LA CHIESA DI SANT’AGOSTINO

ROMA TRINITARIA
VIAGGIO TRA LE BELLEZZE DELLA CITTÀ ETERNA

C’è un gran via vai di persone che salgono e scendono le scale della facciata di una chiesa che si apre alla vista appena dopo aver varcato l’arco di piazza delle Cinque Lune.
Si tratta della chiesa di Sant’Agostino. Edificata così come la si può osservare oggi nel XV secolo venne abitata dagli agostiniani nel 1484. Come spesso è accaduto agli edifici di culto in Roma, fu rimaneggiata più volte prima di giungerci come la si può conoscere oggi. La struttura che si staglia davanti ai fedeli è opera del Vanvitelli che trasformò radicalmente anche l’interno della chiesa.
Modificò la cupola creando il primo esempio di cupola rinascimentale a Roma, aggiunse le volute laterali della facciata e trasformò il campanile in una torre. Malgrado la sua bellezza esteriore, il travertino che come da tradizione proviene dal Colosseo, l’affresco posto sopra il portale principale raffigurante la Consegna della Regola Agostiniana, non sembra sussistere una ragione di più per varcarne l’ingresso. Eppure, si è spinti a farlo e tanto di più lo sono le donne. Appena terminate le scale e oltrepassato l’ingresso, ogni cosa parla dell’Amore di Dio per i suoi scegliendo di farsi Uomo e di farlo attraverso il Si di una giovane fanciulla, la Vergine Maria. A desta dell’ingresso principale è collocata la Madonna del Parto. Ai lati di questa vi sono coì tante fotografie di neonati, preghiere e canti di lode per grazie ricevute da partorienti.
La devozione con la quale donne di Fede ma sofferenti, in difficoltà o più semplicemente spaventate sono giunte fin qui è commovente.
Davanti ad Essa due giovani in ginocchio pregano a bassa voce. Un giovane sacerdote passa loro a fianco e ponendo le mani sulle loro spalle dice: “sia fatta la Volontà di Dio”. All’udire queste parole i volti delle donne sembrano illuminarsi. Volendo distogliere lo sguardo da loro, l’attenzione cade su un gruppo marmoreo collocato poco più avanti, sulla navata centrale. Si tratta “S. Anna che riunisce in un unico abbraccio la Vergine Maria ed il Bambino” di Andrea Sansovino. Pare che nel giorno di S. Anna tutti i poeti di Roma venissero ad appendere qui i loro componimenti poetici conservati ancora oggi in dei volumi in questa stessa chiesa. L’altare maggiore, ad opera di Bernini, custodisce, invece, l’icona bizantina della “Vergine con il Bambino” proveniente dalla chiesa di S. Sofia di Costantinopoli. Ma è l’opera ubicata all‘inizio della navata di sinistra ad attrarre a sé fedeli devoti ed estasiati: la Madonna dei Pellegrini.
Quando la dipinse, Caravaggio sollevò un gran clamore. La Madonna raffigurata come una giovane madre, povera, osserva con sguardo amorevole due pellegrini, sdruciti, poveri caduti in ginocchio davanti al Bambino. Non hanno nulla da offrire di materiale. Non hanno altro se non loro stessi, la loro devozione, la loro Fede e per questo sono benedetti dal Bambino. Il gran schiamazzo scaturito alla presentazione dell’opera pare che provenisse anche dalla rappresentazione della condizione dei pellegrini.
Ma non è proprio così che di fatto siamo noi tutti? Poveri in cerca della Grazia e della Luce di Dio.

 di Anna Maria Tardiolo

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