (chiesa confraternale, quindi ad aula unica rettangolare, poiché oratorium “luogo di preghiera” come quelli di origine monastica) si possono ammirare gli oggetti liturgici ed i documenti archivistici, debitamente esposti in appositi armadi a vetri dove i visitatori possono agevolmente visionare memoria ed attualità di questa forma associativa.
All’inaugurazione non poteva mancare l’ultranovantenne Maria Ratto, insegnante e bibliotecaria, che è la memoria storica vivente della valle e non solo. Consorella della Trinità da sempre, ha scritto diverse opere sul suo paese e sul suo territorio, ivi compresa la storia della Confraternita, di cui nell’anno 2000 è stato celebrato il 300° di fondazione. Vi presenziò Franco Citriniti ed alcuni rappresentanti della nostra organizzazione confraternale, celebrante il vescovo emerito di Ivrea, mons. Bettazzi. Non meno fondamentale, ovviamente, fu la presenza del Priore del sodalizio, Dalmazio Grandi (ma da tutti conosciuto come Angiulin) che dall’altare, rivestito (come è normale che sia) della “cappa” completata dal tabarro ricamato spettante alla sua carica, aveva fatto da moderatore, con la giovialità che lo accompagnava da sempre (e sono state circa 90 primavere di vita, di cui quasi 60 di matrimonio ed oltre una trentina da Officiale!).
L’oratorio della Santissima Trinità è noto a partire dall’inizio del XVII secolo e forse anche prima, e dal Settecento ospita la Confraternita della Santissima Trinità e di Nostra Signora della Mercede (ennesima sinergia tra Trinitari e Mercedari in funzione antischiavista), dedita a numerose attività di carità rivolte ai valligiani, ai pellegrini e per il riscatto dei cristiani fatti schiavi dai Saraceni. I primi documenti che trattano di un edificio religioso nel paese risalgono al XVII secolo ma nel ‘600 in seguito allo sviluppo del paese, si rese necessaria la costruzione di un luogo di culto piú spazioso ossia l’attuale chiesa parrocchiale che si trova sopraelevata rispetto al centro del paese e quindi nei giorni feriali era l’Oratorio confraternale che fungeva da cappella per le celebrazioni.
L’edificio presenta un impianto allungato ad una sola navata con entrata laterale, campaniletto e abside finale. L’interno ha un altare barocco a conchiglia che porta la data del 1725 e una balaustra di stucco. Nel 1631 esso viene citato in una donazione mentre in un altro del 21 agosto 1632, vari capifamiglia si impegnavano a versare una somma di denaro per ricompensare il sacerdote che sarebbe venuto a celebrarvi la Messa.
Nel 1645 un ignoto pittore ha affrescato ai lati dell’altare le figure dei quattro evangelisti: esse sono un documento storico preziosissimo per la rappresentazione paesaggistica della zona: ai piedi di San Marco, si ammira la piú antica raffigurazione esistente del Castello della Pietra, mentre ai piedi di San Giovanni é rappresentata probabilmente la Torre del Poggetto.
La Confraternita era ovviamente dedita istituzionalmente al riscatto degli schiavi caduti nelle mani degli “infedeli”. Un documento del 1705 (diffuso dal “Magistrato per il Riscatto degli Schiavi”, ufficio pubblico istituito a Genova nel 1597) conservato nell’Oratorio, riporta un elenco di cristiani caduti in mano dei saraceni. Le offerte che si ricavavano nell’Oratorio, o almeno la terza parte, venivano inviate alla chiesa di San Benedetto al Porto in Genova dove era la sede principale dei religiosi Trinitari genovesi che coordinavano le operazioni di riscatto schiavi nel Mediterraneo.
La Confraternita faceva pure elemosina ai pellegrini di passaggio, sosteneva la popolazione locale e aiutava i confratelli che versavano in particolari condizioni di povertà funzionando come una sorta di cooperativa assistenziale. Naturalmente per tutto ciò esisteva una Regola, quella scritta da S. Carlo Borromeo, che dettava diritti e doveri in tutte le circostanze e alla quale dovevano obbedire gli iscritti: in fondo all’oratorio vi é tuttora la “tavoletta” o “testimone”: si trattava di un singolare metodo per annotare le mancanze con un sistema di piccoli cavicchi messi vicino ad ogni nome dei singoli iscritti. A memoria delle cose, vige tutt’ora la distribuzione di pane benedetto il Giovedì santo, richiamo all’ultima Cena. Molti confratelli emigrati all’estero recarono con sé l’abitino trinitario col quale venivano anche sepolti. Se il funerale era od è in paese o località limitrofe, è ovviamente prevista la presenza ufficiale del sodalizio per l’ultimo saluto al proprio iscritto.
Lo stendardo della Confraternita rappresenta la Santissima Trinità ai cui piedi stanno due confratelli che spezzano le catene della schiavitù; la divisa é ovviamente una cappa bianca con una croce “patente” rossa e azzurra. Nell’elenco delle aggregazioni essa risulta far parte della Famiglia Trinitaria dal 1701, e che si presentò ad essa per legarvisi, con il titolo originario (pre-esistente) di Confraternita dell’Angelo Custode, titolo che ricorre spesso nella storia della fondazione dei Trinitari.

a cura di Gian Paolo Vigo

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