SANT’ANGELO IN PESCHIERA

ROMA TRINITARIA
VIAGGIO TRA LE BELLEZZE DELLA CITTÀ ETERNA

Quando il sole è già alto nel cielo di Roma, il portico di Ottavia s’immerge nell’ombra ad eccezione di una piccola porta verde addossata alla parete di fondo che a malapena si scorge tra le colonne del tempio.
è uno degli ingressi della chiesa di Sant’Angelo in Pescheria. Il particolare nome deriva dal vicino mercato del pesce che aveva luogo proprio nel vicino portico.
La sua costruzione è antichissima risale, infatti, all’VIII secolo. Nel 752 Papa Stefano fece traslare qui le reliquie di San Sinforosa e San Getulio e i loro sette figli. Entrando ci si rende subito conto della modesta ampiezza della chiesa seppur in netto contrasto con la sensazione di gran raccoglimento che si prova.
Quasi tutti i pellegrini che qui si addentrano non sanno dove stanno entrando e l’espressione sui loro volti tradisce lo stupore. Le due navate laterali sono ugualmente caratterizzate da tre campate laterali di cui nella prima della navata di destra si trova l’altare di San Giuseppe originariamente dedicato alla SS. Trinità.
Ancora oggi la tela di Giovan Battista Brughi raffigurante la SS. Trinità con i santi Lorenzo e Ciro svetta su questo altare. I pellegrini sono come rapiti davanti a tanto splendore. è come stare dentro uno scrigno dall’inattesa bellezza e in cui i cuori sono inebriati dalla serenità che qui si respira. Spinti dalla volontà a scoprire i tesori nascosti di questa chiesa che sembra giocare a nascondino con i pellegrini, percorrendo la navata di destra si giunge alla cappella di S. Andrea che la conclude.
Di questa colpisce subito la ricchezza dei marmi del pavimento e gli stucchi dorati che l’adornano. Non a caso, infatti, essa fu eretta come sede della rilevante e ricca Compagnia dei Pescivendoli, nel 1571, restaurata poi dall’Università dei Pescivendoli, nel 1618 come la rappresentazione marmorea del pavimento attesta.
La particolare posizione non permette alla luce di penetrare completamente all’interno. Come se anche questo fosse un gioco architettonico, l’interno continua a giocare a nascondino con i fedeli come l’esterno: i raffinati simbolismi, i rimandi biblici, la ricchezza delle opere d’arte sono tasselli di un puzzle da comporre.
La tela sopra l’altare della cappella di Sant’Andrea è un’opera di Giorgio Vasari. Guardandola inizialmente non è molto chiara la storia che ci racconta: un pezzo alla volta se ne scopre una parte e ancora una ed una. Si arriva così all’altare maggiore che custodisce il sarcofago paleocristiano con le reliquie di S. Ciro di Alessandria sovrastato dal maestoso dipinto settecentesco di San Michele Arcangelo. Delle voci di bambini che giocano a rincorrersi irrompono con tutta la loro allegria nella piccola chiesa spezzando il rispettoso silenzio che fino a quel momento vi ha regnato. Poco dopo anche i bambini entrano involontariamente. A sinistra dell’altare maggiore, infatti, una piccola porta crea continuità tra l’interno e l’esterno sbucando in uno dei vicoli del ghetto.
è da questa stessa porta che per un istante penetra la sola luce che rischiara la chiesa colpendo la tela della SS. Trinità. Certamente il Mistero della Trinità non è facilmente spiegabile in modo razionale ad un bambino ma, per un istante, un solo istante le voci di essi si zittiscono e i loro sguardi si alzano verso l’immagine. Il cuore ha compreso …

 di Anna Maria Tardiolo

L'ULTIMO NUMERO

RUBRICHE
SERVIZI

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, a scopi pubblicitari e per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso Accetto