QUARESIMA 2019 - CONVERTIRSI DALLA TESTA AI PIEDI

Dalla testa ai piedi, così don Tonino Bello, Servo di Dio, descriveva l’itinerario quaresimale che si apre e si conclude con due gesti molto significativi: l’imposizione delle ceneri sul capo, (inizio della quaresima) e la lavanda dei piedi (fine della quaresima). Diceva infatti il vescovo della pace e degli ultimi: «Una strada, apparentemente, poco meno di due metri. Ma, in verità, molto più lunga e faticosa. Perché si tratta di partire dalla propria testa per arrivare ai piedi degli altri. A percorrerla non bastano i quaranta giorni che vanno dal mercoledì delle ceneri al giovedì santo. Occorre tutta una vita, di cui il tempo quaresimale vuole essere la riduzione in scala».

Dalla testa ai piedi è anche una locuzione che indica la totalità della persona coinvolta nel dinamismo della conversione richiamato dal tempo liturgico che stiamo vivendo.

Convertirsi, infatti, non è opera di restauro ma di rinnovamento. Non è aggiustare il percorso ma invertire la rotta. Non è celebrare la Via Crucis in Chiesa ogni venerdì ma diventare cirenei di tanti nostri fratelli per i quali ogni giorno è un venerdì santo.

Perché allora il cammino di conversione sia vero e totale ritorniamo ai due gesti sopra descritti. Il primo: l’imposizione delle ceneri sul capo. Le ceneri nella Bibbia hanno un doppio significato: innanzitutto sono segno della debole e fragile condizione dell’uomo. Abramo davanti a Dio si riconosce polvere e cenere (Gen 18,27). Giobbe riconoscendo il limite profondo della sua esistenza afferma: Mi ha gettato nel fango, sono diventato polvere e cenere (Gb 30,19). Ma la polvere è anche segno di pentimento come ci ricorda il testo biblico della conversione degli abitanti di Ninive il cui re come segno di pentimento e di conversione si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere (Gio 3,5-9). Il cuore di ogni pentimento è l’umile riconoscimento del bisogno di Dio e degli altri. Pensiamo al figliol prodigo che inizia il suo cammino di conversione nel riconoscimento del rapporto vitale con il Padre, rapporto che aveva rifiutato allontanandosi da casa. La meta di ogni pentimento è il servizio: capire che anche gli altri hanno bisogno di noi. Qui richiamo il secondo gesto che conclude il tempo quaresimale: la lavanda dei piedi. La lavanda dei piedi era una caratteristica dell’ospitalità nel mondo antico, era un dovere dello schiavo verso il padrone, della moglie verso il marito, del figlio verso il padre e veniva effettuata con un catino apposito e con un asciugatoio che era anche la divisa di chi serviva a tavola.  Convertirsi significa abbandonare la logica del potere, del prestigio personale, del successo, per abbracciare la logica del dono e del servizio. La conversione è un invito a passare dal bisogno di sentirsi riconosciuti dagli altri al bisogno di riconoscere gli altri come fratelli. La quaresima ci invita, allora, ad aprire la mente e ad allungare il passo: ad abbattere i pregiudizi che ci tengono prigionieri del nostro orgoglio e delle nostre paure e a metterci in cammino verso i santuari della sofferenza. Con la speranza che in ognuno di noi ed in tutto ciò facciamo possa risplendere dalla testa ai piedi la luce della grazia divina, vi auguro di sperimentare la gioia di una autentica conversione che abbracci ogni aspetto della vostra vita ed ogni persona che incontrate nel vostro cammino.

di Padre Gino Buccarello

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